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Lettera aperta a Luca Colasanto di Amedeo Ceniccola

 



Caro On. Colasanto, noi ci conosciamo da molti anni. Credo di averti sempre appoggiato e, nei limiti delle mie possibilità, sostenuto. L’ho fatto quando  ti sei candidato al Parlamento Europeo con il CCD dell’on. Casini (pur non aderendo al partito), l’ho fatto in FI quando nell’anno 1995 sei stato candidato  alle elezioni regionali,  quando hai chiesto la candidatura per FI alle elezioni politiche nel collegio numero 10 e, successivamente, nel PdL quando sei stato candidato per ben 2 volte al consiglio regionale della Campania.

Ci siamo visti poco, ma gli incontri sono stati sempre positivi.

Ho gioito per i tuoi successi, elettorali ed imprenditoriali, e mai ho scoraggiato qualcuno che mi annunciasse di voler sostenere la tua ascesa politica nel panorama sannita.    Da tre anni hai politicamente sostenuto l’on. De Girolamo  che non ha esitato a prendere a schiaffi la militanza per favorire gli amici (uno per il tutti il commissario del Consorzio Agrario di Benevento) ed i bassoliniani incalliti, che non ha esitato a condannare alla “morte civile” chi (come il sottoscritto)  si è permesso disturbare il “manovratore” e criticare le nomine sbagliate che sono state fatte  in questi anni e che ha condannato il nostro partito al nanismo politico.

Oggi di fronte alla possibilità di celebrare un congresso di autentico cambiamento per dar vita ad un movimento politico pluralista, non escludente e capace di valorizzare il merito, la coerenza e, soprattutto, la militanza hai assunto un atteggiamento di difesa ad oltranza della conservazione e della coordinatrice “imposta dall’alto” che, ormai, rappresenta l’incarnazione del cosiddetto trasversalismo che tanti danni ha provocato in questo nostro Paese.

Devo confessarti che personalmente non contesto il (tuo) diritto di critica nei confronti di chicchessia e però, con franchezza, consentimi di dirti che è incomprensibile questo atteggiamento  che fa a pugni con quel Colasanto, presidente provinciale di FI che, nell’anno 1995, chiedeva la testa del giovane coordinatore provinciale Fulvio Martusciello per violazione delle cosiddette “…sacre regole della democrazia”. Per quanto riguarda la denuncia dei malfattori che “… hanno sabotato e tradito il partito” da te lanciata alla presenza del commissario regionale on. Nitto Palma, mi permetto di dirti che una tale infamia non può essere discussa “al congresso” bensì deve essere, immediatamente, portata all’  attenzione degli  organi  nazionali del partito per le decisioni conseguenti. Chi ha tradito e sabotato il partito non può partecipare al congresso bensì va cacciato quanto prima e senza alcuna esitazione.

Caro Colasanto, mi auguro di essere riuscito a spiegarmi: confidando nella tua onestà intellettuale auspico che nei prossimi giorni ti possa incontrare per avere anche il tuo aiuto in vista del congresso che mi vede candidato alla carica di coordinatore provinciale del nostro partito.

Con immutata stima ed amicizia.

Amedeo Ceniccola

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