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La procurata emergenza idrica, la guerra Acea-Gesesa (società sostenuta da Mastella e M5S) contro Alto Calore (sostenuto da De Mita e PD). Il silenzio dei partiti e la stampa che non vuole approfondire.

  
  

Si susseguono quotidianamente le solite notizie su caldo torrido-siccità-crisi idrica-perdite-guasti- esasperazione degli utenti e proteste, ma senza alcun risultato. Sembra davvero che non ci sia niente da fare e che i cittadini debbano solo subire con rassegnazione la mancanza di acqua, il bene pubblico per eccellenza.

E’ chiaro, invece, che anche questa ennesima crisi idrica è determinata da incuria e mancata manutenzione per creare emergenza e quindi giustificare le richieste di finanziamenti straordinari, affidare i lavori con somma urgenza, gestire gli appalti truccati che spesso coinvolgono anche ditte legate alla camorra, come emerge dal processo a carico dell’ex dirigente del Servizio Acquedotto della Regione Campania, Tommaso Barbato, in corso ad Aversa.

Ci sono quindi ragioni molto serie per non limitarsi a riportare, come purtroppo fa buona parte della stampa,  solo i comunicati sui guasti, considerati quasi scontati o inevitabili, senza approfondire le ragioni di veri e propri disastri.

Così è successo anche per la cabina dell’acquedotto di Gioia Sannita esplosa per cause che la Regione Campania non comunica e che la stampa non prova neppure a sapere, limitandosi a pubblicare il laconico comunicato della Protezione Civile che ha annunciato solamente la mancanza d’acqua in 21 città a seguito di un “guasto”. Invece i cittadini pretendono di capire perché nessuno è intervenuto quando le numerose perdite e la cattiva manutenzione di quell’acquedotto sono state da noi ripetutamente segnalate e infatti, il video prodotto da Altrabenevento il 4 agosto e diffuso attraverso facebook è stato visualizzato in 48 ore da 76.000 persone (175.000 hanno visto il post e 1.450 lo hanno condiviso).

Chi è il responsabile di quel disastro che in 19 ore ha prodotto la perdita di circa 180 milioni di litri di acqua del Biferno (pari a quella che dallo stesso acquedotto arriva a Benevento in 20 giorni)?

Dinanzi a questo disastro la Gesesa si limita a ripetere di avere la possibilità di risolvere qualunque crisi idrica perché ha avuto in gestione dalla Regione i pozzi di San Salvatore Telesino con i quali vorrebbe fornire acqua ai comuni della valle telesina e di Benevento. Gli amministratori di nomina mastelliana di quella azienda,  Luigi Abbate, Antonio Orafo e Francesca Itro, fanno finta di non aver capito che quell’acqua non è buona perché è classificata “molto dura” per la presenza di ioni Calcio e Manganese che arrivano a 35 gradi francesi (l’acqua del Biferno arriva al massimo a 18 gradi francesi).

Dicono Abbate, Orafo e Itro che quell’acqua sarebbe utilizzata solo in caso di emergenza ma non dicono attraverso quali condotte.

E’ chiaro, invece, che GESESA ha preso quei pozzi in gestione perché vuole gestire anche l’acquedotto campano, quello che attualmente porta l’acqua del Biferno, perché in tal modo potrebbe acquisire i contratti di fornitura di altri 24 comuni per competere con il Consorzio Alto Calore per la gestione dei servizi idrici nelle province di Avellino e Benevento.

Dal canto suo Alto Calore da tempo si accaparra contratti con i comuni della provincia di Benevento ma poi non riesce a garantire il servizio per mancanza di adeguate apparecchiature e fondi per la manutenzione.

Per questa “guerra per l’acqua” tra ACEA-GESESA e ALTO CALORE  diverse migliaia di cittadini  sanniti soffrono la mancanza d’acqua!

Ci devono delle spiegazioni i politici che fanno capo a De Mita e al PD, sponsor di Alto Calore, e quelli che fanno capo a Mastella, sponsor della Gesesa, e anche al Movimento 5 stelle, considerato che ACEA è la società controllata dal Comune di Roma della sindaco Raggi.

Associazione AltreBenevento

Il coordinamento

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