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Una testimonianza molto bella e significativa sui Riti Settennali

  
  

A Guardia non scorre solo il sangue! Domenica ho partecipato alla processione generale dei riti settennali di penitenza in onore dell’Assunta a Guardia Sanframondi. Di buon mattino sono arrivato sul piazzale della Basilica, mentre già il Rione Croce faceva il suo ingresso in piazza, non prima però di entrare processionalmente in Chiesa, per “salutare” la Vergine! I figuranti e i disciplinanti dei vari rioni entravano da una porta laterale della Basilica per uscire da quella dell’altro lato. Il portone centrale della Chiesa,

  



  
invece, era chiuso, e devo riconoscere che ciò mi rendeva piuttosto inquieto, fino a farmi provare un po’ di invidia per i membri dei rioni che avevano l’opportunità di poter entrare e fissare il proprio sguardo sul volto bellissimo della Vergine Assunta.

Sì, perché almeno per me – ma credo che si possa trattare di un sentimento abbastanza condiviso – se ogni sette anni mi reco a Guardia non è solo per vedere i bellissimi misteri e il drammatico momento dei battenti, bensì è soprattutto perché sento la necessità di guardare, ammirare, venerare e pregare appunto la Madonna Assunta! Quindi, stando in piazza, in attesa dell’inizio della Santa Messa, ero inquieto di poter incontrare ancora una volta la Mamma; e sapere che Lei era lì, a pochi metri da me, e non potevo però ancora vederla mi rendeva impaziente.

Poi questo sentimento è stato placato con l’inizio della celebrazione eucaristica, durante la quale il Vescovo Battaglia, nella sua omelia, ha rivolto un monito importante in merito al significato del sangue che di lì a poco sarebbe cominciato a scorrere: «Il sangue versato da chi oggi si batte il petto non è per implorare la pietà di Dio che è già misericordioso, quanto più per implorare la pietà degli uomini a non arrendersi alle ferite di questa terra e ad alzare la voce contro gli abusi, sapendo che dei nostri silenzi dobbiamo rendere conto davanti al tribunale di Dio» e ancora «Il sangue che verrà versato oggi dai battenti, in segno di penitenza, ci faccia riflettere sulla sofferenza dei nostri fratelli».

Insomma il vescovo ci invita affinché il sangue dei battenti ci ricordi la sofferenza dei nostri fratelli, e sull’esempio di Maria, ci mettiamo al servizio di questi nostri fratelli sofferenti… solo da questo ne potrà derivare la credibilità del nostro essere cristiani. Parole che entrano nella mia mente e nel mio cuore, e che condivido appieno.

Termina la messa, e la mia mente e il mio cuore sembrano essere sereni perché, dalle parole del Vescovo, hanno potuto trovare un’accezione cristianamente più giusta e più comprensibile al rito dei battenti. Così lascio la piazza mentre si diffonde il tintinnio gioioso e vibrante dei campanelli e mi avvio, passando per una scalinata lunga e irta, che si inerpica per il borgo vecchio, verso la zona alta del paese, e lì trovo posto all’ombra, nella strada che collega proprio via Municipio con Via Campopiano. Mi dicono che anche di lì passerà la processione e vedendo che non è molto affollata, penso di aver trovato il posto giusto per potermi godere il passaggio dell’intero corteo processionale.

Verso le 13 arriva il Rione Croce e a seguire i battenti… e quel posto che avevo trovato e che mi sembrava quanto mai giusto e comodo, al passaggio dei battenti si rivela quanto mai scomodo. Mi trovo, infatti, in una posizione in cui i battenti praticamente mi passano a pochi centimetri, quasi mi sfiorano, quel sangue sembra schizzarmi addosso. Ho il nodo alla gola, sembra che qualcuno mi abbia dato un pugno allo stomaco, il respiro si fa più corto, distolgo lo sguardo da loro. L’unica cosa che riesco a fare è ripetere l’Ora pro nobis ad ogni invocazione delle litanie, unendomi dunque alla voce dei battenti.

Il loro passaggio dura tra i dieci e i quindici minuti. Quando terminano di passare gli incappucciati torno a respirare, anzi tiro un sospiro di sollievo e il cuore si calma nei suoi battiti, ma in quella calma riacquistata la mia coscienza mi fa ritornare a un paio di ore prima quando ero nella piazza, alle parole del vescovo, che appunto avevo approvato in tutto e per tutto… ma ora i battenti, con la loro penitenza, con il loro sangue, mi avevano fatto capire un mio limite, una mia debolezza!

Attraverso di loro sentivo la voce del Signore che mi diceva: «Caro figlio, a parole è facile accettare gli insegnamenti e a farti prossimo dei tuoi fratelli, ma quando la sofferenza, il sangue ti sono vicini, quando il fratello ti chiede aiuto, ti chiede di sporcarti, ecco allora che ti blocchi, non respiri, non sei nemmeno capace di guardare… caro figlio seguirmi significa questo, guardare con amore le ferite dei tuoi fratelli, aiutarli, senza nessuna paura di sporcarti le mani e i vestiti, perché in quelle ferite ci sono io!».

Ecco come quest’anno il passaggio dei battenti mi ha fatto scoprire una parte debole della mia persona e del mio essere cristiano. Insomma, uno schiaffo morale non indifferente alla mia presunzione di credere in Dio!

Rimango turbato nel corpo e nell’anima, mentre seguono i misteri degli altri tre Rioni, come sempre curati in ogni particolare per quanto riguarda i costumi, le espressioni e le interpretazioni dei personaggi. Alle 14 in punto il colpo di cannone annuncia l’uscita della Madonna, come tutti mi inginocchio, e mi commuovo perché si sta avvicinando il momento non solo dell’incontro della Vergine con i battenti, ma anche del mio personale incontro con lei. Così le lacrime scorrono sul mio volto anche perché quei riti mi stanno toccando il cuore, stanno chiamando anche me ad una vera conversione di vita, mi fanno capire che anche io devo fare ancora molto cammino sulla strada.

E di lì a poco, intorno alle 15.30, su quella strada dove sono fermo giunge finalmente la Madonna… e solo al suo passaggio mi rendo conto che non sono io a guardare lei, ma è Lei che fissa con i suoi occhi il mio sguardo, che guarda me lì rannicchiato e genuflesso, e mi dice: “coraggio alzati! Ci sono io qui con te e sempre ti accompagnerò sui tortuosi sentieri della vita”. Quello sguardo materno, sereno, amorevole mi fa tremare e le lacrime continuano a scorrere sul mio volto.

Nei riti precedenti, non appena passava la Madonna, andavo via, ma stavolta mi sento attratto come da una calamita a seguire la Vergine in processione e così cammino dietro la venerata immagine per almeno due ore, pregando, cantando. Mi si accosta un signore anziano che non conosco, ma con il quale per una sorta di implicito accordo decidiamo di camminare insieme, vicini.

Tra un canto e l’altro i suoi occhi sono spesso inumiditi dalle lacrime, e via facendo con lui mi trovo spesso a guardare le persone ferme lungo il ciglio della strada, a quelle che sono affacciate alle finestre, ai balconi. Cosa vedo? Tante persone che attendevano da sette anni di essere guardati dalla Madonna Assunta; sì, perché a Guardia, con quel suo volto, è la Madonna che guarda i suoi figli e non il contrario.

E quell’incrocio di sguardi riempie di lacrime gli occhi di tanti. Davvero strano vedere al giorno d’oggi le lacrime scorrere, oggigiorno è più facile veder scorrere il sangue! Negli occhi delle persone anziane ho visto le lacrime di un probabile ultimo incontro terreno, anzi di un arrivederci non a tra sette anni, bensì per l’eternità. Negli occhi degli adulti, di coloro che avevano per mano o in braccio un bimbo, ho visto le lacrime della preoccupazione, della malattia, della sofferenza, della separazione, della stanchezza, delle difficoltà nelle proprie famiglie. Con mia sorpresa anche negli occhi dei giovani ho visto lacrime scorrere, lacrime di smarrimento, di delusione, ma anche di affidamento del proprio avvenire.

Ecco allora cosa è successo domenica sulle strade di Guardia, dove la Vergine Assunta non ha fatto scorrere solo il sangue, ma quelle strade erano bagnate e intrise specialmente delle lacrime dei figli, che in un mondo sempre più disorientato, hanno ancora bisogno di una Mamma che li protegga, che li accarezzi, che li guardi, che li comprenda e che asciughi le loro lacrime. E tutti insieme hanno liberato con quelle lacrime il proprio cuore, unendosi in un corale ed unisono “viva Maria”!

Domenico Pascale

FONTE

PAGINA FACEBOOK DEL Santuario Assunta Guardia Sanframondi

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