Accadde oggi: 11 aprile, l’arresto del boss Bernardo Provenzano

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Responsabile dei più efferati delitti mafiosi, fu condannato in contumacia all’ergastolo per l’assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e per la stragi di Capaci e via D’Amelio

Lo Stato italiano attendeva questo momento da 43 anni. L’arresto del capomafia Bernando Provenzano, l’11 aprile 2006, mise fine alla lunghissima latitanza di uno dei più spietati criminali di “Cosa nostra”, che ha guidato dal 1995 al momento della cattura. Soprannominato la “primula rossa” e “zu Binu”, il suo nome comparve tra quelli dei ricercati già nel settembre del 1963, quando nei suoi confronti fu spiccato un mandato di arresto per omicidio. Da quel momento, e per oltre 40 anni, divenne un fantasma, grazie anche al mistero della sua fisionomia, per via dell’unica foto disponibile, risalente a quando aveva soltanto 26 anni. Nel corso della latitanza, grazie a una fitta rete di coperture, riuscì a impartire ordini e a gestire gli affari di “Cosa nostra”, utilizzando dei semplici pezzettini di carta, noti in dialetto siciliano come pizzini. Responsabile dei più efferati delitti mafiosi, venne condannato in contumacia all’ergastolo per l’assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e per la stragi di Capaci e via D’Amelio.

L’intercettazione di alcuni pizzini misero gli investigatori sulle sue tracce, individuando il nascondiglio in una masseria nelle campagne di Corleone. Qui scattò il blitz degli agenti della squadra mobile di Palermo, ai quali Provenzano non oppose resistenza. Rinchiuso, in totale isolamento, nel carcere di Novara e in seguito di Parma, si ammalò gravemente e morì all’ospedale di San Paolo di Milano, nel luglio 2016. Tra i processi in corso che lo vedono coinvolto, il più importante è quello sulla presunta trattativa Stato-mafia.