
Riuscì a rivolgersi senza mezzi termini e senza mediazioni a un pubblico in grado di apprezzarlo, soprattutto in virtù della costante semplicità delle melodie
L’11 gennaio 1999, alle 2:30, all’Istituto dei Tumori di Milano si spense Fabrizio De André, assistito dalla moglie Dori Ghezzi e dalla figlia Luvi.
De André era riuscito a rivolgersi senza mezzi termini e senza mediazioni a un pubblico in grado di apprezzarlo, soprattutto in virtù della costante semplicità delle melodie, come nel caso della Storia di Marinella, tutto basato su due soli accordi. Sono passati ventisette anni dalla scomparsa di Faber, ma la sua opera e il suo pensiero rimangono intatti nella sfida del tempo rinnovandosi nel passaggio tra le generazioni, come succede solo ai grandi autori, ai grandi poeti, ai grandi.
Figlio di genitori della borghesia agiata ma legati a una famiglia di solido patrimonio, De André fu uno studente pigro fermatosi a due esami dalla laurea in legge, Ebbe tra i suoi amici di sempre Paolo Villaggio, Luigi Tenco, Gino Paoli: grandi nomi che hanno reso grande la storia della musica e del cinema.
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