
Con una esplosione ebbe inizio un vero incubo: il modulo lunare divenne una scialuppa di salvataggio nella quale gli astronauti vissero ore critiche, durante le quali tutti, sulla Terra, rimasero col fiato sospeso
Il 13 aprile 1970, alle 21:08, lāastronauta Jack Swigert, membro dellāequipaggio dellāApollo 13, lanciò questa comunicazione: āOkay Houston, abbiamo avuto un problema, quiā. Otto secondi più tardi, il Controllo Missione a Houston rispose: āThis is Houston. Say again, please.ā (āQui Houston, ripetere pregoā). Passarono altri sette secondi. Questa volta, a parlare, il comandante Lovell: āHouston, weāve had a problemā (āHouston, abbiamo avuto un problemaā) cominciando a spiegare i dettagli tecnici dellāavaria.
Ci fu unāesplosione a bordo e la navicella stava perdendo ossigeno molto rapidamente. Fu lāinizio dellāodissea nello spazio e del difficile rientro sulla Terra, che avvenne quattro giorni dopo.
Un guasto del sistema elettrico di uno dei serbatoi di ossigeno del modulo di servizio fece aumentare la pressione fino a provocare una rottura che fece saltare il sistema elettrico, mandando fuori uso entrambi i serbatoi di ossigeno del modulo. Il modulo di comando era lāunica cosa che continuava a funzionare grazie alle batterie e ai serbatoi di ossigeno, sufficienti, però, per affrontare le ultime ore della missione. Non restava che abbandonare lāobiettivo della Luna.
Il modulo lunare divenne una scialuppa di salvataggio, nel quale gli astronauti vissero ore critiche, durante le quali tutti, sulla Terra, rimasero col fiato sospeso.
Giornalista
















