
Una profezia che apportò un vero e proprio isterismo collettivo
La profezia Maya, che affermava che il 21 dicembre 2012 sarebbe finito il mondo, apportò un vero e proprio isterismo collettivo. Secondo una profezia mediatica, infatti, la Terra avrebbe dovuto essere distrutta esattamente tredici anni fa ma a quanto pare non è andata così. Piuttosto, il dottor John Carlson, direttore del Centro per la Archeoastronomia, affermò che si era trattato di un grande equivoco.
In realtà, la popolazione Maya, che era molto dedita all’astronomia, si serviva del calendario del Lungo Computo, progettato per tenere traccia di lunghi intervalli nel corso della storia. Scritto con tipografia moderna, è molto simile al contachilometri di un’auto ed è una versione modificata del sistema vigesimale, a base 20, in cui le cifre rotanti rappresentano potenze di 20 giorni. Poiché le cifre ruotano, il calendario può “rotolare” e ripetersi, e questa ripetizione è la chiave per il fenomeno del 2012.
Secondo la teologia Maya, il mondo è stato creato 5144 anni fa, corrispondente all’11 agosto 3114 a.C.. A quel tempo, il calendario Maya si presentava così: 13.0.0.0.0. Il 21 dicembre 2012 è stato esattamente lo stesso: 13.0.0.0.0 per confronto, questa data del Lungo Computo potrebbe essere paragonata al nostro 1 gennaio. Nel linguaggio degli studiosi Maya, 13 volte Bak’tuns indicano 144mila giorni trascorsi tra le due date. Secondo Carlson, per i Maya il 21 dicembre 2012 sarebbe stata una data molto importante. Essi credevano che gli dei avessero creato la Terra 5144 anni fa, e che il 21 dicembre sarebbero tornati rigenerando il cosmo e quindi il mondo si sarebbe aggiornato, non distrutto.
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