
La legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza permette alle donne di abortire in una struttura pubblica entro i primi 90 giorni di gestazione
Quella del 22 maggio 1978 è una data storica per l’Italia, un altro passo avanti per la democrazia: il progetto di legge proposto dai partiti di sinistra, liberal-capitalisti e radicale venne approvato e diventò legge, la 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, che permette alle donne di abortire in una struttura pubblica entro i primi 90 giorni di gestazione, oppure fino al quinto mese di gravidanza qualora la stessa comporti rischi di salute per la donna.
Prima di quell’anno tante donne si erano ritrovate a doversi sottoporre a un aborto clandestino: chi poteva permetterselo, economicamente parlando, andava all’estero, ma per tutte le altre c’erano le mammane, pratiche con il prezzemolo o i ferri per fare la maglia.
Queste strade, la maggior parte delle volte, portavano rischi per la salute, anche perché, tra l’altro, ci si rivolgeva a perfetti sconosciuti che non davano alcuna garanzia sanitaria e igienica. Era considerato reato penale causare l’aborto di una donna non consenziente (o consenziente, ma minore di quattordici anni) e anche procurarsi l’aborto.
Giornalista















