
Fu uno dei conflitti più sanguinosi del Novecento, un tragico evento storico che lasciò sul terreno i corpi straziati di milioni di innocenti e di giovani soldati
Il 30 aprile 1975, terminò uno dei conflitti più sanguinosi del Novecento, un tragico evento storico che lasciò sul terreno i corpi straziati di milioni di innocenti e di giovani soldati mandati a morire senza un perché. La guerra in Vietnam ebbe ufficialmente inizio nel 1955, vedendo intensificarsi l’intervento statunitense nel 1964, con bombardamenti a tappeto e attacchi via terra.
Il Vietnam del Sud, dove le forze insurrezionali filo-comuniste, i Viet Cong, si opponevano al regime fantoccio, era sostenuto dagli USA in funzione antisovietica. Passarono dieci anni di strategie militari fallimentari e di proteste per le ingenti perdite umane che portarono il governo Nixon, indebolito dallo scandalo Watergate, a decidere il totale ritiro delle truppe e a firmare la pace di Parigi nel gennaio del 1973. Uno scenario che spianò la strada all’offensiva finale della milizia comunista, sostenuta su larga scala da Cina e URSS, lanciata nel 1975 in barba agli accordi di pace.
I racconti dal fronte dei soldati, scioccati dai massacri di civili e dalla violenza dei combattimenti, colpirono profondamente l’opinione pubblica americana e non solo, facendo sorgere un rilevante movimento pacifista e di contestazione alla politica estera aggressiva degli Stati Uniti, che alla fine influì sul corso degli eventi e portò a cambiamenti epocali nella società; su tutti l’abolizione della leva obbligatoria nel 1973. L’esito finale del conflitto sancì una sconfitta bruciante per la superpotenza americana e segnò profondamente la politica estera successiva.
Giornalista
















