
Fu uno dei pochi a partire per Auschwitz, essere internati e a fare ritorno
Era 106 anni fa, il 31 luglio 1919, il giorno in cui venne alla luce Primo Michele Levi, chimico, partigiano e scrittore, che con le sue parole ha cercato di trasmettere la sua toccante e individuale esperienza di vita come ebreo italiano e di internato del campo di concentramento di Auschwitz, nel quale arrivò nel febbraio 1944. Sin da giovane studente, dimostrò di avere una mente brillante, con una grande dose di immaginazione, doti che gli permisero di eccellere negli studi.
Si laureò in Chimica con lode, ma sul suo diploma era specificato “di razza ebraica”.
Il 22 febbraio 1944 venne trasferito ad Auschwitz, con un vagone merci, insieme ad altre 650 persone. Non aveva ancora 25 anni, e venne registrato con il numero 174517, per poi essere condotto al lager di Buna-Monowitz, conosciuto come Auschwitz III, nel quale rimase fino al giorno della liberazione del lager da parte dell’Armata Rossa sovietica il 27 gennaio 1945.
Fu uno dei pochi a partire, essere internati e a fare ritorno, e Levi stesso immaginò che questa “fortuna” fosse dovuta alla conoscenza di un tedesco elementare. Molto probabilmente fu aiutato anche dal fatto che nel gennaio 1945 si ammalò di scarlattina ed, essendo ricoverato, scampò alla marcia di evacuazione di Auschwitz. Tornato a Torino riallacciò i legami famigliari e conobbe la moglie Lucia Morpurgo.
Non fu affatto semplice convivere con il ricordo degli orrori subiti e vissuti, che certamente mai dimenticò, e questo gli creò la necessità di mettere su carta la sua terribile esperienza dando vita al romanzo Se questo è un uomo. Furono molti gli editori che rifiutarono il libro, tra cui Einaudi, e alla fine il testo venne pubblicato da una piccola casa editrice, De Silva.
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