
L’opera di soccorso portata avanti con la congregazione religiosa delle Missionarie della Carità, da lei fondata, le fece meritare il Nobel per la Pace nel 1979
Il 5 settembre 1997 morì Madre Teresa di Calcutta, la suora dei poveri, fondatrice della Congregazione delle Missionarie della carità, proclamata santa da Papa Francesco il 4 settembre 2016. La piccola grande suora che divenne icona del cattolicesimo si chiamava Anjeza Gonxha (“Bocciolo di fiore”) Bojaxhiu. Il suo percorso con la fede iniziò lontano dall’India, e precisamente dai Balcani, dove ancora ragazzina già si prodigava per i poveri. Un percorso cominciato dal Santuario della Madonna Nera di Letnice, vicino a Skopje, in Macedonia, nel quale, a soli 12 anni, Anjeza sentì la sua chiamata. E che fu rafforzato dall’eccezionale tempra della madre Drane.
L’opera di soccorso portata avanti con la congregazione religiosa delle Missionarie della Carità, da lei fondata, le fece meritare il Nobel per la Pace nel 1979.
Il suo stile non mancò di suscitare polemiche ma nel perseguire la sua missione la fragile suorina rivelò una tempra d’acciaio. Nel 1990 l’Albania comunista la premiò, ma continuò a vietarle di aprire uno dei suoi centri. Lei, per perorare la sua causa, non esitò a stringere le mani insanguinate di Nexhmije Hoxha, vedova del dittatore e non meno compromessa di lui con arresti ed esecuzioni capitali. La sua testardaggine sembrava quasi guardare oltre le miserie dei suoi interlocutori: nel Paese ormai libero tornò l’anno dopo per inaugurare un ospizio e un orfanotrofio, ma anche per assistere ai primi battesimi dopo mezzo secolo di ateismo di Stato.



































