
Dopo oltre due anni di applicazioni errate, l’Istituto corregge il tiro: revisione automatica degli assegni e restituzione delle somme non dovute
Un errore nei criteri di calcolo delle pensioni potrebbe tradursi in un rimborso significativo per molti cittadini. L’INPS ha infatti riconosciuto di aver applicato in modo improprio, a partire dal 2024, parametri meno favorevoli anche a trattamenti che non avrebbero dovuto subirli.
La questione nasce dalla legge di bilancio 2024, che aveva introdotto una revisione delle aliquote di rendimento per alcune categorie del pubblico impiego. Tuttavia, la riduzione degli importi era destinata esclusivamente alle pensioni anticipate, mentre le pensioni di vecchiaia ne erano state esplicitamente escluse.
Nonostante ciò, per oltre due anni l’Istituto ha esteso il meccanismo anche a queste ultime, determinando assegni più bassi del dovuto.
Il problema riguarda in particolare alcuni dipendenti pubblici iscritti a specifiche casse previdenziali (come enti locali, sanità, scuola e giustizia), soprattutto se con una storia contributiva inferiore a 15 anni al 1996. Per questi pensionati, il calcolo errato ha comportato una riduzione dell’importo mensile sin dalla decorrenza della pensione.
Con un messaggio ufficiale diffuso a marzo 2026, l’INPS ha chiarito l’errore e disposto il ricalcolo delle pensioni interessate. La revisione avverrà in automatico, senza necessità di presentare domanda. Non solo: oltre all’adeguamento dell’assegno per il futuro, verranno riconosciute anche le somme arretrate maturate nel periodo in cui il trattamento è stato sottostimato, con l’aggiunta di interessi e, dove previsto, della rivalutazione monetaria.
L’entità dei rimborsi varia caso per caso, ma le stime parlano di decine di milioni di euro complessivi sottratti negli ultimi due anni. Per molti pensionati si tratta quindi di un recupero non trascurabile, che potrebbe coprire fino a due anni di differenze sull’assegno.
La vicenda è emersa anche grazie ai ricorsi presentati da alcuni interessati, che hanno contribuito a portare alla luce l’errata applicazione delle norme. Ora l’Istituto dovrà procedere alla correzione in autotutela, annullando gli effetti dei calcoli sbagliati.
Giornalista
















