Dal “mandasino” al “maccaturo”: lezione di lessico famigliare col Prof Di Vico

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Riceviamo e pubblichiamo – Prof. Gino Di Vico

Quand’ero piccolo mia madre indossava in casa u mandasìno (il manto del seno) ma, pure io che andavo a scuola, indossavo il mandasìno che il maestro, però, chiamava grembiule e quando qualcuno l’aveva dimenticato a casa chiedeva: “Perché oggi sei senza grembiule?” Strano il dialetto! Quando i miei amici parlavano di maniàta, io pensavo al toccarsi, al palpare, e allora che c’entra: “Nà maniàt’ i strùnz”? dove maniàta sta per: gruppo, insieme, quasi classe sociale di appartenenza.

Così, curiosità per curiosità: le donne contadine per coprirsi la testa prima del maccatùr mettevano la tuàglia in testa che ritorcevano a forma di nido quando dovevano portare dei carichi, ma poi arrivarono gli spagnoli ed allora piacque di più il macador. Anche i maschi, contadini e manovali, usavano il maccaturo nei campi e nei cantieri, soprattutto per asciugarsi il sudore, ma per non sentirsi “effeminati” lo chiamavano u fazzulètt. Un cencio era anche la mappìn, ma anche una persona poco corretta è detta mappina forse perché talmente viscido da ricordare uno strofinaccio al culmine dell’untuosità.

Alcuni anni fa nel mio paese si esibì un noto cantante, purtroppo prematuramente scomparso. Un mio amico, credendo di creare un facile calembour  scrisse sotto il nome del cantante “Mango pu cazz‘”: in realtà màng sta per “neanche” e allora avrebbe potuto scrivere: “Mango pa càp”, “Mango i cani”, “Mango pe’ suonn’”.

Se abbusc dei soldi è una cosa buona ma puoi pure abbusca’ mazzate, che non è tanto una cosa buona! Se mia madre indossava u mandèsin, mio padre i cauzèttin e ci raccontava che in tempo di guerra bisognava condividere gli abiti con i fratelli e il primo e più lesto ad alzarsi calzava gli unici che c’erano, gli altri andavano: scaùz. Telese è un paese in piano, eppure se ci si muove lungo il viale nelle due direzioni opposte, si dice abbascia a stazione o al contrario ncòpp (ngòpp) i terme. Quando eravamo piccoli, io e i miei fratelli, ci riunivamo intorno al fuoco e aspettavamo che mia madre ponesse sul trèppete (tripodium) la sartania (sartago), sperando che fossero patate ma quasi sempre era panecuotto.

Potremmo citare Gramsci o Pasolini per ricordare come nel gioco delle classi tra Dominanti e Subalterne, queste ultime abbiano avvertito la loro condizione come una colpa; quasi naturale condizione d’inferiorità primigenia a cui la Chiesa ha contribuito non poco. Il mondo contadino non si è mai sentito protagonista, tanto meno, portatore di una cultura propria, ha sempre considerato le proprie espressioni come “ignoranza di cui vergognarsi” tali da abbandonarle quanto prima in cambio di una, presunta, cultura alta a cui omologarsi. Il mio piccolo “lessico famigliare” vuole rendere omaggio a quel mondo!

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