Guardia Sanframondi, la chiesa-gioiello di San Sebastiano e la maestria di De Matteis e Vaccaro

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È uno scrigno, un preziosissimo scrigno, che una volta aperto ci mostra le sue meraviglie, la sua lucentezza, la sua maestosità. Uno scrigno che a primo acchito può sembrare anonimo, una struttura qualunque sulla via che percorriamo tutti i giorni, quella strada principale che a occhi chiusi attraversiamo per entrare a Guardia Sanframondi, che è lì, talmente discreta, da non dare affatto nell’occhio. Inizialmente, anche io pensavo fosse una chiesetta come un’altra, ma quando vi sono entrata per la prima volta ho potuto constatare di come, spesso, una veste umile possa nascondere un grande e ricco cuore. Ed è proprio grande, intenso, luminoso, il cuore della Chiesa di San Sebastiano di Guardia, questa più che deliziosa, incantevole oserei dire, chiesetta a unica navata, dall’altare maggiore maestoso e luminoso come i marmi pregiati di cui si fregia, che da solo è considerato una vera e propria opera d’arte. Una chiesetta che raccoglie dentro di sé l’imponenza e l’alta responsabilità di un inebriamento dell’animo puro e catartico. Una chiesa il cui primo impianto sorse nel 1515 dai maestri conciatori di pelle di Guardia Sanframondi. In quel periodo Guardia era rinomata nell’ambito della concia delle pelli, un grande fiore all’occhiello del borgo del Sannio.

Il monumento architettonico della Chiesa di San Sebastiano, come tanti altri, subì la dura condanna del terremoto del 5 giugno 1688: quel grande boato che rese in frantumi la maggior parte dei borghi sanniti, che tenne sul peso della coscienza feriti e moribondi, polveri innalzate in cielo e un grande, devastante, assordante silenzio. Il terremoto che rase al suolo Guardia. Ma Guardia, com’è nel suo carattere ancora oggi, non si arrese e pian piano si risollevò. E lo stesso fecero i conciatori di pelli che riuscirono a incastrare di nuovo tutti i pezzi del puzzle, pezzi da creare e forgiare da capo, senza accontentarsi di rimettere in sesto, nuovamente, chiesa e campanile: vollero agire in grande e per questo chiamarono nel loro paese due artisti eccellenti che hanno fatto di questa chiesa una vera e propria eccellenza. Un gioiello. A mio avviso, il gioiello per antonomasia di Guardia Sanframondi. Due artisti dai nomi altisonanti, che hanno scritto la storia dell’arte partenopea nel mondo. Domenico Antonio Vaccaro, prestigioso, se non il più autorevole artista settecentesco napoletano, al quale si devono sculture e preziosi stucchi, fu chiamato dai conciatori di pelle proprio per dare pregio alla struttura con i suoi preziosi elementi decorativi, forgiati da quelle due sapienti mani maestre. Paolo De Matteis, invece, fu uno dei più grandi discepoli di Luca Giordano che tanta magnificenza diede anche agli interni della Reggia di Versailles. (Nella foto in basso, la visita di Vittorio Sgarbi alle sale museali del Municipio, nel 2015, con il sindaco di Guardia Sanframondi, Floriano Panza, e il funzionario della Sovrintendenza, Ferdinando Creta).

E fu il De Matteis ad affrescare la volta e le tele della chiesa-gioiello di San Sebastiano, rappresentazioni di un’arte magnificente che non sfugge all’occhio critico dell’amante del bello vero. E non a torto, questa meravigliosa chiesetta viene appellata “La piccola Cappella Sistina della Valle Telesina”. Una volta affrescata sapientemente e suddivisa in riquadri, dalle ricche cornici di impronta rococò napoletano. Al centro della volta, proprio per devozione dei committenti, troviamo affrescata nella sua magnificenza ed eleganza, la “Vergine Assunta in cielo”. Meravigliose tele di Paolo De Matteis le troviamo nelle Sale Museali del palazzo municipale di Guardia Sanframondi, in una sala dedicata appositamente all’illustre artista, curato nel suo allestimento, con assoluta dedizione, dal funzionario della Sovrintendenza Ferdinando Creta. Ma il Museo comunale di Guardia non è solo De Matteis, è anche Sellaroli, è anche cultura e tradizione locale. Quando passate di lì, non pensate al solito palazzo municipale ove portare a termine pratiche burocratiche o chiedere udienza a sindaco e assessori: fermatevi e ammiratelo. Perché lo assicuro, va ammirato!

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