
Foto tratta dal sito internet del Comune
Le terre della pastorizia, come il Sannio della transumanza, hanno tanto da tramandare e raccontare e i ricordi, pillole di memoria ancora tangibile, sono sempre un tramite per preservare le vecchie tradizioni. Erano tante le fiere del bestiame, ma anche agricole, nel territorio sannita che basava la sua economia unicamente su pastorizia e agricoltura.
Gli animali erano la vera e propria forza della sussistenza delle popolazioni. E non si intendono solo gli animali da allevamento, ma anche quelli che erano vera e propria forza lavoro. Gli asini e tante altre bestie da soma, ma anche buoi e cavalli, erano infatti i migliori alleati della semplice vita rurale e pastorale, e così, le fiere del bestiame si rivelavano essere indispensabili, in quanto emblema dello sviluppo economico del territorio. Era sempre numeroso il pubblico che affollava piazze, luoghi aperti, campi e spazi espositivi delle fiere: tutti andavano a visionare tori, capre, pecore, galline, cavalli, suini, attrezzi agricoli e tanto mangime. Molti di tali mercati avevano origini antichissime, risalivano addirittura al Medioevo, e una delle loro particolarità era quella di arrivare a occupare l’intero abitato cittadino con baracche e punti espositivi.
A Civitanova del Sannio, in provincia di Isernia, l’antica ricorrenza in onore di San Felice era una occasione per far festa e animare il vecchio borgo per quattro lunghi giorni. La fiera degli animali era certamente l’anima della festa che si teneva ogni anno alla fine di agosto. Già alle prime luci dell’alba, numerose bestie occupavano le strade del paese, dove uomini vestiti in maniera perlopiù elegante si aggiravano in vicoli e stradine per concludere le proprie compravendite. Il tutto era contornato da marcette suonate dalle bande musicali locali, e tanta folla che chiacchierava allegramente e che andava e veniva dalle baracche espositive. I bambini erano in festa, dato che la scuola era ancora lontana dal riaprire: giocattoli, trombette e noccioline tostate, gelati e sorbetti a base di sciroppo colorato, e ancora cassate e spumoni. E poi cantastorie, che raccontavano in musica episodi di brigantaggio e delle vite dei santi, e ancora musicanti e pellegrini.
Sin dall’antichità , la festa di San Martino viene associata alla compravendita del bestiame. In molte località , infatti, nel mese di novembre il Santo viene festeggiato in onore dei mariti traditi, forse perché l’11 novembre, giorno in cui viene celebrato, si svolgevano varie fiere di animali muniti di corna, in particolar modo buoi. Tra queste celebrazioni, meglio conosciute come “feste dei cornuti”, ricordiamo quella di Rionero Sannitico, in provincia di Isernia, e quella di Ruviano, nel Casertano.
I grandi mercati duravano più giorni, e mentre i mariti erano intenti a lavorare, comprando e vendendo animali, le mogli, raccontano le leggende, restavano in casa, avendo così più libertà di poterli tradire, anche con i mezzadri del loro fondo. Le povere vittime, poi, divenivano oggetto di scherno proprio da parte di amici, familiari e di chi era stata causa del tradimento, e per questo nei loro confronti veniva simulata una vera e propria caccia nella quale essi dovevano interpretare il ruolo del cervo, animale dalle ricche e ramificate corna.Â
A Larino, in provincia di Campobasso, da tempo è molto sentita la fiera d’ottobre, mercato campionario di origini contadine, punto di riferimento importante per tutti coloro che, nelle stagioni della transumanza, si recavano verso la Puglia e le sue le zone più calde. Si trattava perlopiù di un grande mercato di animali da fattoria, ma anche di salumi e formaggi. La prima edizione della fiera risale al XVIII secolo e fino a oggi ha continuato a svolgersi annualmente, anche se con ovvie mutazioni. Ad esempio, attualmente la tecnologia vuole che alla fiera siano presenti anche piccoli o grandi trattori e prodotti che hanno ben poco da condividere con la vita rurale.

Foto di Michele Totaro
Da diversi secoli, a Santa Croce del Sannio, nel Fortore beneventano, nel periodo di carnevale si svolge La Pace, una manifestazione a rievocazione storica. Il primo documento che vi fa riferimento è datato 1785, anno in cui un Regio decreto legò l’evento al mercato del bestiame, fissato al giorno del martedì grasso. Molti, probabilmente, pensano che si tratti del solito carnevale con carri allegorici, maschere e coriandoli; piuttosto si tratta di un evento particolare che, attraverso una rievocazione storica medievale, celebra e ripropone ogni anno un episodio accaduto nel IX secolo, ossia un torneo equestre medievale, con Giostra e combattimento con la spada, che alcuni secoli fa era un modo per dare in sposa una facoltosa fanciulla al vincitore dei duelli, quale premio.
Anche l’antica Fiera di San Giuseppe, a Benevento, un tempo era dedita unicamente al commercio di bestiame, mangimi e prodotti agricoli. Oggi è una grande esposizione di prodotti vari.
A Guardia Sanframondi, nell’entroterra del Sannio campano, nella terza domenica di ottobre, in occasione della festività di San Pascasio, anticamente si teneva una fiera di bestiame e di prodotti agricoli che occupava tutto il centro abitato, a richiamo dell’identità rurale del borgo. Col passare degli anni, essa ha abbandonato la caratteristica di commercio di animali e si è trasformata in fiera di oggettistica varia e abbigliamento, giochi per bambini, ombrelli e tante castagne. A Prata Sannita, dopo quarant’anni, ha recentemente rifatto capolino l’antica fiera delle bestie che un tempo caratterizzava l’economia e l’identità del borgo dedito all’allevamento e alla genuina ruralità .Â
Giornalista















