Immagini dal Sannio: i sei borghi del ‘Festival del racconto’ molisano 2025

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Panorama di Pietracatella.
Foto tratta da un reel di Nicola Coccaro

Un narratore ambulante in Una terra chiamata Molise frammisto alla sapienza del Genius Loci: questa l’atmosfera da sogno, intrisa di cultura, storia e tradizioni, che dallo scorso giugno, fino agli inizi di agosto, si è respirata nella piccola regione appenninica, in un appuntamento a cadenza settimanale che ha toccato sei piccoli comuni molisani. Una mission di promozione turistica che ha previsto sei percorsi durante i quali sono state promosse visite guidate immerse nelle bellezze locali, nell’arte, nel sapere, nella cultura.
I paesi interessati hanno tutti una grande valenza turistica e oggi ve li raccontiamo in pillole. Sono soltanto sei dei tanti comuni della piccola regione appenninica che ci parlano di turismo lento, accogliente ed esperenziale, quel turismo sostenibile, a portata di uomo, che riguarda i piccoli e medi centri dell’entroterra,

Bojano – È una delle città più importanti del Sannio Pentro, l’antica capitale sannita dalle origini leggendarie, che si estende ai piedi del Monte Gallinola, confine tra Campania e Molise. Un borgo ricco di acque di sorgente e dalla rigogliosa vegetazione boschiva. Castagni, querce, cerri, un grandissimo patrimonio vegetativo che rende, oggi, la città di Bojano una delle più ricercate mete turistiche matesine. Plinio il Vecchio evidenzia l’esistenza di due Bovianum nel Sannio, una Bovianum Vetus e una Bovianum Undecumanorum, ubicate più o meno nello stesso luogo.
Le origini della città risalgono al Ver Sacrum, la Primavera Sacra dei Sanniti in onore del dio Mamerte, che inviava i fanciulli, una volta cresciuti, a colonizzare nuove terre guidati dal bue, l’animale sacro al dio a cui erano stati consacrati.
A Bojano si possono fare piacevoli passeggiate che lasciano scoprire le innumerevoli chiese presenti, come quella di Sant’Erasmo, la Cattedrale di San Bartolomeo, il cui edificio abbraccia un periodo di storia di oltre duemila anni, la chiesa di Santa Maria dei Rivoli costruita sui ruderi di un tempio romano dedicato a Venere. Interessanti da vedere sono anche Palazzo Colagrosso, che custodisce al suo interno il Museo Civico con due sezioni principali: una archeologica e una di paleontologia, una raccolta di fossili ed una collezione del Pinto con oltre duecento reperti storici

Castelpetroso – Piccolo borgo di circa 1500 abitanti, permette di imbatterci in una immagine da sogno. Il suo famosissimo santuario, attorniato dal rigoglioso tessuto boschivo, sembra un castello fiabesco. Siamo tra le valli di Bojano e Carpinone, e la Basilica Minore dell’Addolorata svetta alta, affascinando chiunque la ammiri. Le guglie si lanciano al cielo e donano all’edificio sacro un’aura incantata. La sua storia ebbe inizio il 22 marzo 1888, quando per la prima volta la Vergine Maria apparve a due contadine del posto, Serafina e Bibiana, mentre cercavano una pecorella smarrita. Una delle due donne vide comparire Maria Addolorata, semi inginocchiata, con il Figlio morto ai piedi, lo sguardo verso l’alto e le braccia aperte in atto di offerta. Il 26 settembre di quello stesso anno, il vescovo di Bojano vide in prima persona e riconobbe tale fenomeno, tanto che Papa Paolo VI proclamò Maria Santissima Addolorata di Castelpetroso patrona del Molise il 6 dicembre 1973.
Fu così che iniziò la costruzione di quella basilica che venne consacrata solo nel 1975 e che oggi è meta di pellegrinaggio da ogni angolo d’Italia e non solo. Ha una slanciata struttura neogotica e il colore bianco delle pietre fa spiccare la chiesa dal verde dei boschi circostanti, catturando lo sguardo meravigliato dei più.

Larino – In passato era un importante municipium romano ed è a quel periodo che risalgono le suggestive rovine dell’anfiteatro e le ville con splendidi pavimenti in mosaico. Merita una visita la cattedrale dedicata a San Pardo e all’Assunta, con un inusuale rosone di tredici raggi formati da colonnine di fattura diversa tra loro e dalla leggerezza delle bifore. La chiesa, consacrata nel 1319, è considerata uno degli esempi più significativi dell’architettura religiosa dei secoli XIII e XIV dell’Italia centrale.
A San Pardo è dedicata la tradizionale festa patronale, durante la quale le stradine della cittadina sono invase da una processione di carri trainati da buoi riccamente addobbati che rievocano la traslazione delle reliquie del Santo avvenuta nell’842. La festa ha inizio il 25 maggio al tramonto, quando il corteo dei carri, decorati con fiori realizzati a mano con estrema maestria dalle donne del paese, si muove dal centro storico alla chiesa di San Primiano.
Non dimentichiamo anche l’anfiteatro che si trova nel cuore dell’antica Larinum, realizzato durante il dominio dei Flavi, grazie alla generosità del senatore Quinto Capito. La struttura, capace di contenere fino a 18mila spettatori, è in parte scavata nel tufo e in parte costituita da strutture murarie sopraelevate.
Larino è una rinomata Città dell’Olio.

Colletorto – È un piccolo paese dell’area del Fortore che si affaccia sia verso le dolci colline basso molisane e il Gargano, sia sul Lago di Occhito. Il toponimo deriva da Collis Tortus, probabilmente da legarsi alla visita della Regina Giovanna d’Angiò: una cosa è certa, infatti, che la costruzione della torre, che ancora oggi fa bella mostra di sé, fu voluta da lei. Il paese è davvero ricco di cose da vedere, prima fra tutte, ovviamente, proprio la Torre Angioina, edificata sopra una precedente fortificazione normanna. Il Monastero comprende una chiesa e un convento e si trova nell’area dove un tempo sorgeva un conventino dei Carmelitani, soppresso durante il regno di Innocenzo X (1644-1655). Accanto alla Torre Angioina, sui resti dell’antico castello, sorge il palazzo Marchesale dei Rota, costruito nel Settecento e caratterizzato da due ingressi su due livelli stradali diversi. E ancora, la chiesa Madre di San Giovanni Battista, il monastero di Sant’Alfonso, la chiesa del Purgatorio e quella di Santa Maria di Loreto.
Una ovvia menzione va al Lago di Occhito, il secondo invaso più grande d’Europa, che divide il Molise dalla Puglia.
Anche Colletorto, circondato da un paesaggio di ulivi, è rinomato per il suo olio di alta qualità.

Castropignano, Castello d’Evoli.
Foto di Nicola Di Stefano

Pietracatella – Pietracatella è un piccolo centro del basso Molise situato ai confini con la provincia di Foggia, con le case che si arrampicano sul colle. Il paese è arroccato su di uno sperone roccioso di natura tufacea, a circa 725 metri s.l.m., che dagli abitanti del luogo, i pietracatellesi, viene denominato “Morgia”. Da qui è possibile ammirare un vasto panorama: l’abitato domina la valle del Tappino, ma dal paese è possibile vedere, ancora una volta, il lago di Occhito e i primi centri delle Puglie, oltre che la città capoluogo di Campobasso.
Un tempo il paese era sovrastato da un imponente castello, di cui ora non restano che poche tracce. Il complesso architettonico più importante e prossimo a esso è la chiesa di San Giacomo Apostolo il Maggiore, con annessa cripta dedicata a Santa Margherita risalente all’XI secolo.
Il borgo accoglie i visitatori con la sua natura incontaminata e la quiete rassicurante. Tra le sue tradizioni più affascinanti, la processione della “Madonna della Ricotta”, festa che celebra la cultura agropastorale del territorio, con carri bianchi trainati da pecore e montoni, simbolo di benedizione per campi e animali.

Castropignano – È anch’esso un paese della val Biferno che domina il fiume dalla sua posizione privilegiata. L’abitato si stende su una collina, mentre su una rupe poco distante sono evidenti i ruderi del Castello d’Evoli, che furono signori del territorio per lungo tempo. La tradizione racconta che il castello fosse talmente grande da avere una stanza per ogni notte dell’anno. È ancora viva la leggenda di Fata, pastorella che, insidiata dal duca, mentre era inseguita dalle guardie si gettò da un precipizio, preferendo la morte. I paesani dicono che in alcune notti si veda vagare l’ombra della fanciulla intorno a ru cantone, quasi a chiedere vendetta.
Vi sono poi le chiese di San Nicola, Santa Maria delle Grazie, la cappella di Santa Lucia, il Convento e la chiesa Madre. Fuori paese, la chiesa di Santa Chiara.
Da non dimenticare, poi, Roccaspromonte, frazione di Castropignano con la chiesetta di Santa Maria della Pietà. Nella stessa frazione, nel 1777, fu rinvenuta una statuetta dedicata ad Atena.
Per le loro tradizionali feste religiose e civili, i castropignanesi sono soliti allestire sagre, sfilate, maitunate, rappresentazioni folkloristiche e canore, e altresì preparano gustosi piatti del luogo, come la cicerchiata e la polenta con la salsiccia.