Immagini dal Sannio: il culto di San Sebastiano nel Sannio beneventano

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Foto di copertina: il San Sebastiano d’argento di Paolo De Matteis, trafugato dall’omonima chiesa di Guardia Sanframondi

Il 20 gennaio si celebra un santo amatissimo in tutta Italia e il Sannio non è da meno in quanto a celebrazione del culto in suo onore. Era un militare romano, sotto l’impero di Diocleziano, e recatosi a Roma entrò in contatto con l’esercito, riuscendo nella carriera con la nomina di comandante della corte pretoria, ottenendo un rapporto di stretto contatto con l’imperatore. Sostenne i cristiani prigionieri e si occupò di dare una degna sepoltura ai martiri. Contribuì, altresì, alla diffusione del Cristianesimo, ovviamente in gran segreto, per non farlo sapere a Diocleziano, che odiava i Cristiani profondamente. Quando questi lo venne a sapere, condannò Sebastiano a morte. Lo fece dunque legare a un albero sul Colle Palatino, denudare, e ordinò ai suoi soldati di tirargli un gran numero di frecce. E così fu. Erano talmente tante, le frecce, che il suo corpo ne fu ricoperto. I soldati, che videro Sebastiano morente e trafitto da innumerevoli dardi, lo abbandonarono in attesa che gli animali selvatici si cibassero della sua carne. Da Roma, giunse fin lì Santa Irene, per donargli giusta sepoltura. Ma quando accorse all’albero si rese conto che Sebastiano non era morto e così lo condusse nella sua abitazione per curarlo con una viva dedizione. Successivamente, il Santo si recò dall’Imperatore Diocleziano e dal suo associato Massimiano, per rimproverar loro per le persecuzioni dei cristiani. Restò molto sorpreso Diocleziano da quella inaspettata visita: era ancora vivo e per questo fu dato ordine di colpirlo a morte. Il castigo fu eseguito nel 304 nell’ippodromo del Palatino, per poi gettarne il corpo nella Cloaca Maxima. Ecco il motivo per cui San Sebastiano è il patrono dei soccorritori, considerate le sue molteplici opere pie nei confronti delle persone sofferenti. È anche il patrono della Polizia Locale e degli arcieri.

Nell’entroterra sannita, San Sebastiano è molto amato, e qui intendo nominare i culti più sentiti e noti. San Sebastiano è il santo patrono di Santa Croce del Sannio, ove sorge una chiesa a lui intitolata, fatta edificare dalla famiglia del Balzo nel 1536, legata uno straordinario avvenimento, tra storia e leggenda, che così racconta: erano gli inizi del Nuovo Secolo, il 1900, e un emigrante si imbarcò per raggiungere l’America in cerca di fortuna. L’uomo era davvero disperato, aveva dovuto lasciare la moglie e i suoi figli piccoli in una situazione di indigenza notevole. Durante la traversata, una forte tempesta si abbatté sulla nave su cui l’uomo viaggiava e questi, con grande spavento, invocò la protezione di San Sebastiano, a cui era particolarmente devoto. In quel momento, fu avvicinato da un giovane dal volto vagamente familiare che cominciò a rincuorarlo, dicendogli, tra l’altro, di essere come lui un santacrocese e di chiamarsi Sebastiano Nobile. Arrivati in America, i due presero strade diverse e l’emigrante riuscì a trovare lavoro come minatore. Un giorno il pover’uomo fu preso dalla stanchezza, dallo scoramento per la difficoltà del lavoro e dalla nostalgia per la sua famiglia e proprio in quel difficile momento si sentì chiamare e riconobbe, tra i minatori, il giovane che aveva conosciuto sulla nave, che lo incitò a seguirlo fuori dalla miniera, insieme a tutti i suoi colleghi, per poter ascoltare il suono delle campane di Santa Croce. Appena arrivato in superficie, la miniera crollò, seppellendo tutti gli altri minatori. Del giovane non rimase traccia alcuna. Ritornato finalmente in patria, l’emigrante cercò il suo salvatore all’indirizzo che questi gli aveva dato sulla nave: ”…in piazza, una casa isolata, facile da trovare perché vi si accede mediante una scalinata…”. L’uomo non riuscì a trovare né l’abitazione né persone che potessero conoscere il giovane, finché, stanco e amareggiato per la vana ricerca, si ritrovò davanti alla chiesa del santo patrono, rendendosi conto che quello era l’unico fabbricato con le caratteristiche che cercava. Una volta entrato, nel guardare la statua del Santo, riconobbe il volto del suo benefattore.

A Moiano vi è una chiesa, a unica navata, dedicata all’amato Santo, fondata all’inizio del XVI secolo, il cui aspetto, però, risale al pieno XVIII secolo. L’edificio sacro conserva un interessante ciclo di affreschi realizzati, nel primo decennio del Settecento, dal celebre Tommaso Giaquinto, allievo di Luca Giordano, raffiguranti numerose scene bibliche: Concerto degli Angeli, che apre l’impianto iconografico, Storie di Mosè, Annuncio ai pastori e Cacciata dei mercanti. La decorazione si conclude nella cupola in cui è rappresentata la Gloria celeste e opere di misericordia. Tra le scene collocate alla base raffiguranti le opere della carità si distingue, per intensità e maoalata precisione poetica dello sfondo architettonico, quella dedicata all’opera di soccorso alle vittime del terremoto, ispirata probabilmente dal disastro sismico che aveva colpito la zona. In tali affreschi si nota la mano della scuola del Giordano. In origine la chiesa era decorata in maniera assai più modesta ma in quanto a decorazioni fu notevolmente arricchita dopo la peste del 1656. Alla rifinitura e alle decorazione collaborarono, tra gli altri, Carlo D’Adamo, uno dei più importanti artisti del marmo lavorato di Napoli, realizzatore della maggior parte degli arredi scultorei, compreso l’altare maggiore, e lo scultore Giovan Battista Antonini, uno dei più grandi esponenti della scultura rococò meridionale, autore di notevoli stucchi nelle cappelle del Rosario, di San Biagio e di Santa Croce.

Moiano, affreschi nella cupola della chiesa di San Sebastiano

Guardia Sanframondi ha dedicato a San Sebastiano una meravigliosa cappella definita “la piccola Cappella Sistina della Valle Telesina”. Si tratta di uno scrigno maestoso e lucente, che a primo acchito può sembrare anonimo, mostrandosi come una semplicissima struttura, con un portale in pietra arenaria dal tipico aspetto rinascimentale. Il primo impianto della chiesa sorse nel 1515, come luogo di preghiera dei membri della Confraternita di Santa Maria della Pietà. I confratelli l’abbandonarono nel 1535, quando i conciatori di pelle se ne appropriarono. In quel periodo, Guardia era rinomata nell’ambito della concia delle pelli, un grande fiore all’occhiello del borgo del Sannio. Un’attività che nel tempo divenne estremamente importante, raggiunse una imponenza impressionante, addirittura fuori i confini del Regno, arrivando a raggiungere i territori internazionali, persino l’Oriente asiatico. Fino a lì venivano esportati i prodotti degli artigiani guardiesi. Un fenomeno talmente imponente che venne definito “Guardia delle sòle”. Addirittura, Guardia che è un borgo dal tipico stampo rurale, in quel periodo vide i suoi abitanti abbandonare la consolidata attività agricola per dedicarsi a quella più redditizia del commercio della conciatura. Il monumento architettonico della chiesa di San Sebastiano, come tanti altri, subì la dura condanna del terremoto del 5 giugno 1688, quel grande boato che rese in frantumi la maggior parte dei borghi sanniti, che tenne sul peso della coscienza feriti e moribondi, polveri innalzate in cielo e un grande, devastante, assordante silenzio. Il terremoto che rase al suolo il Sannio, e ovviamente Guardia. Ma i conciatori di pelli riuscirono a incastrare di nuovo tutti i pezzi del puzzle, senza accontentarsi di rimettere in sesto, nuovamente, chiesa e campanile: vollero agire in grande e per questo chiamarono nel loro paese due artisti pregevoli che hanno fatto di questa chiesa una vera e propria eccellenza. Due artisti che hanno scritto la storia dell’arte partenopea nel mondo: Domenico Antonio Vaccaro, prestigioso, se non il più autorevole artista settecentesco napoletano, al quale si devono sculture e preziosi stucchi, fu chiamato dai conciatori di pelle proprio per dare pregio alla struttura con i suoi preziosi elementi decorativi, forgiati dalle sue sapienti mani maestre. Paolo De Matteis, invece, fu anch’egli uno dei più grandi discepoli di Luca Giordano che tanta magnificenza diede anche agli interni della Reggia di Versailles. E fu il De Matteis ad affrescare la volta e le tele della chiesa-gioiello di San Sebastiano. Al centro della volta, proprio per devozione dei committenti, troviamo affrescata la Vergine Assunta in cielo. Un’opera trafugata da circa quarant’anni è un bellissimo busto in argento a firma del De Matteis, purtroppo mai più ritrovata.

A due passi da Guardia Sanframondi, San Sebastiano è, assieme a San Lorenzo Martire, compatrono della bella San Lorenzello, dove sorge una chiesetta che all’interno ha una bellissima statua lignea a lui dedicata. Qui il Santo viene annualmente celebrato con una sentita processione e con uno spettacolo pirotecnico diurno, così come accade a Sant’Arcangelo Trimonte che venera Sebastiano in quanto santo patrono.

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