Immagini dal Sannio: il lago di Telese Terme, antica dolina ricca di storia

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Foto di copertina dal web

Telese Terme è la ridente cittadina del Sannio beneventano che, nel corso degli anni, si è meritata sempre di più il centralissimo ruolo di attrattore turistico. In primis, mi riferisco al turismo dell’acqua, in quella che è considerata la città dell’acqua della Valle Telesina. Troppo facile dire soltanto Terme, certamente punto cardine delle risorse naturali cittadine e dell’economia telesina. Il lago di Telese è una meta turistica molto amata da ogni dove, in particolar modo dalle altre province campane. Specialmente nei giorni festivi, il lago pullula di vita, di turisti, di avventori, di amanti della natura e del bello, della quiete e della pace che vi si respira. Un piccolo angolo di paradiso, un polmone verde che è difficile da descrivere e di cui ogni telesino si vanta. Un piccolo specchio d’acqua, circondato da maestosi alberi d’alto fusto abbelliscono e ombreggiano le sue sponde. Un piccolo specchio d’acqua dai lineamenti perlopiù regolari, con una forma detta “a paiolo”, che padroneggia la Valle Telesina, e che oggi merita di essere eletto a simbolo della città di Telese. Il suo perimetro è di circa 108 metri, un’estensione di circa 49mila mq, e una profondità che presumibilmente si aggira tra i 20 e i 30 metri. È alimentato dal fiume Grassano, dal Seneta e dal Calore. Il bacino di alimentazione vero e proprio è il Matese. La profondità massima raggiunta dai ricercatori è stata di 12 metri, punto in cui la temperatura dell’acqua ha segnato ben 9 gradi centigradi di differenza rispetto alla zona superficiale. Non si hanno, però, notizie precise riguardo al fondale, anche se molte sono le storie, narrazioni e leggende che non possono essere date per certe o smentite. L’acqua, scendendo, diventa sempre più torbida e la luce sempre, sempre più fioca, non lascia vedere e analizzare molto.

Particolari, foto di Antonio Castellitto

Sono in tanti a pensare che il lago telesino abbia una origine vulcanica, ma nessun vulcano ha a che vedere con l’area telesina. L’antica Telesia, posizionata in un territorio che prevalentemente prediligeva l’agricoltura, ove vigneti e distese di ulivi la facevano da padroni, visse in grande tranquillità per circa un millennio e nemmeno fu particolarmente toccata dalle invasioni barbariche. Finché, il 9 settembre 1349, un disastroso, violentissimo terremoto rase al suolo ogni cosa. Un evento che rivoluzionò la vita di Telesia e modificò la sua stessa esistenza. Un terremoto che distrusse completamente la città, la Telesia Nova, che si estendeva fino all’attuale Quadrivio, radendola al suolo, e causando l’apertura delle sorgenti di acqua solfurea, sia nel territorio telesino, sia nei territori circostanti. Le scosse furono numerose e intense e causarono sprofondamenti e sconvolgimenti del suolo da cui ebbero origine stagni, paludi e il lago. La zona di Telese comunemente detta Acqua  fetente è la più antica della città e fu cosparsa da esalazioni di anidride carbonica e solforosa, le cosiddette mofete, particolarmente letali alla respirazione che furono la causa dell’abbandono della città da parte dei cittadini e dei vescovi, che nella città telesina avevano la sede della propria diocesi, a causa delle malattie che un clima così malsano portava. Le cronache dell’epoca registrano lo sprofondamento di un terreno in seguito a tale, disastroso e drammatico evento, che pare si abbassò di circa 30 m. Una origine lacustre carsica, dunque, probabilmente un collapse sinkhole, ovvero una dolina da collasso, scavata dall’intricato sistema di acque sotterranee che caratterizza la Valle Telesina. Una dolina da crollo la cui cavità è stata generata dal carsismo e successivamente il fondo e le pareti di questa cavità sono state ricoperte da terreni impermeabili. Infine l’acqua si è riversata in questa e ha dato origine al lago. Testimonianze di quanto appena detto si posso ritrovare sulle sponde del lago ove qua e là possiamo notare dei fossili di animali intrappolati proprio nel calcare. Si dice altresì che Telese fosse il fondo di un lago più grande ma non esistono testimonianze che dimostrino tale ipotesi. Un piccolo paradiso, dunque, dove pioppi, salici, querce e roverelle accolgono il visitatore amante della natura. Il suo ambiente umido e naturale, costituito inoltre da canne e salici, è stato, per secoli, luogo di nidificazione di uccelli quali il martin pescatore o i pendolini, i quali, come ci suggerisce il loro nome, appendono ai salici i loro nidi. Uno sprazzo di terra ricco di natura, storia e leggenda,

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