
Foto di Pasquale Buonpane
Al confine tra Campania e Molise, nel cuore del massiccio del Matese, svetta il monte Mutria, a 1823 metri sul livello del mare, ai margini delle province di Benevento, Caserta e Campobasso e dei comuni di Cusano Mutri, Pietraroja, Piedimonte Matese, Guardiaregia e Sepino. Una vetta tra due mari, si potrebbe dire: dalla sua cima, infatti, nelle giornate più terse ĆØ possibile scorgere il mare Adriatico e il Tirreno, oltre a godere di una splendida veduta del lago del Matese e sulle valli del Tammaro, del Calore Irpino e del Volturno. Un territorio che i Sanniti consideravano sacro: ĆØ nota a tutti, infatti, lāimportanza che nel periodo antico avevaĀ Saepinum. Il monte domina il settore orientale del massiccio matesino, con la sua lunga cresta ondulata e i versanti in cui ĆØ possibile notare lāalternanza di ampie zone boscose e ripide pareti rocciose. Vaste radure e prati sono adibiti al pascolo maggiormente diĀ ovini, ma anche di equini.Ā
Un luogo dove tranquillitĆ e silenzio regnano sovrani, in cui la memoria degli antichi riti della transumanza e il ritmo della vita pastorale ĆØ ancora molto viva e sentita. Un territorio che ĆØ stato protagonista di storie leggendarie e di racconti di brigantaggio, i cui suggestivi paesaggi si prestano a essere rifugio da stress e caos.
Sulla vetta principale ogni anno si recano numerosi pellegrini: una cappella dedicata a SantāAntonio di Padova, infatti, ĆØ l’ambita meta di fedeli che vi arrivano a piedi, con devozione.
Molte le grotte che qui si trovano, alcune di esse ancora mai esplorate. Numerose sono le faggete, caratteristica della zona, ma anche tanti pini sono ivi presenti. Gli appassionati, ma anche i semplici visitatori, possono imbattersi in fragole e mirtilli, ma anche in colorati fiori come anemoni e papaveri. E ancora, funghi e tartufi per chi sa riconoscerli.
Ad abitare il ,onte Mutria ci sono tassi, caprioli, cervi, lepri, ricci, ma ancora fagiani, gufi, civette, pipistrelli e barbagianni.
Perla bianca del Monte Mutria è Bocca della Selva, piccola località a 1450 m.s.l.m. ove è possibile ascoltare nitidamente il vento che soffia nella fitta boscaglia, oltre alle risate di bambini e adulti che in inverno approfittano di slittini e bob per potersi divertire tra un pupazzo di neve e una battaglia di palle e che in estate godono di rigeneranti passeggiate a piedi o a cavallo. à una località molto rinomata per il sottobosco ricco di funghi, tra cui i decantati porcini, dove è altresì possibile imbattersi in genziana, genzianella, arnica e issopo. Di suggestivo interesse è lo stupendo sentiero che conduce al monte, percorribile facilmente per chi è appassionato di passeggiate in montagna e trekking.
La zona oggi ĆØ purtroppo semiabbandonata, nonostante sia ancora considerata la āperla bianca del Mateseā, con la sua pista sciistica lunga tre chilometri ma dismessa. Un deserto bianco, cosƬ comāĆØ stata definita, con strutture abbandonate, in unāarea che un tempo era considerata lustro e vanto della zona matesina. Ciò non toglie che la memoria del tempo che fu la rende ancora una delle regine matesine.
Pietraroja ĆØ oggi considerata un vero e proprio museo allāaperto, da tutelare e sempre più migliorare per la nostra cultura e per il sapere da tramandare. Si pensa che oltre a Ciro, a Pietraroja potrebbe esserci dellāaltro e che questo paesino possa raggiungere vette di importanza e fama a livello planetario. Ciro ĆØ uno dei ritrovamenti più straordinari legato a questo piccolo borgo di poche centinaia di abitanti. Si tratta di un cucciolo di dinosauro dal peso di 200 grammi e vissuto 113 milioni di anni fa, che ha fatto del centro di Pietraroja, paese che prende il suo nome dal colore della bauxite (pietra rossa) presente in grandi quantitĆ nella zona, la sede di un ente geopaleontologico di grande rilevanza, il cui museo ĆØ stato allestito addirittura da Piero Angela. Nel 1978, il geologo Scipione Breislack segnalò per primo la presenza di pesci fossili nei dintorni del borgo, e oggi, grazie anche al suo iniziale contributo, il Parco Geopaleontologico di Pietraroja ĆØ uno dei più importanti giacimenti fossiliferi italiani, conosciuto da più di 200 anni. In passato, ossia milioni e milioni di anni fa, in questo territorio vi era una piccola laguna le cui particolari condizioni ambientali e geologiche hanno permesso la conservazione degli organismi marini e terrestri che tuttāoggi possiamo ammirare come reperti fossili. NellāAnnuario generale del Regno del 1933, Pietraroja era indicata come ālocalitĆ alpestre, di rigidissimo clima, alle falde del Monte Mutriaā. E si aggiungeva: āSi producono ottimi prosciutti che vengono esportatiā. Il Prosciutto di Pietraroja ĆØ riconosciuto come PAT ā Prodotto Agroalimentare Tradizionale dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, su proposta della Regione Campania. Ć caratteristico per la sua essiccazione naturale, la lieve affumicatura e una morbida consistenza.
Piedimonte Matese ĆØ una cittadina di origine medievale, il cui abitato, interessato da una significativa espansione edilizia, sorge nel punto di confluenza di tre vallate pedemontane. Fu fondata nel IX secolo d.C. dai Longobardi, ma numerose testimonianze archeologiche documentano la presenza dellāuomo fin dallāepoca neolitica, come testimoniato dai reperti archeologici (armi litiche e terrecotte) e dai resti delle mura megalitiche, sannitica e romana. Nel IX secolo si formò il primo nucleo abitato di Piedimonte, stretto attorno alla chiesetta di san Giovanni e situato in posizione dominante e di controllo della Piana Alifana e della Valle del Volturno. Nellāarco del secolo successivo la popolazione del piccolo insediamento aumentò grazie ai profughi provenienti dalla piana alifana, devastata dalle incursioni saracene. Con i Normanni la cittadina accrebbe a baronia. Degno di nota ĆØ il Palazzo ducale dei Gaetani dāAragona, rifatto agli inizi del secolo XVIII, che conserva della precedente costruzione alcune finestre ogivali, un portale del Seicento, uno del secolo XV e stucchi e dipinti del secolo XVII. Il Museo Civico Raffaele Marrocco ĆØ intitolato al suo fondatore, storico della zona, che si adoperò per istituirlo nel 1912 e per redigere il primo catalogo. Ospitato inizialmente in un locale del convento del SS Salvatore, nel 1927 passò in alcuni ambienti dellāex convento di San Tommaso. Ć stato riaperto nel 2013 con un nuovo allestimento incentrato sulla collezione archeologica, forte dellāimportante statuetta denominata Corridore di monte Cila, e sulla collezione civica contenente bambole, ceramiche cerretesi, quadri e cimeli del passato.
I borghi che sono toccati dal monte conservano una suggestiva dose di storia, cultura, bellezza e spirito identitario.Ā Cusano MutriĀ mantiene tuttāoggi il fascino medievale dei tempi passati. Il centro storico, caratterizzato dalle sue tipiche case bianche in pietra, ĆØ un vero dedalo di viuzze e scalinate da salire e scendere e poi risalire, ma da cui, allāimprovviso, si affacciano slarghi, piazze e chiese. Rilevante ĆØ laĀ chiesa di San Giovanni Battista, la più grande di Cusano, con la facciata in stile romanico e un interno di tipo basilicale dalle imponenti colonne di pietra, in cui ĆØ conservata lāimportantissimaĀ Sacra SpinaĀ della corona posta sul capo di Gesù, portata dal cavaliere Barbato di ritorno dalla Terra Santa. Da quel momento la popolazione fedele di Cusano Mutri ha fatto ricorso allaĀ Spina SantaĀ in ogni momento di bisogno, invocandola e portandola in processione, ottenendo sempre dei miracoli.
Cusano si trova in un contesto naturalistico e paesaggistico davvero notevole, gode di ampi e distesi spazi verdi e vallate, dove pastorizia e allevamento di bovini e ovini sono il punto fermo della vita e dellāeconomia. Ecco, quindi, che formaggi, caciocavalli, caciotte, prosciutti, salumi tipici prendono vita dalle mani degli artigiani della gastronomia locale. I suoi numerosi sentieri e campi incontaminati sono meta di turisti estivi che cercano riparo nel periodo di forte afa e calura, e di visitatori invernali che amano passeggiare tra gli innevati spazi bianchi, dove qua e lĆ sorgono diverse fattorie e aziende agricole che soddisfano il palato sopraffino dei buongustai, con la loro genuina e semplice ospitalitĆ . Le ampie distese e i bellissimi paesaggi naturalistici sono la meta ideale per gli amanti delĀ trekkingĀ a cavallo.Ā Le sue forre, laĀ Gola di Caccaviola, leĀ Gole di Conca Torta, sono un incanto per occhi e cuore.
Pietraroja ĆØ oggi considerata un vero e proprio museo allāaperto, da tutelare e sempre più migliorare per la nostra cultura e per il sapere da tramandare. Si pensa che oltre a Ciro, a Pietraroja potrebbe esserci dellāaltro e che questo paesino possa raggiungere vette di importanza e fama a livello planetario. Ciro ĆØ uno dei ritrovamenti più straordinari legato a questo piccolo borgo di poche centinaia di abitanti. Si tratta di un cucciolo di dinosauro dal peso di 200 grammi e vissuto 113 milioni di anni fa, che ha fatto del centro di Pietraroja, paese che prende il suo nome dal colore della bauxite (pietra rossa) presente in grandi quantitĆ nella zona, la sede di un ente geopaleontologico di grande rilevanza, il cui museo ĆØ stato allestito addirittura da Piero Angela. Nel 1978, il geologo Scipione Breislack segnalò per primo la presenza di pesci fossili nei dintorni del borgo, e oggi, grazie anche al suo iniziale contributo, il Parco Geopaleontologico di Pietraroja ĆØ uno dei più importanti giacimenti fossiliferi italiani, conosciuto da più di 200 anni. In passato, ossia milioni e milioni di anni fa, in questo territorio vi era una piccola laguna le cui particolari condizioni ambientali e geologiche hanno permesso la conservazione degli organismi marini e terrestri che tuttāoggi possiamo ammirare come reperti fossili. NellāAnnuario generale del Regno del 1933, Pietraroja era indicata come ālocalitĆ alpestre, di rigidissimo clima, alle falde del Monte Mutriaā. E si aggiungeva: āSi producono ottimi prosciutti che vengono esportatiā. Il Prosciutto di Pietraroja ĆØ riconosciuto come PAT ā Prodotto Agroalimentare Tradizionale dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, su proposta della Regione Campania. Ć caratteristico per la sua essiccazione naturale, la lieve affumicatura e una morbida consistenza.

Foto di Giuseppe Del Nigro
Piedimonte MateseĀ ĆØ una cittadina di origine medievale, il cui abitato, interessato da una significativa espansione edilizia, sorge nel punto di confluenza di tre vallate pedemontane. Fu fondata nel IX secolo d.C. dai Longobardi, ma numerose testimonianze archeologiche documentano la presenza dellāuomo fin dallāepoca neolitica, come testimoniato dai reperti archeologici – armi litiche e terrecotte – e dai resti delle mura megalitiche, sannitica e romana. Nel IX secolo si formò il primo nucleo abitato di Piedimonte, stretto attorno alla chiesetta di San Giovanni e situato in posizione dominante e di controllo della Piana Alifana e della Valle del Volturno.
Nellāarco del secolo successivo la popolazione del piccolo insediamento aumentò grazie ai profughi provenienti dalla piana alifana, devastata dalle incursioni saracene. Con i Normanni la cittadina accrebbe a baronia.
Degno di nota ĆØ ilĀ Palazzo ducale dei Gaetani dāAragona, rifatto agli inizi del secolo XVIII, che conserva della precedente costruzione alcune finestre ogivali, un portale del Seicento, uno del secolo XV e stucchi e dipinti del secolo XVII. IlĀ Museo Civico Raffaele MarroccoĀ ĆØ intitolato al suo fondatore, storico della zona, che si adoperò per istituirlo nel 1912 e per redigere il primo catalogo. Ospitato inizialmente in un locale del convento del SS Salvatore, nel 1927 passò in alcuni ambienti dellāex convento di San Tommaso. Ć stato riaperto nel 2013 con un nuovo allestimento incentrato sulla collezione archeologica, forte dellāimportante statuetta denominataĀ Corridore di monte Cila, e sulla collezione civica contenente bambole, ceramiche cerretesi, quadri e cimeli del passato.
Guardaregia, ai confini tra Molise e Campania, ĆØ una bella testimonianza matesina di incanti e meraviglie naturalistiche. Ć proprio qui, infatti, che boschi, grotte, cascate e canyon fanno parte di una delle più grandiĀ oasi del WWF in Italia,Ā esattamente quella diĀ Guardiaregia-Campochiaro. Paesaggi unici e luoghi in cui perdersi tra il silenzio della natura e invitanti meditazioni personali, a tu per tu con il fruscƬo delle foglie, con lāaria salubre e incontaminata, con i passi felpati di animali in lontananza, con le emozioni di prati in fiore e di cascatelle dāacqua che saltano e schizzano. Tutto ciò sotto lāimponente Mutria e una vasta distesa di faggi, tipici della zona, tra i quali addirittura uno di 500 anni di etĆ , con una circonferenza del tronco che per poco non arriva ai 5 metri. E ancora, lecci, lupi, nibbi, tassi, poiane.
SepinoĀ si trova in provincia di Campobasso, nella Pentria alle falde del Matese, a sud della zona Peligna e a nord di quella Irpina. Fu prima roccaforte sannita con il nomeĀ Saipins, poi prese il nome latinoĀ Saepinum,Ā quando divenne una piccola cittĆ romana, e nel Medioevo assunse il nome di Altilia. Fu edificata nei primissimi anni del I secolo e non ĆØ stata ancora completamente scavata ma ĆØ perfettamente conservata. Ć un gioiellino della storia romana ed ebbe unāimportante espansione quando diventò luogo di villeggiatura termale.
Molto probabilmente, i primi insediamenti risalgono alla preistoria e il corso del fiume Tammaro ha potuto di sicuro incentivare la nascita di agglomerati abitativi, sia pure di dimensioni modeste, oltre che di innumerevoli tratturi. Come tutte le popolazioni sannitiche dislocate lungo lāAppennino dellāItalia centroāmeridionale, gli abitanti diĀ SaepinumĀ erano legati a pastorizia e agricoltura.Ā āMontani atque agrestesā,Ā li definƬ Livio.
Ancora oggi, nellāarea archeologica ĆØ possibile passeggiare tra edifici che conservano molte delle caratteristiche originali. Le mura e le torri della cittĆ , costruite dai figli adottivi di Augusto, Tiberio e Druso, oltre al Foro, ospitano lāantico mulino, botteghe e abitazioni private. Le mura reticolate sono realizzate con il calcare del Matese, tagliato in blocchetti minuti e sagomati a forma di piccole piramidi, a base quadrata o rettangolare. Nel 1846, in una lettera del 14 marzo, Theodor Mommsen, il più grande classicista del XIX secolo, parlò di Altilia cosƬ come di “un luogo unico!ā
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