Immagini dal Sannio: la Pagliara Maje Maje, l’antico rito del Calendimaggio

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La Pagliara nell’edizione del 2017.
Foto di Gianfranco Vitolo

Maggio e si suoi profumi.
Maggio e i suoi colori.
Maggio e l’esplosione della primavera, dei fiori e della rinascita della natura. E in Molise, particolarmente a Fossalto, in provincia di Campobasso, a maggio ricorre un appuntamento molto importante e sentito: quello con la Pagliara Maje Maje, cono ricoperto di fiori, fave ed erba, che ogni anno, nella prima giornata del mese di maggio, parte e attraversa le strade del paese in segno propiziatorio. Una sfilata storica e molto sentita, accompagnata non solo dalle donne del paese, che da balconi e finestre gettano acqua sulla Pagliara, ma anche dai bambini, che per l’occasione sono vestiti con abiti tradizionali. E poi i turisti, tanti, e il suono della Scupina.

Si tratta di un rituale di inizio di primavera, di quelli che un tempo avevano un valore essenziale per l’economia e l’identità di gruppo. L’azione simpatica di gettare l’acqua sul carro di erbe e di fiori rappresenta un gesto di magia, al fine di invocare la pioggia. Il rituale accadeva nei tempi antichi, quando l’economia era prevalentemente rurale e si cercava di propiziare la morbidezza e la floridezza del terreno. Un rito che può anche essere visto come un gesto di rinnovamento della natura.

Il cono sta a personificare il maggio e sulla sua sommità è posta una croce, anch’essa ottenuta con fiori. La Pagliara viene indossata da un uomo e ne ricopre tutto il corpo, lasciando una piccola apertura per il viso. Il portatore gira per tutto il paese annunciando l’arrivo del maggio, con l’accompagnamento musicale di una zampogna. mentre i getti di acqua si riversano dai balconi. Intanto, dalle porte di case si innalzano le grida “Gasce, Maje!” (Abbondanza, Maggio!).
Alla fine del giro, la Pagliara viene collocata in piazza, davanti alla casa del parroco, la croce viene staccata dalla sommità e consegnata al sindaco, mentre il cono viene deposto nell’orto del prete. Subito dopo si distribuisce a tutti i presenti la lessima, una tradizionale zuppa di legumi, cereali, formaggio, pane e fave fresche.

È un rito antico che si perde nei secoli, una manifestazione singolare e unica in tutto il Molise, che in altre modalità viene comunque festeggiata in tante altre zone italiane. Una festa per tutti, svolta di anno in anno con grande serietà e determinazione.
Il rituale si lega a quello più antico del Calendimaggio, da “calende di maggio”, che, nell’antica festa celtica di Beltane, cadeva il primo maggio e celebrava il Sole trionfante attraverso riti arborei. Secondo i Celti, gli alberi erano divinità e come tali dovevano essere rispettati e sacralizzati.
Nella notte fra il 30 aprile e il primo giorno del nuovo mese era previsto il contatto con il regno dei morti, i quali tornavano per proteggere le proprie famiglie e per benedire i raccolti. Si celebravano, altresì, i riti della fertilità e si festeggiava con danze e banchetti.

La tradizione del Calendimaggio prevedeva la scelta di un albero nei boschi, da portare al centro del paese ben addobbato di fiori, nastri e cibo, attorno al quale effettuare gioiose danze accompagnate da canti. Era l’albero di maggio, o albero della cuccagna, che in molti casi divenne la più ortodossa croce di maggio. Anche i balconi e le finestre venivano similmente addobbati e spesso le strade abbellite con tappeti floreali.