
Foto di Barbara Serafini
Il mese di maggio è dedicato alla Madonna, la mamma per eccellenza, e non possiamo non raccontare di uno dei più sentiti culti del Sannio beneventano: la Vergine Assunta di Guardia Sanframondi, attorno alla cui figura si basa la più sentita manifestazione di devozione e penitenza, i Riti Settennali. Una modesta statua lignea, eppure fine ed elegante, con i tratti delicati. È ubicata in una nicchia in fondo alla navata centrale del Santuario mariano guardiese, basilica pontificia di Guardia Sanframondi, sotto a un maestoso baldacchino settecentesco. La nicchia è sempre illuminata, una luce che avvolge ogni devoto.
Maria è in atto benedicente, con il suo Bambino in braccio: guarda dritto negli occhi di chi le fa visita, in una commovente scena di comunione verso il fedele.
Da secoli, la Vergine è abbigliata con una veste di seta d’oro ricamata di stelle, che non fanno altro che esaltarne luce e bellezza, purezza e lucentezza. Veste e manto sono alcuni dei doni che i fedeli hanno reso a Maria: tra gli omaggi di pura devozione, anche le corone indossate da Madre e Bambino, la spiga di grano, il ramoscello d’ulivo e il grappolo d’uva, la spugnetta d’oro, la corona di perle, gli angioletti sulla pedana.
Non si sa chi sia l’autore di tale bellezza né si sa, esattamente, da dove provenga. C’è chi la data all’età bizantina, facendola provenire da una delle tante abbazie del monte Taburno, chi invece la fa risalire all’età gotica.
La storia del suo ritrovamento ha un che di leggendario e tutto il popolo guardiese è fortemente legato a tale racconto. Tanti e tanti anni fa, nel bel mezzo del solleone d’agosto, un contadino stava arando con i buoi un pezzo di terra in contrada Limata, un borgo nei pressi di San Lorenzo Maggiore, ora inesistente, di cui si conserva solo qualche rudere. Il contadino, molto affaticato dal lavoro e dall’intenso caldo, venne scosso dall’arresto brusco dei suoi buoi, come fossero colpiti da un incantesimo, da qualcosa di molto grande. Gli animali si fermarono e si piegarono sulle ginocchia, finché dalla terra si diffuse il suono di campanelli che emanavano vibrazioni dense di enfasi in aria. Il vecchio contadino rimase esterrefatto, ma subito la notizia si diffuse nei vicini borghi di San Lorenzo, Paupisi, Vitulano, facendo così accorrere molti increduli sul posto. Tutti aiutarono a scavare in profondità, finché dal sottosuolo rinvennero dei pesanti campanelli di bronzo, uno più piccolo dell’altro, e la bellissima statua della Vergine, finemente lavorata.
Tutti i cittadini dei territorio circostante cercarono di portare con loro l’icona lignea, provando a sollevarla, ma questa era molto pesante. La statua non si smosse dal suo posto, finché dei giovani guardiesi, ispirati dal Bambinello che era in braccio alla Madonna, aprirono improvvisamente le loro camicie sul lato anteriore e cominciano a battersi il petto con la spugnetta. Alcuni di loro, col petto sanguinante, si accostarono alla statua, la presero con delicatezza e, cercando di sollevarla, scoprirono che era avvenuto un miracolo: la Vergine era improvvisamente diventata molto leggera. I guardiesi, commossi, cominciarono a pregare, piangere e anche ad applaudire, formando un corteo processionale che subito partì alla volta del borgo dei fedeli che erano riusciti nell’impresa, Guardia Sanframondi. Da quel momento nacque il grande amore della comunità di Guardia per la sua Madonna che troneggia nella splendida e illuminata nicchia.

Foto di Fabrizio De Marco
Ogni sette anni, a partire dal lunedì successivo al 15 agosto, per sette giorni la comunità guardiese, in segno di devozione e penitenza, celebra i Riti di penitenza in onore della Vergine, che richiamano migliaia di devoti. Questi giungono a Guardia per respirarne l’aurea sacra e gli odori mistici e santi, per ascoltare litanie e cori, per osservare la solenne processione della Vergine, durante la domenica, l’ultimo giorno di celebrazione, che si muove circondata da numerosi fedeli, seguita da un’onda di devoti. Un corteo che procede lentamente e con assoluto segno di devozione e radicato senso di appartenenza e di fede, con i quattro rioni, Croce, Portella, Fontanella. E ancora, suggestive rappresentazioni di Misteri, angioletti, verginelle, scene del Vecchio e Nuovo Testamento, Virtù teologali e cardinali, cori, il suono dei campanelli, detti anche bronzini, e gli attesissimi Flagellanti e Battenti che, in segno di penitenza, si percuotono a sangue con la disciplina o con la spugna di spilli, e che attendono il grido “Con fede e coraggio, fratelli, in nome dell’Assunta battetevi” con assoluta trepidazione nel cuore.
Alla fine di tanto clamore la statua torna nella sua nicchia, e solo in caso di sventure, epidemie, carestie, si può richiedere che la Vergine venga rimossa da lì. Una emozione che si vive a cadenza settennale, lasciando ogni guardiese in un momento di smarrimento e struggente malinconia, fino a che ricomincia il conto alla rovescia, che porta al settennio successivo.
Giornalista
















