
Foto della pro loco di San Salvatore Telesino
San Salvatore Telesino è un piccolo paese del Sannio beneventano immerso in spazi verdi e grandi distese di campagna, tra aree boschive, vigneti, uliveti e numerose sorgenti d’acqua. Originariamente corrispondeva all’antica Telesia Sannitica e alla Telese nota come colonia romana di cui fece menzione lo storico Tito Livio, i cui resti sono contenuti in un parco archeologico, lungo la Piana Vagnara.
Il primitivo borgo di San Salvatore Telesino, col nome di Casale di San Salvatore, testimonianza della sua dipendenza monastica, ebbe origine e si sviluppò a partire dal X secolo, sotto la dominazione longobarda, intorno all’abbazia. Un documento del 1078 già dava notizia dell’esistenza di un monastero benedettino annesso a questa.
San Salvatore fu sede vescovile e negli anni raggiunse notevoli picchi di splendore. Dopo un disastroso terremoto, nel periodo altomedievale si ebbe un decadimento del borgo. Intorno al XVI secolo il piccolo casale di San Salvatore Telesino fu sottratto al controllo abbaziale e passò in possesso degli Aragonesi, della famiglia Gaetani, dei Sanframondo e dei Carafa, che ne amministrarono le rendite fino alla fine della feudalità. Proprio per volere dei Sanframondo, su di un colle che sovrasta l’abitato fu costruita, nel XIII secolo, la Rocca, di cui oggi sono visibili i ruderi, in una posizione strategica sulla Valle Telesina (stessa strategia usata con il castello di Guardia, a vedetta della valle).
La cittadina chiesa di Santa Maria dell’Assunta è di origine quattrocentesca, anche se l’edificio che attualmente vediamo subì un rifacimento nel Settecento. La facciata ospita un portale architravato sopra il quale è posizionato un ampio pannello maiolicato raffigurante la Santa Vergine.
L’abbazia del SS. Salvatore, a tre navate, conserva nel suo interno l’originaria cripta e una pittura parietale raffigurante Santa Scolastica databile intorno al Cinquecento. Accanto alla chiesa sono visibili i ruderi dell’antico monastero benedettino.
Il primo abate di cui si ha notizia è un certo Leopoldo, citato nel 1075. Nel 1098 l’abate Giovanni ricevette Sant’Anselmo d’Aosta che, secondo alcuni storici, vi terminò di scrivere l’opera dal titolo Cur Deus homo. Dal 1127 al 1143 fu abate Alessandro Telesino, un uomo dalla vasta cultura e abilità politica che fece vivere al complesso religioso il suo periodo di massimo splendore.
Nel 1343 l’abate Vito dovette domare una ribellione degli abitanti del feudo di Castel Campagnano, rifiutatisi di versare il censo all’abbazia.
Alla fine del XV secolo iniziò il lungo periodo di decadenza. A seguito del terremoto del 5 giugno 1688 il vescovo Giovanni Battista de Bellis annotò che il sisma avesse completato l’opera di distruzione già cominciata dalla incuria dell’uomo. Nel 1806 l’abbazia fu venduta ad alcuni privati e in seguito adibita anche a mulino, mentre nel 1994 la chiesa fu acquistata dal Comune che, grazie un prezioso restauro, ne ha ricostruito il tetto delle navate, crollato nel corso dei secoli.
Dal 2010 nell’abbazia benedettina del Santo Salvatore è ubicato il Museo Civico Archeologico di Telesia, nel quale sono conservati oggetti quotidiani, suppellettili, ornamenti preziosi, gioielli, statue, vasellame e attrezzi da lavoro, databili tra IV sec a.C. e V sec. d.C., riportati alla luce nel corso degli scavi effettuati nell’area archeologica dell’antica Telesia. All’interno del complesso troviamo anche il pozzo di Sant’Anselmo che, secondo la tradizione, fu scavato in un luogo indicato dal Santo durante la sua permanenza a San Salvatore.

Foto di sannio.guideslow.it
Come altre architetture medievali similari, l’abbazia sorge sui ruderi di un insediamento romano o, ipoteticamente, di una villa romana, come testimoniato dal ritrovamento di un mosaico durante gli scavi curati dalla Sovrintendenza Archeologica di Salerno nel 1991. Annesso al complesso abbaziale è un oratorio attualmente in stato di abbandono.
Molto probabilmente, un tempo era ivi ospitata una confraternita, come lascia intuire lo stemma in pietra incastonato nella facciata raffigurante una stretta di mano, tre stelle e due spade incrociate. Nell’architrave del portale risiede la scritta epigrafica “SALVATORI.MVNDI”.






























