Campania, qualità della vita: Napoli penultima, male i capoluoghi di provincia

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Comunicato Stampa – Il Coordinatore Regionale MI Campania | Giuseppe Cataldo

Campania, si punti sulle migliori competenze per promuovere una vita migliore

A un anno o poco meno dall’analisi della situazione sulla qualità della vita in Italia, ci troviamo, nuovamente, a fare i conti con questo studio che pone il nostro capoluogo di regione al penultimo posto in Italia e i capoluoghi di provincia, tutti, tra le città in cui è considerata “scarsa”.

Già lo scorso anno, MI Campania sottolineava come qualche ascesa era stata condizionata da fattori contingentali legati alla pandemia, indice di mortalità ad esempio, mentre ad un’attenta ed approfondita analisi nessun miglioramento si era registrato per fattori strutturali, quali miglioramento del tessuto sociale, reddito pro capite, qualità dei servizi. Restava, dunque, palese che “difficilmente” le nostre città avrebbero usufruito di una ripresa economica diffusa mentre era evidente che i risultati fossero “dopati” più dalle performance in negativo di altre città che non da un scatto in avanti di quelle campane.

Lo studio conferma, di fatto, il percepito con disservizi diffusi nell’intera regione in vari ambiti, con una totale assenza di politiche proattive verso il mondo della cultura e con una carenza radicata dei servizi primari. I disagi nei trasporti, ad esempio, come quelli legati agli universi della sanità e della scuola, i disagi ambientali, assunti in alcune aree ad emergenze senza fine, al pari della lentezza burocratica e del sottodimensionamento dell’apparato pubblico.  

È un analisi severa che ha come scopo quello di spingere la Campania nel suo insieme ad una reazione, programmatica e strutturata, che coinvolga i territori e la società civile e ciò per invertire quel diffuso senso di apatia che porta ad un inesorabile processo di “desertificazione umana”. Se da un lato, dunque, già si elevano richieste per un aumento di fondi verso il nostro capoluogo di regione, legati ad una situazione di bilancio più che allarmante, dall’altro resta carente la fase di ascolto dei territori e, a parte qualche progettualità legata al Pnrr, sperando non si realizzano altre “cattedrali nel deserto”, resta assente una visione di riassetto di largo respiro in grado di portare benefici reali ai cittadini campani.

Spostiamo, quindi, l’attenzione non sui fondi ma sulle progettualità che desideriamo promuovere per rendere nuovamente vivibile una regione ad oggi scarsamente attrattiva sia in termini di opportunità presenti sia in termini di possibilità di sviluppo, ingessata nei sui mille ed atavici problemi sociali ancor prima che strutturali. Temi come quelli alla sicurezza e legalità, al senso civico, alla lotta al sommerso in ogni sua declinazione, ad un assistenzialismo, divenuto sistema in ampie aree territoriali, devono essere segnati, in modo preliminare, nell’agenda politica quali presupposti indispensabili, preamboli, per una qualsiasi ricostruzione.

Al pari occorre una visione attenta sulla diffusione e l’implementazione dei servizi, come elementi indispensabili per rendere “vivibili” le nostre terre ed attivare quel processo di” ricomposizione sociale” che da diverso tempo, ascoltate le esigenze dei cittadini, chiediamo con costanza. In sintesi, bisognerà lavorare sulle cose che non vanno e che sono nelle possibilità di intervento del mondo politico ed amministrativo, con azioni chiare, determinate e prospettiche.

Vista, dunque, l’enormità di fondi in arrivo si investa in pilastri strutturali con un “patto” che non tenda a chiedere nuove risorse ma a produrne. La Campania, infatti, ha le possibilità per uscire dal tunnel in cui è entrata e per farlo dovrà puntare sulle sue migliori competenze e sulla forza di un popolo che, nel profondo, è legato alle sue origini e alla sua gloriosa storia.

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