Stuprata in pieno giorno infermiera campana in lotta contro il Covid

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Francesca è il nome di fantasia di una infermiera avellinese che lavora in una struttura nel reparto di Psichiatria, dove vengono curati anche i reduci dal Covid e che domenica, mentre attendeva l’autobus in pieno centro per tornare a casa, dopo un difficile turno di lavoro, è stata stuprata. Da una bestia, a suo dire, una bestia che si è imposessata del suo corpo per 45 minuti. “Si arrabbiava, perché avevo i jeans troppo stretti e non riusciva a levarmeli. Quarantacinque minuti in cui ho capito che la mia paura più forte era quella di morire”. Si perché intanto, durante lo stupro, Francesca si sentiva soffocare. Erano le 14:30, era seduta su una panchina e all’improvviso questo grosso uomo senegalese l’ha raggiunta con aria minacciosa. Durante lo stupro, l’uomo diceva parole assurde: “Ti uccido, ti devo purificare, di tolgo il fuoco che hai dentro. Devi spogliarti di tutto, vestirti e pettinarti come dico io”.

Un incubo andato avanti senza nessuno che la aiutasse, qualche passante ha preferito ignorare, ma per il resto la città era deserta. Finché Francesca, per salvarsi, ha cominciato a mentire. “Gli ho detto di non farmi male perché ero incinta, gli ho detto che non riuscivo a respirare e che avevo bisogno di acqua, e poi gli ho detto che se arrivava qualcuno sarebbe stato arrestato. Ma lui continuava a cercare di strapparmi i jeans. La mia schiena era a pezzi, il collo pieno di lividi”. Alla fine l’autobus è arrivato. L’autista ha visto cosa stava succedendo, è sceso e ha cominciato a urlare, nel frattempo è arrivato l’Esercito. Francesca è stata portata in ospedale, per reazione le è salita la febbre da choc. E ora è ancora sotto choc, sofferente per sé e per la sua famiglia eppure ha ripreso a lavorare. Ma non dimenticherà mai.

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