Emergenza cinghiali, l’associazione Orme denuncia: “Situazione ormai insostenibile”

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Comunicato Stampa

L’associazione deposita un esposto ai Carabinieri Forestali di Cerreto Sannita: accuse a Ministeri, ISPRA e Regione Campania

Un esposto-denuncia formale è stato depositato presso il Comando Stazione dei Carabinieri Forestali di Cerreto Sannita per fare luce sulla gestione della fauna selvatica, con particolare riferimento all’emergenza cinghiali. L’iniziativa è promossa da Giuseppe Fappiano, portavoce dell’associazione naturalistica “ORME”, che chiama in causa Ministero dell’Ambiente, Ministero dell’Agricoltura, ISPRA e Regione Campania, ipotizzando gravi responsabilità ambientali e di sicurezza pubblica.

“Il 4 febbraio ho formalmente depositato presso il Comando Stazione Carabinieri Forestale di Cerreto Sannita un articolato esposto-denuncia indirizzato alle Procure della Repubblica di Benevento, Napoli e Roma. L’atto mira ad accertare le responsabilità penali dei vertici ministeriali, regionali ed ISPRA in ordine a una gestione della fauna selvatica definita fallimentare e pericolosa, che ha determinato un irreversibile disastro ambientale e un pericolo costante per la sicurezza e l’incolumità dei cittadini”.

“Il nucleo della denuncia risiede nella sistematica distruzione dell’integrità biogenetica del cinghiale italico (Sus scrofa majori), causata da decenni di ripopolamenti effettuati con esemplari alloctoni di ceppo centro-europeo e successivi incroci con il maiale domestico. Questa operazione di ‘ingegneria genetica’ a scopo venatorio ha generato ibridi alieni di mole abnorme e prolificità ipertrofica che hanno alterato l’equilibrio dell’ecosistema mediterraneo, integrando la fattispecie di disastro ambientale ex art. 452-quater del Codice Penale”.

“Si denuncia inoltre la procurata estinzione nella penisola del cinghiale autoctono (Sus scrofa majori), più piccolo, con peso compreso tra gli 80 e i 100 chilogrammi, e meno prolifico”.

“Nonostante la piena consapevolezza di tale deriva genetica e del rischio di una proliferazione incontrollata, gli organi di controllo hanno colposamente omesso l’attuazione di rigide procedure di monitoraggio e di efficaci protocolli di contenimento della specie, violando le direttive europee sulla biodiversità e sul patrimonio naturale indisponibile dello Stato”.

“Particolare attenzione viene posta sulla condizione di insicurezza urbana che attanaglia la Campania, dove la presenza di questi branchi invasivi ha trasformato cortili, strade e spazi antistanti le scuole in aree di pericolo per la sicurezza e l’incolumità pubblica”.

“L’invasione dei centri abitati non è più un fenomeno rurale ma un vero e proprio attentato alla pubblica incolumità, aggravato dall’assenza di piani di eradicazione efficaci. Le istituzioni hanno abdicato al dovere primario di protezione della vita umana, diritto tutelato dall’articolo 2 della CEDU, per non scontentare il bacino elettorale legato al mondo venatorio”.

“Sul piano tecnico-gestionale si contesta l’efficacia della regolamentazione della popolazione dei cinghiali attraverso la caccia. I dati ufficiali della Regione Campania, contenuti nel Decreto Dirigenziale n. 7 del 2026, mostrano un aumento degli abbattimenti senza alcun risultato nel contenimento della popolazione, che anzi è cresciuta in modo esponenziale”.

“Al contrario, la scienza bio-ecologica dimostra che la pressione venatoria frammenta i branchi e stimola la risposta riproduttiva delle giovani femmine, esasperando il problema. Si denuncia l’omissione di atti d’ufficio per il mancato impiego dei ‘metodi ecologici’ obbligatori per legge, quali la sterilizzazione clinica, la vasectomia e il riequilibrio ecosistemico tramite la predazione naturale del lupo”.

“Si chiede infine alla magistratura di sequestrare il ‘Piano di prelievo del cinghiale in caccia di selezione 01/01 – 31/12/2026’, approvato con Decreto Dirigenziale n. 7 del 16 gennaio 2026, di accertare le responsabilità del Ministero dell’Ambiente, del Ministero dell’Agricoltura, della Regione Campania e dell’ISPRA per la procurata alterazione del patrimonio genetico e di valutare l’esistenza di un danno erariale legato all’enorme spesa pubblica sostenuta per indennizzi che non risolvono l’emergenza”.

“La situazione è giunta a un punto di non ritorno: l’equilibrio ecologico e l’incolumità delle persone vengono quotidianamente calpestati. Si richiede un intervento urgente per evitare tragedie irreparabili”.