Riceviamo e pubblichiamo prof. Angelo Turco

Moniti e consigli al nuovo sindaco: “La vera leadership politica non demolisce l’avversario, ma ne riconosce il valore”
Congratulazioni a Raffaele di Lonardo, si capisce, e alla sua lista vincente, ‘Insieme per Guardia’. Credo che il Sindaco faccia bene, ora che le bocce elettorali sono ferme, a concentrarsi su alcuni punti basilari. Il primo riguarda la constatazione semplice e perfino banale che è al suo secondo mandato: se qualcosa deve fare, la deve fare adesso; se un segno vuole lasciare, deve inciderlo adesso sul suo territorio. Il coraggio non gli manca, né gli manca l’intelligenza delle cose: metta dunque l’uno e l’altra in gioco senza riserve. Assumendo in toto le responsabilità della leadership.
E quali sarebbero queste responsabilità, direte voi. Provo a ragionare così. In primo luogo, la vera leadership politica non demolisce l’avversario, ma ne riconosce il valore.
È il grande principio etico che ci racconta ai Musei Capitolini il ‘Galata morente’, di cui i vincitori pergameni celebrano la grandezza, perché l’eroismo, la generosità, il senso di lealtà del nemico si riverbera sul significato della loro vittoria. C’è l’ethos, dunque, ma qui c’è anche dell’altro. La leadership, come ben sa chi abbia meditato anche fuggevolmente su Machiavelli, cerca di trasformare la vecchia inimicizia in un principio collaborativo. Ciò è fondamentale: non ci si limita alla bella parola, educata e persino generosa sulla correttezza dell’avversario. Si pesca nel suo stagno, si mettono le mani nel suo paniere (ma dovrei dire, da wardiuòlo, “panare”), per tirarne fuori quel che c’era di buono. Insomma, si tratta, puramente e semplicemente, di assumere e realizzare la pars costruens del programma dell’avversario. Riconoscendogli dunque il merito delle sue idee, ma anche impegnandolo alla loro realizzazione.
Il punto del programma avversario, caro Sindaco, relativo all’ascolto, e quindi alla partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica, è degno della massima attenzione e meritevole di essere integrato nel Programma di governo. Allo stesso modo, quello che nel lessico convenzional-politichese viene chiamato “centro storico” di Guardia, è un fardello troppo grosso per un’unica schiena: c’è bisogno dell’immaginazione, della forza e della buona volontà di tutti, per pensare delle linee d’azione non oniriche (quelle lasciatele a noi, che fummo bambini in quei vicoli), ma praticabili. Pur minime, ma visibili, misurabili, realizzabili nel periodo di una consiliatura ed aperte a future prosecuzioni immaginative che non appartengono a questa o a quella parte “politica”, ma a tutti i wardiuòli, residenti o della diaspora come me.
In secondo luogo, metterei un deciso accento sulla competenza. Vedo molte espressioni di buona volontà in giro, dichiarazioni d’amore per il borgo natio e cose così: a fronte di profili curricolari inesistenti. Una leadership al secondo mandato apprezza tutto ciò, ma sa che deve andare oltre: se vuole trasferire i sontuosi ed irrealistici programmi elettorali in progetti concretamente realizzabili, deve suparare la logica premiale della colletta di voti realizzata dall’uno o dall’altro compagno di lista, e affidarsi al saper fare, alla competenza, alla professionalità, che non sono certo assicurati dalla “sola” giovinezza, dal “solo” fatto di appartenere a questa o quella famiglia, dalla sola “fedeltà” alla causa, qualunque essa sia.
In terzo luogo, e per fermarci qui, come Sindaco al secondo mandato, farei una seria riflessione sulla comunicazione pubblica. Parlerei di fatti, in modo sistematico (due point istituzionali all’anno). E lascerei parlare i fatti. Sicché, da una parte abolirei ogni enfasi nella comunicazione dell’azione amministrativa, sottolineandone il duro contesto in cui si svolge (iperburocrazia, esiguità delle risorse) e recuperandone la proiezione a lungo termine (quel che stiamo facendo serve per ora e serve per poi…).
Dall’altra parte, combatterei strenuamente l’inclinazione all’allusività, mi impegnerei a cancellare il codice secondo cui “chi deve capire capisce”. Perciò, se parlo di un evento, ne preciso luoghi e circostanze, con nomi e cognomi dei protagonisti. Non ci vuole molto. O forse sì.
La lista vincente, “Insieme per Guardia” ha avuto 100 voti più di quella sconfitta, “Orizzonte Comune”. In nessun modo questa piccola differenza di consenso può essere letta in modo diverso da una legittimazione istituzionale. Tanto più che, tra gli eletti, il più votato in assoluto, e di gran lunga, è risultato un candidato dell’opposizione. Del resto, non possiamo considerare una piccola comunità come la nostra, consegnata per sempre a una logica di spaccatura, di inimicizia. L’amore per “la Wardia” non si proclama. Si esprime, credo, in una concordia sulle cose da fare. E sulla capacità di farle insieme.

















