
Il perito psichiatra Vincenzo Scarallo sostiene che Ocone, al momento dell’efferato crimine, fosse in grado di intendere e di volere
Il 30 settembre sarà esattamente un anno da quando il piccolo centro di Paupisi, nel Beneventano, si è ritrovato, suo malgrado, al centro di uno dei più efferati delitti che la cronaca locale ricordi: il duplice omicidio di Elisa e Cosimo, uccisi da Salvatore Ocone, rispettivamente marito e padre delle vittime.
Un crimine atroce, consumato nel cuore della notte con una pietra di circa 12 chili, che ha rischiato di porre fine anche alla giovane vita di Antonia, la ragazza sopravvissuta all’aggressione e rimasta per mesi in cura presso il centro Neuromed di Pozzilli.
Quella mattina del 30 settembre dello scorso anno, Ocone venne arrestato nelle campagne di Ferrazzano, in provincia di Campobasso, dove era stato rintracciato dopo la fuga.
A un anno da quella drammatica notte, il procedimento giudiziario si avvia verso la sua conclusione. Il perito Vincenzo Scarallo, incaricato dalla Corte d’Assise di Benevento di svolgere la perizia psichiatrica sull’imputato, sarà chiamato a riferire in aula mercoledì 16 settembre. Per il 30 settembre, invece, sono previste la discussione e la sentenza.




































