Solopaca, Museo Enogastronomico chiuso al pubblico: il Comitato Civico interpella il Ministero

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Comunicato Stampa

Richiesti accertamenti alla Corte dei Conti su patrimonio, vincoli e atti gestionali della struttura

Il Comitato Civico Solopaca Identità e Prospettive ha trasmesso alla Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura una segnalazione istituzionale riguardante il Museo Enogastronomico di Solopaca (MEG), con richiesta di accertamenti sullo stato delle collezioni, dei beni museali e della documentazione che costituivano il percorso espositivo del museo.

​L’atto è stato inviato, per conoscenza, alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Caserta e Benevento, alla Segreteria Regionale del Ministero della Cultura per la Campania, alla Prefettura di Benevento, alla Procura Regionale della Corte dei Conti per la Campania e al Comune di Solopaca.

​Nella segnalazione viene richiamato che il Museo Enogastronomico di Solopaca, inaugurato nel 2005 presso Palazzo Cutillo, era stato realizzato con risorse pubbliche quale presidio culturale dedicato alla valorizzazione della storia dell’alimentazione, dell’enogastronomia e delle produzioni tipiche del SANNIO e inserito nella “Rete Museale della Provincia di Benevento”.

​Il Comitato riferisce che il museo risulta attualmente non aperto alla pubblica fruizione e rappresenta di non disporre di informazioni certe circa gli eventuali provvedimenti amministrativi relativi alla cessazione delle attività museali.

​La segnalazione dà inoltre atto dell’avvenuto esercizio del diritto di accesso civico generalizzato (FOIA), finalizzato ad acquisire la documentazione amministrativa, progettuale, finanziaria e gestionale concernente la realizzazione, la gestione e la successiva dismissione del museo.

​Richiamando l’articolo 9 della Costituzione, il Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. n. 42/2004) e la normativa in materia di beni pubblici, il Comitato ha chiesto agli uffici competenti di verificare, tra l’altro, lo stato giuridico e patrimoniale delle collezioni, l’eventuale rilascio delle autorizzazioni previste dalla legge per il trasferimento dei beni, la loro attuale ubicazione, le condizioni di conservazione, il rispetto dei vincoli connessi ai finanziamenti pubblici impiegati per la realizzazione del museo e la regolarità degli atti amministrativi eventualmente adottati.

​Accanto alla richiesta di accertamenti, “il Comitato esprime profondo rammarico per la perdita della pubblica fruizione di un patrimonio storico e documentale che rappresentava una significativa testimonianza della memoria enogastronomica non solo sannita. Il Museo custodiva infatti un’importante collezione di etichette e imballaggi alimentari, manifesti pubblicitari che documentavano l’evoluzione del costume, del marketing dell’industria alimentare del Mezzogiorno dalla fine dell’800 fino ai giorni nostri. Era una risorsa fondamentale, non solo per i gastronomi, ma anche per storici, sociologi e designer. Conservava inoltre la memoria grafica delle produzioni alimentari e conserviere sviluppatesi nel secondo dopoguerra, espressione di un tessuto imprenditoriale costituito da numerose aziende a conduzione familiare che contribuirono a diffondere, anche presso le comunità degli italiani emigrati all’estero, i sapori, le tradizioni agricole e l’identità alimentare italiana.”

​”L’Università degli studi di Salerno ha curato un percorso didattico dedicato al falso alimentare, noto come “Il Pranzo degli Orrori”, ideato per insegnare ai visitatori a riconoscere le contraffazioni e le frodi alimentari sui prodotti di uso comune (pane, olio, pasta, farina e vino).”

​”Tale patrimonio documentava una pagina rilevante della storia economica e sociale del Sud Italia e il contributo offerto dalle produzioni agroalimentari, conserviere, olearie e vitivinicole locali alla diffusione della cultura gastronomica italiana nel mondo. Una memoria che assume oggi un valore ancora più significativo alla luce del riconoscimento UNESCO quale patrimonio culturale di rilievo universale, confermando come il cibo costituisca un elemento identitario, storico e culturale da conservare, valorizzare e trasmettere alle future generazioni”.

​La scomparsa dalla fruizione di un museo realizzato con risorse pubbliche, come il caso del MEG di Solopaca affligge la collettività, dedita alla coltivazione della vite, facendo della vitivinicoltura non soltanto un’attività economica, ma un elemento distintivo della propria storia, della cultura locale e della vita comunitaria. Le colline vitate della Valle Telesina rappresentano da secoli un paesaggio agrario di grande valore, mentre la produzione del vino Solopaca DOC, riconosciuta dal 1974, è il risultato di una tradizione consolidata che coinvolge numerose aziende familiari e il sistema cooperativo locale.

​Nel secondo dopoguerra, la viticoltura ha favorito lo sviluppo economico del territorio attraverso la nascita di imprese agricole e cantine a conduzione familiare, culminata nel 1966 con la costituzione della Cantina Sociale di Solopaca, fondata da venticinque viticoltori per valorizzare il patrimonio vitivinicolo locale e garantire migliori condizioni economiche ai produttori. La cooperativa è divenuta negli anni uno dei principali motori dello sviluppo del territorio, rafforzando il senso di appartenenza della comunità e contribuendo alla diffusione dei vini sanniti sui mercati nazionali e internazionali.

​L’identità di Solopaca trova inoltre espressione nella storica Festa dell’Uva, istituita nell’attuale forma nel 1977 ma radicata in antiche tradizioni legate alla vendemmia e ai riti di ringraziamento per il raccolto. La manifestazione, con i caratteristici carri artistici rivestiti di grappoli e chicchi d’uva e la valorizzazione della cucina contadina, rappresenta uno dei più significativi momenti di partecipazione collettiva e di promozione del patrimonio culturale ed enogastronomico del Sannio.

​Il Comitato Civico, come dichiara Il presidente Lucia Saudella, “ritiene fondamentale lavorare per la riapertura del Meg e la sua piena restituzione alla comunità affinché torni ad essere un centro vivo per i giovani, per le scuole, per i turisti oltre che cuore pulsante del rilancio economico e identitario delle eccellenze del territorio”.