Aborto farmacologico, Sassi (FdI): “Non è progresso se manca il sostegno alle donne”

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Comunicato Stampa

La responsabile provinciale del Dipartimento Famiglia richiama l’applicazione completa della Legge 194, tra prevenzione e supporto alla maternità

“Non condivido la scelta del presidente della Regione Campania Roberto Fico di togliere l’aborto farmacologico dal regime ospedaliero, prevedendo la seconda somministrazione a casa. Mi colpisce soprattutto il modo in cui questa scelta viene raccontata: come un progresso automatico per la libertà della donna”.

Lo dichiara alla stampa Claudine Sassi, responsabile provinciale Dipartimento Famiglia e Valori non Negoziabili di Fratelli d’Italia Sannio.

“Continuo però a pensare – prosegue – che aiutare davvero una donna significhi intervenire molto prima della scelta abortiva, non semplicemente renderla più veloce e più accessibile. Perché tante donne non abortiscono per ‘libera leggerezza’. Spesso dietro quella decisione ci sono paura, difficoltà economiche, precarietà lavorativa, solitudine, mancanza di sostegno. E allora mi chiedo: dov’è tutto il resto? Perché della Legge 194, del 22 maggio 1978, si cita sempre e soltanto la parte che riguarda il diritto ad abortire, mentre si dimentica quasi completamente che la stessa legge parla anche di prevenzione dell’aborto e di rimozione delle cause che possono portare una donna a interrompere una gravidanza. La 194 non dice soltanto che l’aborto è consentito. Dice anche che le istituzioni dovrebbero aiutare la donna a superare gli ostacoli economici, sociali e familiari che la spingono verso quella scelta. Ed è questo il punto che oggi trovo quasi assente dal dibattito pubblico.

In più, continuo a pensare che ci sia una banalizzazione pericolosa dell’aborto farmacologico. Non è una procedura ‘semplice’ nel senso umano del termine. Non è una pillola neutra da gestire come se nulla fosse. Può essere un’esperienza molto dura, sia fisicamente sia psicologicamente. E non tutte reagiscono allo stesso modo quando si ritrovano da sole ad affrontarla in casa.

Esistono anche rischi concreti – sottolinea – come emorragie importanti che possono richiedere un intervento urgente. E sinceramente l’idea che una donna debba vivere tutto questo da sola ci sembra tutt’altro che una conquista civile.

La mia posizione personale sull’aborto è nota e non la nascondo. So anche, però, che in uno Stato democratico non si possono imporre a tutti le proprie convinzioni etiche. Quello che credo si possa chiedere, senza estremismi, è almeno coerenza: se si richiama la Legge 194, allora la si applichi tutta. Non solo nella parte che facilita l’interruzione della gravidanza, ma anche in quella che prevede sostegno concreto alla maternità e alle donne in difficoltà. Perché una donna è davvero libera quando può scegliere senza sentirsi schiacciata dalla paura o dalla mancanza di alternative”.