Comunicato Stampa

Le aste al doppio ribasso e il crollo del prezzo del frumento mettono in difficoltà le aziende agricole. L’esponente del Partito Democratico chiede interventi strutturali per garantire redditività al comparto e tutelare le aree interne
L’iniziativa degli eurodeputati del Partito Democratico Dario Nardella, Stefano Bonaccini e Camilla Laureti, che hanno presentato un’interrogazione urgente alla Commissione europea per chiedere il divieto delle aste elettroniche al doppio ribasso, riporta al centro del dibattito un tema decisivo: il giusto valore del lavoro agricolo.
Le aste al doppio ribasso, come denunciato da un’inchiesta di Internazionale, comprimono i prezzi fino a livelli insostenibili, trasferendo il peso della competizione su agricoltori e imprese agricole. Difendere un prezzo equo significa tutelare il reddito dei produttori, i diritti dei lavoratori e la qualità delle produzioni italiane.
È una battaglia che riguarda l’intera agricoltura nazionale e, in modo particolare, quella meridionale. A dimostrarlo è la crisi che sta investendo la cerealicoltura italiana.
La campagna cerealicola 2026 si apre con prezzi del frumento duro compresi tra 220 e 240 euro a tonnellata, valori che non consentono di coprire i costi di produzione, ormai superiori ai 1.100 euro per ettaro. Energia, carburanti, fertilizzanti e mezzi tecnici hanno raggiunto livelli di costo senza precedenti, rendendo antieconomica la coltivazione del grano, soprattutto nelle aree interne del Mezzogiorno.
Per province come Benevento e Avellino il rischio è concreto. Se questa tendenza dovesse consolidarsi, migliaia di aziende agricole, che coltivano complessivamente circa 100mila ettari, pari a circa il 20% della superficie agricola campana, sarebbero costrette ad abbandonare la cerealicoltura, senza alternative produttive nel breve e medio periodo. Le conseguenze sarebbero pesanti sul piano economico, sociale e ambientale, con ripercussioni sul presidio del territorio, sulla tutela del paesaggio rurale e sull’equilibrio delle aree interne, già segnate dallo spopolamento. Uno scenario analogo interessa anche gli altri principali areali cerealicoli del Mezzogiorno.
Secondo Filomena Marcantonio non si tratta di una normale oscillazione del mercato, ma di una crisi strutturale che richiede risposte altrettanto strutturali. Occorrono strumenti in grado di garantire prezzi remunerativi, rafforzare il potere contrattuale degli agricoltori, valorizzare il grano italiano e assicurare condizioni di concorrenza realmente eque.
«Difendere la cerealicoltura – conclude Marcantonio – significa difendere un pezzo fondamentale dell’economia italiana, la sicurezza alimentare, la qualità delle produzioni e il futuro delle aree interne. Per questo la battaglia contro le distorsioni del mercato, dalle aste al doppio ribasso fino ai meccanismi che comprimono il valore del grano, deve diventare una priorità dell’agenda politica a ogni livello, dal territorio fino a Bruxelles.»














