Craxi l’innovatore e Berlinguer il conservatore

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Scrivo a caldo dopo aver letto quanto dichiarato dall’On. D’Alema in occasione della presentazione del libro “Presunto colpevole” di Marcello Sorgi: “… Non serve mettersi a dire chi, tra Berlinguer e Craxi, fosse più o meno innovativo. I torti nella loro azione politica erano equamente distribuiti. Berlinguer fu un conservatore sul piano istituzionale. Ma fu un innovatore sul piano sociale, ambientale o nelle grandi questioni come il femminismo”. Niente di più falso dal punto di vista storico e politico.

Per far parlare i fatti, è doveroso ricordare che Craxi arriva alla guida del PSI dopo le consultazioni politiche del giugno 1976 che videro trionfare il PCI e il PSI ridotto ai minimi storici. Da qui Craxi iniziò lo svecchiamento del partito rinnovandone, al contempo, l’ideologia. Con il Congresso nazionale a Torino del 1978, lanciò la “strategia dell’alternanza” in risposta al disegno berlingueriano del “compromesso storico” e al “fronte della fermezza” oppose quello della “trattativa” per salvare la vita del presidente Aldo Moro rapito dalle Brigate Rosse, propendendo per un “azione umanitaria nel rispetto delle leggi repubblicane”.

Nel mese di agosto 1978 dopo l’uccisione del Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, Bettino Craxi ruppe ogni legame con Marx e Lenin ed esaltò la figura e il pensiero di Proudhon sottolineando tutte le sostanziale differenze tra comunismo e socialismo democratico e liberale. I comunisti di Enrico Berlinguer gridarono allo scandalo e misero Bettino Craxi in croce.

Nel 1979 Craxi incoraggiò fortemente il voto favorevole del PSI all’istallazione dei missili Nato in Italia per fronteggiare il piano missilistico dei sovietici e questa decisione fu ferocemente osteggiata dai comunisti di Enrico Berlinguer.

Nel 1981 a Palermo in occasione del 42° Congresso del PSI Bettino Craxi rilanciò l’idea di una grande riforma delle istituzioni, dell’economia e delle relazioni sociali, della governabilità e della stabilità e i comunisti di Enrico Berlinguer incominciarono a definirlo un “pericolo per la democrazia”.

Nel 1982 a Rimini lanciò la parola d’ordine “cambiamento” insistendo sulla necessità di rimettere in moto la produzione, combattere l’inflazione, interpretare il nuovo nella società italiana in profonda mutazione socioculturale, trovando un nesso inscindibile fra “meriti e bisogni” e i comunisti di Berlinguer incominciarono a vendere la “trippa di Craxi” nelle feste dell’Unità ed a presentarlo con gli “stivaloni” militari.

Nel 1984 Bettino Craxi affrontò il problema del costo del lavoro e dopo una serie di infruttuosi incontri con i sindacati, il Governo varò il cosiddetto Decreto di “San Valentino”  che determinò quasi azzeramento dell’inflazione (che scende dal 16% al 4%). Una decisione che gli costò l’accusa di “fascista”  da parte dei comunisti di Enrico Berlinguer.

Craxi arrivò alla guida del Paese in un momento di grave crisi strutturale (quando nell’agosto del 1983 il primo Governo Craxi iniziò ad operare la produzione industriale era crollata del 7% e le quotazioni azionarie precipitavano, al punto che, solo pochi mesi prima, si era stati costretti ad un intervento assolutamente eccezionale: la sospensione per tre giorni dell’attività di Borsa per evitare un vero e proprio tracollo) e  al programma dell’austerità considerata come la sola via d’uscita dalla crisi (proposto dai comunisti di Enrico Berlinguer) decise di contrapporre la politica degli incentivi alla ripresa industriale per far uscire il Paese dalla recessione e dalla stagnazione.

I fatti gli diedero ragione (l’Italia arriva al quinto posto nell’economia del mondo con un tasso di sviluppo di circa il 3% annuo ed ottenne per la prima  volta il massimo di affidabilità da parte delle maggiori agenzie di “rating” internazionale che attribuirono all’Italia la valutazione massima, la cosiddetta  tripla A, portandola in questo modo nell’ aristocrazia dei paesi industrializzati)  ed i comunisti di Enrico Berlinguer incominciarono a “bruciare”  i manichini raffiguranti Bettino Craxi durante i cortei di protesta.

Bettino Craxi fu grande modernizzatore che non esitò a far votare “si” ai socialisti quando si doveva decidere l’ingresso dell’Italia nello Sme (primo passo verso la moneta unica), ferocemente osteggiata dai comunisti dell’On. Enrico Berlinguer.

Nel 1990 Bettino Craxi rilanciò il tema della Grande Riforma puntando all’elezione diretta del Presidente della Repubblica e la riforma dei regolamenti parlamentari in modo da rendere più agevole l’azione dei governi e nel mese di marzo a Pontida, Craxi lanciò il nuovo decalogo per l’autonomia delle regioni che reclamava una struttura statuale ai limiti del “federalismo” e i comunisti guidati prima da Berlinguer e poi da Achille Occhetto si misero, ancora una volta, di traverso arrivando ad additare Bettino Craxi come un “nemico della democrazia”.

Per farla breve, Bettino Craxi è stato sicuramente un grande modernizzatore però, il PCI di Enrico Berlinguer ( poi di Achille Occhetto) si mise di traverso e, in poche parole, ha cercato in tutti i modi di ostacolare le riforme craxiane perché assieme alla Democrazia Cristiana non riconosceva al Partito Socialista il merito di volerle portare avanti.

In conclusione, Il partito catto-comunista di Berlinguer e De Mita non mollava: rinviava, rallentava tutto…. fino allo “scoppio” della cosiddetta rivoluzione di Mani Pulite.

Di fronte a questo grande uomo di Stato, a questo grande innovatore  oggi non basta tirare “giù il cappello” bensì è necessario recuperarne il pensiero e l’azione politica se si vuole ridare dignità alla Politica e promuovere la crescita sociale, civile ed economica del Paese.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Amedeo Ceniccola | Ex Sindaco di Guardia Sanframondi

Presidente circolo “B. Craxi” – Benevento





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