Comunicato Stampa

Il Segretario Provinciale del PD denuncia tagli ai fondi e rischi per i comuni montani e le aree interne
Il dibattito di queste settimane sul nuovo elenco dei Comuni montani rischia di distogliere lo sguardo dalla sostanza della legge nazionale sulla montagna (L.131/2025): una scatola vuota, l’ennesima occasione persa per i comuni montani e le aree interne.
Taglio a Regioni e enti locali
Sta passando sotto traccia che la nuova legge nazionale sulla montagna (L.131/2025), nella totale assenza di nuove risorse, priva le regioni del 60% del Fondo per lo Sviluppo della Montagna Italiana (FOSMIT), istituito dal Governo Draghi nel 2022 con 200 milioni di euro annui. Si tratta di risorse destinate alle Regioni per il sostegno alle azioni su sviluppo locale, dissesto idrogeologico, opere pubbliche portate avanti dai Comuni e Unioni dei Comuni.
Calderoli lo ha infatti ammesso candidamente alla Camera: le Regioni dal 2026 avranno dal FOSMIT solo 85 milioni, a fronte dei 200 attuali. Mancano 115 milioni che il Governo dovrebbe gestire direttamente da Roma. Alla faccia del federalismo e dell’autonomia!
Se aggiungiamo a questo il taglio del Fondo Sviluppo e Coesione per 500 milioni previsto dalla legge di bilancio 2026 e la sostanziale conclusione del PNRR, per gli investimenti nelle aree montane e più svantaggiate c’è solo una drastica riduzione di risorse.
In Francia – per fare un esempio concreto di politiche in favore delle aree rurali e svantaggiate – solo con il fondo DETR (Dotation d’équipement des territoires ruraux) viene annualmente destinato 1 miliardo di euro ai comuni rurali, a cui si aggiunge l’FRR (France Ruralités Revitalisation) che prevede centinaia di milioni di euro in esenzioni fiscali e sociali per le aziende che si installano in oltre due terzi (13.000/19.000) dei comuni definiti «fragili».
Nelle pieghe della nuova legge si scorge un ulteriore elemento di cui nessuno parla: una volta definiti i Comuni montani, solo alcuni di loro potranno essere destinatari degli interventi su sanità, scuola, sviluppo economico, servizi ed infrastrutture. Insomma, il cerchio si restringerà ulteriormente rispetto alle misure più importanti necessarie a fare fronte ai problemi delle montagne e delle aree interne/rurali.
Se a questo sommiamo che la legge contiene la delega al Governo per revisionare, entro un anno, tutte le agevolazioni ad oggi esistenti con l’obiettivo di destinarle solo all’elenco dei Comuni montani di cui si sta attualmente discutendo, ci rendiamo conto che, purtroppo, non è irrilevante essere o meno in quell’elenco, non solo per l’oggi ma anche per il domani.
Essendo questo elenco di comuni montani la base per i successivi provvedimenti, ci saranno territori che rischiano di perdere le attuali agevolazioni e di non poter rientrare neanche nel novero delle aree dove verranno messe in campo le misure previste dalla legge su servizi, tutela del territorio e sviluppo economico.
D’altronde, il caos scatenato sulla classificazione dei Comuni montani non è casuale: i vergognosi giudizi espressi da Calderoli alla Camera sui 1.100 Comuni che sarebbero esclusi con la nuova classificazione corrispondono alla volontà del Governo di mettere l’uno contro l’altro territori comunque fragili, forse per evitare di parlare dei contenuti di una legge che, nella sostanza, tradisce tutti gli impegni elettorali ed i proclami del centrodestra.
Invece, come dice sovente Elly Schlein: «le aree interne e rurali dovrebbero essere uno sguardo da adottare in ogni politica pubblica». Uno sguardo da cui la destra di governo si è totalmente ritratta, finendo per calpestare, ancora una volta, i diritti e le opportunità dei territori più svantaggiati.















