Rifiuti, Ceniccola: “No al biodigestore anaerobico nella provincia sannita”

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Riceviamo e pubblichiamo – Fiorenza Ceniccola

Ceniccola: “I rifiuti dappertutto sono una risorsa, in Campania sono un problema dannoso e costoso”.

Apprendo dalla stampa che in provincia di Benevento si sta per realizzare una “svolta storica” in merito alla gestione dei rifiuti dopo la firma dell’accordo di “collaborazione istituzionale tra Regione, Provincia, Ato e Samte per il riavvio del ciclo impiantistico” e l’impegno assunto da parte del vice presidente della Regione Campania, on. Bonavitacola, di erogare “un finanziamento di 20 milioni di euro per dare vita a un biodigestore anaerobico e a una stazione di trasferenza temporanea, cui si aggiungono 1,8 milioni di euro per rimuovere le 11mila tonnellate di rifiuti accumulate da alcuni decenni a Casalduni”. In piena campagna elettorale per l’elezione del nuovo Presidente della provincia di Benevento (prevista per il giorno 28 luglio p.v.) spuntano decine di milioni di euro e soluzioni definitive per risolvere un problema che si trascina da alcuni decenni. È forte la voglia di gridare: “Toh… che coincidenza”.

La Regione Campania a dieci giorni dal voto per eleggere il nuovo Presidente della provincia di Benevento curiosamente trova e stanzia circa 22 milioni di euro per interventi nel territorio sannita finalizzati a risolvere un problema antico e angosciante per la salute dei cittadini.
Anche il più disincantato dei cittadini capisce che siamo di fronte all’ennesimo episodio di politica politicante che conferma la … magia delle elezioni”. Ma, l’argomento è troppo serio e senza alcun amore di polemica mi permetto di far notare che trattasi di una scelta “sbagliata” e, a mio avviso, in alternativa al biodigestore anaerobico sarebbe molto più conveniente realizzare un impianto per la produzione di “compost” (a servizio esclusivo della provincia sannita) potenzialmente vendibile sul mercato come fertilizzante per i nostri preziosi vitigni autoctoni in sostituzione di quei concimi chimici pagati a peso d’oro e sicuramente inquinanti per l’ambiente.

Inoltre, per smentire qualche malpensante che pensa che la contrarietà alla biodigestione anaerobica abbia come scopo “solo quello di alimentare demagogicamente il dibattito” mi sia consentito di sottoporre all’attenzione dei tecnici impegnati nello smaltimento dei rifiuti e di tutti gli amministratori provinciali il processo della “gassificazione dei rifiuti o pirolisi” già operativo negli Stati Uniti da decenni e che permette di riconvertire in energia gli scarti urbani e industriali senza ripercussioni sull’ambiente e a costo zero.

Si tratta di un sistema che mira a risolvere la questione ambientale e offre alle aziende uno strumento per risparmiare sui costi di smaltimento e quelli energetici. Si tratta di un processo di gassificazione che trasforma il carbonio presente nei rifiuti in un reattore primario funzionante a soli 450 gradi. La pirolisi ha il vantaggio di non generare diossina o furani la cui formazione ha luogo a temperature maggiori. Dal processo si libera ossido di carbonio che viene bruciato in un reattore secondario a circa 1200 gradi, generando vapore surriscaldato che, grazie ad una turbina, produce energia elettrica e, successivamente, può essere utilizzato per il teleriscaldamento.

Il residuo solido nelle celle primarie è costituito da ferro, alluminio e ceneri e, dopo il recupero dei metalli, anche le ceneri trovano un utilizzo nell’industria. Gli impianti “Gassificatori e pirolizzatori” hanno una tipologia modulare e possono essere realizzati con potenzialità diverse oscillanti dalle 50 tonnellate al giorno fino alle 2000 tonnellate. Per la nostra provincia potrebbe essere ideale una struttura che ne raccolga 50 tonnellate.
Forse, con i 2 milioni di euro che si pensa di spendere per “trasferire” in Africa e/o nel Nord Europa le 11mila tonnellate di rifiuti accumulate a Casalduni si potrebbe già costruire un simile impianto. Meglio di così!





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