Sepino, dagli scavi emerge una prestigiosa domus di età imperiale

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Le indagini condotte tra il 2023 e il 2025 nel sito archeologico di Saepinum riportano alla luce una dimora con continuità di vita fino al VI secolo, tra nuovi dati sull’urbanistica e le fasi più antiche della città

Dagli scavi nel Parco archeologico di Saepinum emerge una domus di età imperiale che arricchisce la conoscenza dell’antica città romana.

Le ricerche, svolte tra il 2023 e il 2025 e finanziate con fondi di Sviluppo e Coesione e del Ministero della Cultura attraverso la Direzione generale Musei, si sono concentrate nell’area di Porta Bojano. Qui è stata individuata una vasta residenza con ingresso monumentale affacciato sul decumano principale.

L’edificio presenta una continuità d’uso dalla prima età imperiale fino al VI secolo, con tracce che testimoniano le trasformazioni della città nel tempo. Le dimensioni della struttura sembrano inoltre estendersi oltre l’area attualmente indagata.

I materiali rinvenuti documentano le diverse fasi di vita del sito: dalle ceramiche e dagli elementi decorativi di età augustea e tiberiana, fino alle ceramiche comuni e sigillate africane dei secoli successivi, mentre tra IV e VI secolo alcuni ambienti risultano destinati ad attività produttive e di deposito.

Le indagini hanno interessato anche il Foro, con la ripresa degli scavi nell’area retrostante l’Arco dei Nerazi dopo oltre vent’anni, e stanno contribuendo a definire meglio la struttura del complesso monumentale.

Approfonditi anche i dati sulle fasi precedenti alla città romana, con evidenze del passaggio dall’insediamento sannitico di età ellenistica alla successiva organizzazione urbana. Accanto alle canalizzazioni fognarie sono stati individuati ambienti e vasche di un edificio produttivo tardo-repubblicano, probabilmente legato alla lavorazione della lana.

Ulteriori elementi arrivano infine dagli interventi PNRR sul cardo massimo nell’area di Porta Terravecchia, che contribuiscono a restituire un quadro più completo dell’evoluzione di Saepinum.

Fonte Stefano Milani da ‘Il giornale dell’arte’