S(t)uoni Art Residency: l’arte contemporanea contro lo spopolamento dei borghi

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Comunicato Stampa

Concluso con successo il progetto PNRR: Castelpoto diventa un museo a cielo aperto con installazioni permanenti e panchine sonore

Si è conclusa con uno straordinario riscontro di pubblico e di critica la giornata di restituzione finale di S(t)uoni Art Residency, il progetto promosso e realizzato dal Comune di Castelpoto, finanziato dal Ministero della Cultura e sviluppato in coprogettazione con l’Associazione Culturale Interzona APS.

​Un percorso d’eccellenza che costituisce un vero e proprio unicum nel panorama nazionale dei finanziamenti del PNRR – Bando Borghi (Ministero della Cultura – NextGenerationEU). L’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Vito Fusco ha scelto di scardinare i tradizionali modelli di rigenerazione basati esclusivamente su interventi infrastrutturali, proponendo un’idea radicalmente innovativa: trasformare Castelpoto in un laboratorio permanente di ricerca situata, dove l’arte contemporanea, l’ecologia sonora e la creatività diffusa diventano motori d’azione sociale ed economica. Il progetto ha innescato un confronto inedito, basato sul dialogo tra studiosi, ricercatori, istituzioni locali e artisti di caratura internazionale, trasformando Castelpoto in un modello avanzato di governance culturale e di contrasto allo spopolamento delle aree interne.

Un dialogo inedito tra ricerca accademica, istituzioni e scena internazionale

​Il valore pionieristico della proposta dell’Amministrazione risiede nella capacità di aver costruito una piattaforma di confronto interdisciplinare di altissimo profilo. Durante i mesi di lavoro e nel corso della tavola rotonda di ieri in Sala Consiliare, le istituzioni locali si sono intrecciate in un dialogo stretto e continuativo con ricercatori universitari, sociologi, teorici della ruralità e artisti di fama internazionale.

​L’aver ospitato nel borgo sannita figure artistiche e di ricerca provenienti da variegati contesti internazionali – capaci di immergersi per diverso tempo nella vita comunitaria – ha permesso di attivare uno scambio bidirezionale: da un lato la comunità locale ha riscoperto la complessità del proprio patrimonio immateriale; dall’altro la comunità scientifica e artistica ha trovato in Castelpoto un osservatorio vivo e reattivo per ripensare il futuro delle aree interne.

​”Dopo l’esperienza con l’accoglienza, abbiamo compreso che aprirsi al mondo genera futuro. Ieri non abbiamo inaugurato semplici installazioni, ma un percorso di arte pubblica nato dalla ricerca internazionale e dalla contaminazione”, dichiara il Sindaco di Castelpoto, Vito Fusco.

​”In un Mezzogiorno troppo spesso narrato attraverso la mancanza, eleggere l’arte a motore di rigenerazione è un atto politico e di resistenza civile. Le nostre opere non sono ornamenti, ma agenti di trasformazione contro la rassegnazione. Abbiamo così dato vita a un museo all’aperto senza barriere né biglietti, uno spazio pubblico di sperimentazione e innovazione permanente che sfida la marginalità e la disattenzione dei livelli istituzionali superiori, troppo spesso inclini a considerare inesorabile il declino dei nostri territori. Osare con l’arte significa rifiutare questa condanna, rigettare la mera conservazione e trasformare i nostri borghi in laboratori vivi, capaci di inventare e costruire nuove strade per il domani”, conclude il primo cittadino.

Un museo a cielo aperto: le opere permanenti nel tessuto urbano

​A seguito dell’incontro in Sala Consiliare, il tour guidato ha svelato l’insieme delle installazioni site-specific che da oggi arricchiscono in modo permanente il patrimonio di Castelpoto:

  • Il circuito delle “Panchine Sonore” (Antje Greie-Ripatti – AGF, Enrico Coniglio, Flavia Massimo): Dislocate in punti strategici del tessuto urbano, queste sedute interattive permettono a cittadini e turisti di fruire, tramite codici QR in ceramica, di un patrimonio di archivi sonori, paesaggi d’ascolto (field recording) ideati e creati dagli artisti a partire dal dialogo con il territorio e la comunità.
  • L’opera “In tondo nello spazio” di Giovanni Gaggia (in collaborazione con Tramandars ETS): situata nel cuore di Piazza Garibaldi, un’antica botte vinaria recuperata, restaurata e interamente dorata si trasforma, dal tramonto all’alba, in una cassa di risonanza che intreccia le voci, i ricordi e le storie degli abitanti di Castelpoto a suggestioni dedicate all’artista sarda Maria Lai, creando un ponte poetico tra memorie comunitarie e arte pubblica contemporanea.
  • Le installazioni di Gil Delindro (“Lava Lavra”) e del Collettivo La Foresteria (“Retabolo della memoria e dei suoi silenzi”, esito del progetto Expanded Ruralism, Territories in Motion di Edgar Endress, Giusy Checola): un nucleo di opere scultoree e multimediali site-specific permanenti nate da una lunga indagine situata tra lo spazio pubblico urbano attuale e le rovine del centro storico abbandonato. Gli interventi connettono la memoria sismica e rurale del Sannio alle urgenti riflessioni globali sulle trasformazioni ecologiche contemporanee, l’instabilità della materia e il rapporto tra natura e antropizzazione.
  • Il corpus di progetti mediali, il docufilm e la pubblicazione “Fare luogo”: il patrimonio del progetto si completa con la ricerca visiva del laboratorio fotografico Alfabeto curato da Giacomo Por, i podcast di Tommaso Nudo, il film documentario diretto da Antonello Carbone (Aspidistra Film) e il volume saggistico ‘Fare luogo. Arte e ruralità in movimento a Castelpoto’.

​Tutti i contenuti mediali, teorici e sonori confluiranno nell’archivio digitale dell’Osservatorio della Ruralità Futura, garantendo la permanenza dell’eredità culturale del progetto.

​I dettagli sulle opere installate e i materiali di approfondimento sul percorso di residenza sono consultabili anche sul sito ufficiale del progetto.