Pillole dalla zona rossa: la vedetta della Valle, Guardia Sanframondi

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Si avvicina dicembre e con il suo arrivo comincia il conto alla rovescia per la fine di questo 2020 che andrà via e porterà con sé, si spera, tutti i dispiaceri. Un anno tremendo, che ci ha toccato in negativo le corde del cuore e quelle delle nostre emozioni. Non ci resta che sperare che il prossimo anno sia completamente diverso, innovativo, se vogliamo considerare questo come un anno zero, un anno di ripartenza, un anno che ci riporti pian piano alla nostra normalità. Eppure, per quel che mi riguarda, la positività verso certi interessi non si è mai affievolita. Guardia Sanframondi, per esempio, è sempre stata portatrice di grandi sentimenti, di forti emozioni, e in queste pillole parliamo di lei.

Il Castello, foto di Assuntina Lombardi

La prima carta che documenta, con una citazione, l’abitato del borgo risale al 1268, con l’iscrizione di Guardia Sancti Fraimundy, toponimo che sembra alludere alla presenza di San Fremondo, monaco benedettino, da cui hanno poi tratto il nome sia il luogo che la famiglia dei Sanframondo. Eppure, già nell’856 il borgo è citato come Bicu de Fremundi da cui, secondo alcune ipotesi, sarebbe derivato il nome di Sanframondo al condottiero normanno Raone, primogenito della famiglia che, alla fine del secolo, divenne feudatario di Guardia. In ogni caso, la località assunse il nome di Warda, ossia luogo di guardia, di vedetta, sfruttando l’elevata e strategica posizione collinareE, proprio da questa bella collina, si riesce a dominare con lo sguardo tutta la Valle del medio e basso corso del fiume Calore. I conti Sanframondo dotarono Guardia di un enorme castello che permetteva il controllo dell’intera vallata, dove in questo momento mi trovo, baluardo dell’intero sistema di difesa sannita. Il Castello è un po’ il simbolo storico e architettonico di Guardia, che nel tempo ha assunto una sagoma da palatium. Negli anni Ottanta dello scorso secolo, dopo anni di restauro e di ricostruzione, si sono recuperate le rovine di ambienti e del bellissimo giardino pensile allestito a teatro all’aperto destinato alle rappresentazioni teatrali, alle proiezioni cinematografiche, a eventi, incontri, presentazioni di libri, manifestazioni interculturali organizzate durante le numerose manifestazioni estive di cui Guardia Sanframondi si rende protagonista. Il castello è davvero la vedetta della Valle, da cui si gode di un singolare panorama.

C’è un richiamo, un forte richiamo verso la Vergine che Guardia ama come una Madre, il cui culto unisce tutti in quella grande Fede, in quella immensa devozione di cui il popolo guardiese è rinomato. Una tradizione che rievoca Riti molto antichi e che, a scadenza settennale, fa issare i nobili sentimenti di ogni abitante del borgo del Sannio verso una devozione naturale nei confronti dell’unica figura materna che Guardia riesce a riconoscere. Nel bel Santuario mariano dell’Assunta e di San Filippo Neri, Basilica Pontificia di Guardia Sanframondi, troviamo la luminosissima struttura architettonica a croce latina, a tre navate, la cui centrale è, ovviamente, dedicata all’Assunta. Lei è lì, in fondo, in una nicchia ricavata sotto a un maestoso baldacchino settecentesco, sempre illuminata, per dare luce a Colei che di luce ne ha già tanta e la dirama ovunque, verso chiunque le volga lo sguardo. Maria, infatti, è in atto benedicente, assieme al Bambino che ha in braccio, guarda dritto negli occhi di chi si prostra ai suoi piedi, in una commovente scena di comunione verso il fedele. Da secoli, la Vergine è vestita da una veste di seta ricamata d’oro, che non fa altro che esaltarne la luce e la bellezza. Le stelle sul manto d’oro trapuntato ne esaltano purezza e lucentezza. Lei è la Madre di ogni guardiese, di ognuno che con la sua più grande e profonda devozione si rapporta a Lei in una dimensione difficile da spiegare. 

Panorama, foto di Marco Conte

In copertina, via Dietro gli orti, foto di Barbara Serafini.

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