Pillole dalla zona rossa: Pietraroja, il borgo delle eccellenze

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È lunedì, e comincia una nuova settimana. Di lavoro, di studio, di progetti. E di zona rossa. Periodo di incertezze, di inquietitudini, talvolta, di dubbi e perplessità. Eppure, l’unica certezza che abbiamo è quella di voler andare in giro, conoscere, guardare, visitare, assaggiare. Per esempio, se dico Pietraroja cosa vi viene in mente? A me un piccolo, piccolissimo borgo ricco di eccellenze. A cielo aperto o a carattere gastronomico, le pillole di oggi ci regalano un rapido excursus narrativo di questo delizioso gioiello alle falde del Matese.

Pietraroja è oggi considerato un vero e proprio museo all’aperto, da tutelare e sempre più migliorare per la nostra cultura e per il sapere che tramanderemo. Si pensa che oltre a Ciro, a Pietraroja potrebbe esserci dell’altro e che questo piccolo paesino possa raggiungere vette di importanza e fama a livello planetario. Ciro è uno dei ritrovamenti più straordinari legato a questo piccolo borgo di poche centinaia di abitanti. Si tratta di un cucciolo di dinosauro dal peso di 200 grammi e vissuto 113 milioni di anni fa, che ha fatto del piccolo centro di Pietraroja, paese che prende il suo nome dal colore della bauxite (pietra rossa) presente in grandi quantità nella zona, la sede di un ente geopaleontologico di grande rilevanza, il cui museo è stato allestito addirittura da Piero Angela. Nel 1978, il geologo Scipione Breislack segnalò per primo la presenza di pesci fossili nei dintorni di Pietraroja, e oggi, grazie anche al suo iniziale contributo, il Parco Geopaleontologico di Pietraroja è uno dei più importanti giacimenti fossiliferi italiani, conosciuto da più di 200 anni. In passato, ossia milioni e milioni di anni fa, in questo territorio vi era una piccola laguna le cui particolari condizioni ambientali e geologiche hanno permesso la conservazione degli organismi marini e terrestri che tutt’oggi possiamo ammirare come reperti fossili.

Nell’Annuario generale del Regno del 1933, Pietraroja era indicata come “località alpestre, di rigidissimo clima, alle falde del Monte Mutria”. E si aggiungeva: “Si producono ottimi prosciutti che vengono esportati“. Il Prosciutto di Pietraroja è riconosciuto come PAT – Prodotto Agroalimentare Tradizionale dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, su proposta della Regione Campania. È caratteristico per la sua essiccazione naturale, la lieve affumicatura e una morbida consistenza. I Carrati sono pasta fresca di grano duro lavorata a mano attraverso l’uso di un fuso (detto anche fusiglio carriato) di acciaio o rame lungo circa 15 centimentri appartenente immancabilmente al corredo delle spose. In passato, questa prelibatezza di conservava per eventi importanti o solenni, quali matrimoni o qualsiasi evento religioso importante. La seronta, piatto di origine pastorale, è ottenuta con lardo soffritto insieme a cipolla, acqua, sale a cui vengono aggiunti pezzi di pane. La ricetta viene arricchita da aggiunta di uova e/o funghi ma oggi è molto apprezzata la variante con pancetta o pomodori freschi.

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