Da Sagra a Festa dell’Uva,breve storia della tradizione di Solopaca

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Il termine “sagra” deriva dal latino: dall’aggettivo sacer, all’accusativo sacrum (sacro). Feste popolari che nell’antichità venivano celebrate davanti alle chiese da cui, ad esempio, deriva il termine sagrato: lo spazio antistante la chiesa, compreso nell’area consacrata, che ha la funzione di filtro tra il luogo sacro e lo spazio esterno.

I vari momenti dell’anno (l’inverno, la primavera, la mietitura, la vendemmia) venivano celebrati con feste religiose, per ringraziare la divinità o per propiziarsi la bella stagione; durante le sagre, nell’antichità, venivano offerti i prodotti della terra, che venivano poi consumati dalla comunità intera.

Oggi per Sagra si intende, soprattutto, una festa popolare di carattere locale a cadenza annuale che non necessariamente è legata ad una festa religiosa, ma si celebra, spesso, per promuovere un territorio e la sua enogastronomia, presentando il prodotto che più di tutti contribuisce all’economia locale: uva, vino, castagne, pannocchie ed altri prodotti tipici.

Sebbene oggi le feste vengano spesso presentate come autentiche e storiche, la loro vocazione turistica è relativamente recente, risalente al XX secolo; la strategia enogastronomica e la “fortuna” delle feste moderne nasce, in buona parte, dalla rivalutazione della campagna come luogo di radici e valori genuini.

La seconda domenica di settembre a Solopaca, nel beneventano, ha luogo La Festa dell’Uva, che vuole essere la rievocazione di un’antica tradizione di offerta dei prodotti della terra alla divinità, la cui origine è, forse, da ricercarsi nelle celebrazioni religiose in onore della Madonna Addolorata e che risale, sembra, al 1700.

La Confraternita della Madonna Addolorata, durante il periodo della vendemmia, allestiva dei carretti, trainati da buoi, che trasportavano vari generi agricoli fino a Piazza Vittoria e venduti all’asta con il cui ricavato si finanziavano le attività religiose della stessa confraternita.

La Festa “moderna”, ha una sua data di nascita (almeno nelle intenzioni) “Tutto cominciò quella sera del 4 agosto 1977…” com’ è riportato nel libro ”La Festa dell’Uva ai tempi del Mommo” di Antonio Minauro a cura della Pro Loco di Solopaca, ma è nel 1978 che la festa con il tempo caduta in disuso venne recuperata. Per iniziativa del Comitato Festa, poi ProLoco, si organizzò la sfilata dei carri allegorici grazie all’Associazione dei Maestri Carraioli.

Tredici carri allegorici, come i rioni di Solopaca, inizialmente realizzati con grappoli di uva e festoni di vite, poi, successivamente, con acini d’uva che ricoprono minuziosamente le scene che ogni anno rappresentano il tema scelto per celebrare la Festa.

Sbandieratori, tamburini, majorette, bande, gruppi folk, mascherate, bottari e il Corteo storico dei Ceva-Grimaldi percorrono la via principale del paese in mezzo alla folla festante che ogni anno non manca di partecipare alla festa che ritorna puntualmente la seconda domenica di settembre come una tradizione affermata e destinata a durare.