
La storia del Centro Sociale Leoncavallo chiuso a Milano, si è incrociata con quella di Fausto e Iaio, di cui per un periodo portò il nome, i due giovani ragazzi assassinati a Milano il 18 marzo 1978 ai quali è intitolata la piazza antistante l’edificio della Scuola Primaria di Telese Terme.
Il primo, vero ed unico, per me, Leoncavallo nacque nel 1975.
La prima occupazione, il 18 ottobre 1975, fu di un piccolo stabile di via Mancinelli, nella periferia nord-est della città, ad opera di alcuni “comitati di caseggiato” (in particolare di Casoretto e Lambrate), dei collettivi antifascisti della zona e Avanguardia Operaia, e di qualche esponente dei movimenti Lotta Continua e Movimento Lavoratori per il Socialismo.
L’edificio, precedentemente utilizzato da tre aziende, era in stato di abbandono da anni: una volta entrati nello stabile gli occupanti si resero conto dell’enorme magazzino abbandonato adiacente, di oltre 3600 m², che si affacciava su via Ruggero Leoncavallo da cui prese il nome.
Detto anche LEONKA era uno spazio che si prestava a numerose attività: concerti, assemblee, spettacoli teatrali, corsi e molto altro. Nello spazio del Centro Sociale nacque la “Casa delle Donne”, ragazze che si definivano “gruppi di formazione e autocoscienza”, che diedero al centro un marcato indirizzo “sociale”: la paura era che il Centro fosse visto ed avvertito come un luogo prevalentemente politico, vicino all’area più estrema della sinistra e fucina di giovani dediti alla violenza armata. Una delle attività più fortunate fu l’organizzazione degli spettacoli ed in particolare i concerti: la PFM e gli Area, Franco Battiato – al tempo sconosciuto -. La serata fu un vero fiasco, suonava musica elettronica incomprensibile. C’era un concerto anche la sera che assassinarono Fausto e Iaio: una band di musica blues capitanato da Fabio Treves.
Si formò un gruppo di teatro alternativo, e furono ospitate diverse compagnie come quella di Teatro Popolare e la nascente Compagnia dell’Elfo.
Le attività tendevano a coinvolgere la gente del quartiere, per esempio la “Scuola Popolare” che permise a molti lavoratori di conseguire la licenza media, una scuola di falegnameria frequentata dal mio amico Iaio ed anche una scuola di taglio e cucito. Queste attività consentirono di avvicinare al centro sociale persone di tutte le età, ed il radicamento nel quartiere.
Dopo l’assassinio di Fausto e Iaio il centro sociale cambiò volto, molti rimasero scossi e pian piano si allontanarono (anche per paura), in quegli anni cresceva il mercato dell’eroina e molti giovani che frequentavano il centro ne rimasero vittime, il “movimento” andava disgregandosi e la lotta armata si faceva sempre più feroce.
Nel ’78 inoltre iniziarono ad aprirsi divergenze forti all’interno della gestione del centro sociale c’era chi vedeva l’occupazione come uno spazio di aggregazione alternativa, un tentativo di ricomposizione di classe sul territorio; altri la intendevano come luogo per condurre battaglie politiche di carattere più generale. Il comitato di gestione non riusciva più a controllare le attività e si infiltravano nel Centro sconosciuti vicini all’area Punk, alla droga e alla violenza.
La mia occasionale partecipazione alle attività del centro sociale terminò dopo i funerali di Fausto e Iaio, e non ci tornai più.
Nel 1994 la sede storica venne definitivamente abbandonata e fu assegnata per sei mesi una sede in via Salomone.
L’8 settembre “94 venne occupata una ex cartiera in via Watteau, in zona Greco, dove è rimasta fino a poche mattine fa.
















