
Durante la guida della Cina, Mao sviluppò una politica marxista-leninista e fu promotore di un’alleanza con l’Unione Sovietica, lanciando, nel 1966, la cosiddetta ‘rivoluzione culturale‘
L’1 ottobre 1949 il Grande Timoniere Mao Zedong dichiarò la fondazione della Repubblica Popolare Cinese dopo la sconfitta dell’esercito del nazionalista Chiang Kai-shek, chiudendo così il “secolo dell’umiliazione”. Fu indicata come Cina popolare, al fine di distinguerla dalla Repubblica di Cina, dalla quale ereditò quasi l’intero territorio.
Durante la guida della Cina, Mao sviluppò una politica marxista-leninista e fu promotore di un’alleanza con l’Unione Sovietica, lanciando, nel 1966, la cosiddetta rivoluzione culturale, che aprì un decennio di caos che portò a scuole chiuse e fabbriche in sciopero.
Mao promosse diverse riforme per trasformare il Paese, spesso utilizzando metodi violenti: la riforma agraria cinese per ridistribuire le terre agricole, la campagna per la soppressione dei controrivoluzionari, e le campagne dei tre anti e dei cinque anti, dirette contro la corruzione e i detentori di grandi capitali.
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