Comunicato Stampa

Intervento da 7 milioni di euro con fondi PNRR: tempi di cantiere ridotti dell’85% ed evitato il fermo delle attività sanitarie
Mettere in sicurezza un ospedale dal terremoto senza chiudere reparti, senza trasferire pazienti e senza fermare l’attività sanitaria. È il risultato dell’intervento di miglioramento sismico realizzato all’Azienda Ospedaliera San Pio di Benevento, Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale ed Alta Specializzazione DEA di II livello – oltre 43.000 accessi al Pronto Soccorso nel 2025 – dove ISAAC, deep-tech italiana nata dalla ricerca del Politecnico di Milano, ha installato 50 Active Mass Damper sulla copertura di due corpi dell’edificio, con il supporto del Gruppo Acrobatica per le lavorazioni in facciata eseguite su doppia fune di sicurezza.
Un edificio strategico in una delle zone a più alto rischio sismico
L’edificio, in calcestruzzo armato, risale al 1979 ed è composto da due corpi di sette piani fuori terra, con uno e due piani seminterrati, per una superficie di circa 660 e 910 metri quadrati per piano. Si trova in zona sismica 1, quella a più alta pericolosità del Paese. I lavori si sono conclusi nel 2026 e il sistema è oggi attivo, con un monitoraggio continuo del comportamento dell’edificio.
Dal progetto tradizionale alla soluzione attiva
Il progetto esecutivo originario prevedeva rinforzi strutturali tradizionali estesi a gran parte dell’edificio. In fase di cantierizzazione si è rivelato difficilmente realizzabile: lavorazioni così invasive avrebbero reso molto complesso garantire la piena operatività di reparti, percorsi sanitari e apparecchiature. Con una variante al progetto, la scelta è caduta su un sistema di controllo attivo delle vibrazioni ISAAC in copertura, integrato con interventi di rinforzo mirati e localizzati, in sostituzione della più ampia gamma di opere previste in origine.
Il sistema è composto da 50 assi inerziali Electro-Pro 45x, 18 sul corpo A1 e 32 sul corpo A2. Sensori distribuiti nell’edificio ne rilevano il movimento in tempo reale; un algoritmo di controllo elabora i dati e comanda le masse mobili installate in quota, che generano forze opposte alle oscillazioni provocate da un sisma. L’installazione è stata organizzata in sei zone operative e articolata in tre fasi. Prima dell’ingresso in cantiere sono stati analizzati vincoli, accessi, interfacce e sequenze operative, pianificando trasporto e sollevamento in funzione degli spazi disponibili e dell’operatività dell’ospedale. Le lavorazioni sono poi state coordinate con impresa, Direzione Lavori e committenza, in fasi progressive e nel rispetto del cronoprogramma di progetto. Infine, macchine e impianto sono stati testati in campo, verificando componenti, software, segnali e funzionamento complessivo prima della messa in servizio e del collaudo.
Il costo che non si vede: quello dell’ospedale fermo
In un ospedale il costo di un cantiere non si misura solo in opere strutturali. Uno scenario di intervento tradizionale avrebbe richiesto 19-24 mesi di lavori invasivi diffusi all’interno dell’edificio (rinforzi in FRP e metallici, carpenterie e setti aggiuntivi, incamiciature in calcestruzzo armato, beton plaque, confinamento CAM). Con la soluzione adottata il cantiere è durato 12 settimane, con una riduzione dei tempi di cantiere di circa 85-89%, e l’ospedale è rimasto operativo al 100%. Secondo la stima di ISAAC, che mette a confronto i diversi scenari di intervento considerando la durata dei lavori invasivi, i tempi medi di consegna e il valore della produzione annua dell’Azienda Ospedaliera, i costi indiretti evitati sono pari a circa il 95% di quelli dello scenario tradizionale, ovvero circa 95 milioni di euro. Sul piano dei costi diretti, la variante con AMD è stimata in circa 7 milioni di euro, a fronte dei circa 5 milioni del progetto tradizionale. Sono stime calcolate nell’ipotesi limite di perdita totale della produzione ospedaliera per la durata dei lavori.
Il lavoro in quota di Acrobatica
Acrobatica si è occupata del ripristino delle aree deteriorate e dell’installazione delle piastre di rinforzo in facciata e delle canaline che corrono dalla copertura fino al piano terra dell’edificio, al cui interno i tecnici partner di ISAAC hanno fatto passare i cavi di collegamento tra le macchine necessarie per l’adeguamento sismico dello stabile, in tutti i punti della struttura ospedaliera in cui non si sarebbe potuto accedere in altro modo. Le lavorazioni, quindi, hanno interessato aree dell’ospedale difficili da raggiungere, nelle quali Acrobatica è intervenuta con il proprio sistema di accesso su doppia fune di sicurezza garantendo all’Ospedale piena operatività durante tutta la durata dei lavori.
”Un ospedale è l’edificio che deve funzionare proprio quando la terra trema, e non può permettersi di chiudere per mettersi in sicurezza. A Benevento il progetto tradizionale si è scontrato con questa realtà; la soluzione attiva ha permesso di raggiungere l’obiettivo lavorando dall’alto, in poche settimane, senza togliere nulla ai pazienti. Il vero risparmio non è solo sul cantiere, ma su tutto ciò che non si è dovuto fermare”, dichiara Alberto Bussini, CEO e founder di ISAAC.
”Operare su un ospedale attivo richiede precisione, pianificazione e rispetto per chi vi lavora e per chi vi è ricoverato. Con la doppia fune di sicurezza possiamo raggiungere punti dell’edificio altrimenti difficili da servire, riducendo al minimo l’impatto del cantiere. Questa collaborazione con ISAAC mostra come competenze diverse possano unirsi per rendere più sicuro il patrimonio pubblico italiano”, afferma Anna Marras, CEO del Gruppo Acrobatica.
Prevenire costa meno che ricostruire
La messa in sicurezza sismica degli ospedali è una priorità nazionale. La linea del PNRR “Verso un ospedale sicuro e sostenibile” dispone di circa 889 milioni di euro per interventi antisismici nelle strutture sanitarie, a cui si aggiungono 126,6 milioni l’anno dal 2027 al 2036 per l’edilizia sanitaria. Il nuovo Programma nazionale di mitigazione della vulnerabilità sismica degli edifici pubblici, approvato il 31 luglio 2026, mette a disposizione 285 milioni e assegna agli ospedali il punteggio massimo.
Sono risorse importanti, ma piccole rispetto al costo del non intervenire. Dal 1968 lo Stato ha stanziato oltre 135 miliardi di euro per ricostruire dopo otto terremoti distruttivi, e circa 20 miliardi devono ancora essere spesi entro il 2047. In un ospedale, a questo si aggiunge il costo dell’interruzione dei servizi: per questo la continuità operativa diventa un criterio di progetto al pari della sicurezza strutturale.
Il tema riguarda da vicino la Campania. Il 13 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il Piano straordinario per i Campi Flegrei: 100 milioni di euro l’anno per dieci anni per ridurre la vulnerabilità sismica degli edifici, con priorità per scuole e servizi pubblici essenziali. La sfida ora è trasformare queste risorse in prevenzione concreta e rapida. Benevento dimostra che si può mettere in sicurezza un edificio strategico in poche settimane, senza interromperne le funzioni.







































