Amedeo Ceniccola: lettera aperta al Sindaco Giuseppe Sala

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Egregio Sindaco,

apprendo dalla stampa che il Consiglio Comunale della civilissima città di Milano non è riuscito a trovare una sola buona ragione per ricordare il primo socialista (e primo milanese) presidente del Consiglio che risponde al nome di Benedetto (Bettino) Craxi e pur rispettando l’opinione di quei Consiglieri che, ancora oggi, pensano che Craxi sia stato “un corrotto e un latitante” mi consenta di ricordarLe che:

  • Il 19 gennaio 2000 Bettino Craxi è morto esule ad Hammamet  e vale la pena ricordare che il governo dell’epoca (presieduto dall’on. D’Alema)  e il Presidente della Camera Luciano Violante proposero di tributare a Craxi i funerali di Stato in Italia che la Legge prevede solamente per le più alte cariche istituzionale e per quelle personalità “che abbiano reso particolari servizi alla Patria, nonché per quei cittadini che abbiano illustrato la nazione italiana”.
  • La Corte di Giustizia Europea dei diritti umani ha condannato lo Stato italiano per violazione dell’articolo 6 della Convenzione di Strasburgo sull’equo processo. In poche parole, la Corte europea ha sancito che i più elementari diritti e le regole del diritto furono violati pur di arrivare ad una condanna del leader socialista. In sostanza, il Presidente Craxi è stato vittima di un processo ingiusto e non venne messo in condizione di difendersi.
  • Il Procuratore Capo del Tribunale di Milano Gerardo D’Ambrosio (poi Senatore della Repubblica eletto nella lista dei Democratici di Sinistra) fu  il primo a riconoscere che “..l’ex segretario del PSI non ha mai intascato soldi a titolo personale” e  confermò in più occasioni che “… Bettino Craxi aveva ragione quando affermava che il sistema dei partiti della prima Repubblica si reggeva sul finanziamento illecito” che vale la pena ricordare, a chi lo avesse dimenticato, è stato amnistiato sino al novembre ’89, depenalizzato se compiuto dopo il ’93 e colpito penalmente solo se commesso in quell’intervallo di 4 anni. Una legislazione a singhiozzo con reati che appaiono e scompaiono a seconda degli anni (sic!). Solo chi è accecato dalla faziosità non riesce a capire che questo tipo di legislazione ha lesionato il principio di eguaglianza del cittadino davanti alla legge, anche del cittadino Craxi che per questo motivo è stato costretto a rifugiarsi nella baia di Hammamet per difendere la propria libertà e la propria incolumità (se bastò un voto del Parlamento, che negò l’autorizzazione a procedere, per scatenare il tentativo di linciaggio di Piazza Navona, non è difficile immaginare quale aggressività si sarebbe scaricata su di lui in epoca successiva).
  • La difesa della libertà dei popoli oppressi è stata per Bettino Craxi una ragione di vita. Non ebbe paura di accusare le multinazionali per l’aiuto dato al golpe cileno di Pinochet, così come aiutò i socialisti portoghesi a combattere e vincere la dittatura di Salazar. Non ebbe d’altra parte alcuna remora nel denunciare con forza i regimi comunisti dell’Europa dell’Est e a impegnarsi nella difesa e nel sostegno economico del popolo palestinese. Tutti i perseguitati, prima o poi, sono arrivati a via del Corso per incontrare Bettino Craxi e ringraziarlo per l’aiuto politico (ed economico) ricevuto: Sacharov, Pliusc, Havel, il povero Pelikan; Jacek Kuron, Walesa, Dubcek, Ricardo Lagos, mille e più mille espatriati cileni; gli intellettuali scampati a Fidel Castro, Yasser Arafat, Kaddumi, Nemer Hammad.
  • Craxi era un leader politico appassionato e grande conoscitore della politica estera di quegli anni; molti dei suoi amici sono poi diventati, tuttora sono, capi di stato e di governo. Craxi ha servito le ragioni della libertà, oltre ogni convenienza ed opportunità tanto che il suo epitaffio dice: “La mia libertà equivale alla mia vita”. Ciò che desiderava per lui lo avrebbe voluto davvero per tutti.

E per dare ai componenti del Consiglio Comunale  milanese un po’ di materiale su cui riflettere prima di esprimere un giudizio sul caso Craxi vale la pena ricordare quello che scriveva il giurista fiorentino Luigi Ferrajoli, nel volume “Diritto e ragione” in cui illustra il male oscuro che mina la giustizia italiana: “Il diritto penale prodotto in Italia per fronteggiare l’emergenza del terrorismo e della criminalità organizzata è indubbiamente … in contrasto con i principi dello Stato di diritto … ha in molti casi prodotto una giustizia politica alterata nella logica interna rispetto ai canoni ordinari: non più attività cognitiva basata sull’imparzialità del giudizio, ma procedura decisionista e inquisitoria fondata sul principio dell’amico/nemico… I nuovi mezzi eccezionali si sono radicati nelle prassi e diffusi anche nei normali processi, generando poteri e centri di potere non disposti a smobilitare e soprattutto un’incultura poliziesca informata prevalentemente ai valori pragmatici della sicurezza e dell’efficienza”.

È bastato trasferire la “metastasi legislativa” antiterrorismo e antimafia alle indagini di Mani pulite, utilizzando anche il “principio dell’amico/nemico”, per avviare la “rivoluzione” del ring senza più regole sino alla desertificazione delle garanzie, che distrugge le persone e produce la malagiustizia. A tutto ciò si è ribellato il cittadino Craxi e per tale motivo la Corte di Giustizia europea ha condannato lo stato italiano.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Amedeo Ceniccola

Ex Sindaco di Guardia Sanframondi

Presidente Circolo “B. Craxi” – Benevento

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