Pillole dalla zona rossa: il misterioso borgo di Apice

Condividi articolo

Brrr, che freddo comincia a fare. Il camino scoppietta e io sono seduta a terra, circondata da cuscini, da un albero di Natale che si illumina a intermittenza e i miei bambini che continuano a chiacchierare nonostante li abbia più volte pregati di lasciarmi lavorare. Ma si sa, i figli non smetteranno mai di chiedere e parlare e se questo è lo scotto da pagare nel lavoro in modalità agile, va benissimo così: il loro vociare è dolce alle mie orecchie, come il fuoco che mi riscalda. E che mi fa viaggiare tra borghi, antichi, rurali o abbandonati. Conoscete la storia del cuore antico di Apice?

Apice Vecchia è divenuto un borgo leggendario, il cui unico abitato è composto dal silenzio e dai ricordi del passato, tra vetri lesionati e mura diroccate. Tutto tace in questo borgo, vi albergano desolazione e spettri del passato e dopo anni le uniche luci che hanno ricominciato ad accendersi sono quelle del Castello che è tornato a prender vita. Apice Vecchia cessò di esistere all’improvviso, il tempo di un lungo e intenso boato, quello dell’agosto 1962, quando si spensero tutte le voci e il pullulare del paesino: visitarla e sbirciare tra i vetri delle finestre e vedere che tutto è rimasto ibernato, è un’esperienza affascinante in cui un occhio attento si può soffermare sui dettagli che sono lì, immobili, ad aspettare proprio di essere guardati. Qualche cane che abbaia, qualche gatto che girovaga, il tempo viene scandito dalle campane che rintoccano dal paese vicino, tutto è immobile, sventola di tanto in tanto una bandiera del vecchio Partito Socialista che è rimasta appesa su un balcone. Dalle finestre è possibile vedere vecchie poltrone usurate che tanto riposo hanno regalato in passato a chi, stanco, tornava dal lavoro, scaffali con libri impolverati e ormai ingialliti, vecchi vestiti negli armadi e anche qualche abito da sposa che ormai bianco non è più. La piazza è deserta, su alcune insegne sono scritti i nomi di un passato che è ormai solo un ricordo: “Biliardo”, “Alimentari”, “Beccheria”, con le porte aperte e un lungo silenzio dentro. Questo borgo è spesso visitato da curiosi o nostalgici del posto, nonostante alcune zone siano state chiuse perché pericolanti.

Il Castello dell’Ettore risale al VII secolo. Originariamente era formato da quattro torri a pianta decagonale, ma oggi ne sono rimaste soltanto due; dopo varie opere di ristrutturazione, oggi ospita un museo d’arte contemporanea e contadina, è sede di attività culturali, di meeting e qui sono esposti piccoli reperti archeologici. In passato teatro di aspre battaglie, ha ospitato personaggi famosi come Federico II di Svevia, Manfredi di Svevia che qui avrebbe trascorso la sua ultima notte prima di morire e S. Antonio da Padova a cui gli apicesi sono particolarmente devoti. Oggi è provvisto di prestigiose sale e uno spettacolare giardino pensile che domina su panorami mozzafiato ed è diventato location di eventi esclusivi oltre che di mercatini natalizi, con tanto di casette della gastronomia e casa di Babbo Natale, che danno nuova vita a un borgo fantasma, nel periodo più magico dell’anno.

Il Castello dell’Ettore, foto presa dal web
Print Friendly, PDF & Email