
Le “Caselle” sono antiche strutture in pietra, tipiche dell’architettura rurale, sparse su tutto il territorio montano italiano. Spesso chiamate anche Tholos, costruzioni di tutt’altra specie per storia e natura: le Tholos (al femminile) in quanto ci si riferisce alle tipiche tombe a tholos di origine micenea, sono sepolture monumentali che consistevano in una camera sotterranea circolare coperta da una pseudocupola ogivale formata da anelli di pietra concentrici che si restringono verso l’alto, creando una volta stabile per gravità.
Le più modeste Caselle sono piccole costruzioni in pietra, che nella forma a cupola o ogivale ricordano le tholos. Sui monti a ridosso di Morcone, in un ambiente montano suggestivo, caratterizzato da boschi e altopiani, nel Sannio beneventano, in località “I Tre Cantoni” situata nei pressi di Pontelandolfo, e nota per gli storici cippi di confine che un tempo separavano la Terra di Lavoro, il Contado del Molise e il Principato Ultra di Benevento, si trovano una decina di Caselle, sfuggite all’avanzata delle pale eoliche, alcune spostate dal sito originale e ricostruite, che costituiscono un’interessante percorso da trekking storico-naturalistico.
Queste costruzioni utilizzate come rifugi temporanei durante le attività agricole e pastorali, testimoniano l’antica pratica della transumanza e dell’alpeggio. Fino al 1700 si stima che sul vasto territorio interessato dalla transumanza, fatto di vastissimi pascoli, incidevano oltre un milione di animali, tra pecore, capre e mandrie di mucche e cavalli, le montagne del Sannio erano attraversate da tratturi che trasferivano le greggi dall’Abruzzo verso la Puglia per lo svernamento.
Le Caselle sono nate dai “maceri”, cumuli di massi generati dall’azione millenaria di spietramento dei campi da parte delle comunità locali, da parte di operosi contadini e pastori transumanti, che usavano le pietre per la costruzione di muri a secco e le arcaiche architetture a tholos.
Le Caselle erano composte da uno o più vani, le più grandi di due locali; intorno veniva eretto un muretto, sempre in pietra, che funzionava come recinto per il gregge. Non mancano gli agglomerati, spesso composti da più Caselle ravvicinate e chiuse da un unico recinto in pietra per difendere gli animali dalle “bestie feroci”: lupi ed orsi.
Uno straordinario universo di architettura spontanea sconosciuto ai più, legato alla vita dell’uomo sulla montagna e alla pastorizia, dove la pietra divenne compagna, strumento, riparo, espressione di civiltà.
















