
Il 29 settembre la Cristianità celebra l’Arcangelo Michele, lo stesso giorno in cui si celebrano gli altri due arcangeli – Gabriele e Raffaele -, ma il culto del santo si è talmente consolidato nel tempo da mettere in ombra quello degli altri due.
Il culto di Michele venne istituito dall’Imperatore Costantino I° nel 313. Al santo vengono attribuite varie “specializzazioni” tra cui quella di “archistratega”, ovvero, in greco, comandante supremo delle Milizie Celesti, per la quale San Michele è stato designato come patrono militare, guida spirituale per i soldati e per la cavalleria.
Nell’Italia del XX secolo San Michele è patrono della Polizia e dei Paracadutisti, e in generale di tutti i soldati degli infermieri e dei radiologi. Il suo ruolo di difensore contro il male ha affascinato nei secoli le popolazioni che ne hanno praticato il culto. La sua iconografia tradizionale, che lo vede sconfiggere il drago-diavolo per trafiggerlo con la spada fiammeggiante, si è sovrapposta a quella di Ercole che debella l’Idra di Lerna. Come Ercole della classicità, Michele è il guerriero che schiaccia le forze oscure (il Drago, il Serpente, il Maligno) che minacciano l’uomo.
La mediazione tra Ercole e Michele non è un caso che passi attraverso la Puglia, regione in antichità molto devota al culto di Eracle portato dai coloni dorici dall’Ellade; nella stessa regione si trova, ancora oggi, il massimo centro in Italia del culto con il santuario del Monte Gargano e centinaia di chiese (soprattutto ipogee) sparse in tutto il territorio.
I Longobardi, la cui conversione è legata al culto di Michele, identificarono l’Arcangelo con Odino; al pari di Odino viene raffigurato mentre brandisce la spada e imbraccia lo scudo. San Michele, appare per accompagnare le anime degli uomini valorosi nell’aldilà per questo gli si attribuisce il ruolo di Psicopompo, giudice delle anime, da cui l’attributo della bilancia accanto alla spada o alla lancia.
Fu re Grimoaldo, divenuto nel 651 duca di Benevento, a diffondere, dal Gargano, il culto micaelico nella parte settentrionale del regno. Si racconta che l’imperatore bizantino Costante II, sbarcato in Italia con l’intenzione di riprendersi i territori bizantini strappati dai Longobardi, chiese una profezia sulla riuscita della sua impresa ad un eremita. All’eremita, apparvero san Giovanni Battista e san Pietro che consigliarono l’imperatore di desistere dal suo tentativo, poiché la grande devozione manifestata dai Longobardi garantiva loro l’appoggio divino; Costante, infatti, fu sconfitto da Grimoaldo nel 663.
















