Una domenica a Guardia Sanframondi… special: un giorno assolato di un’estate diversa

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Il Covid ha fermato attività e tradizioni ma la bella Guardia Sanframondi non si ferma mai. Ha resistito a bufere e intemperie, restando in piedi. Non si sono fermate manifestazioni rinomate come Vinalia, non si fermano tradizioni che fanno parte del patrimonio culturale guardiese. Un paese salubre, in cui venire e fermarsi, proprio seguendo la scia del ripopolamento dei piccoli borghi, nel periodo pandemico, in cui la qualità dell’aria, ampi spazi aperti, il distanziamento sociale ci inducono a scegliere luoghi senza tempo che crescono e sono un pullulare di idee e vita.

La rubrica Una domenica a Guardia Sanframondi ha avuto un successo tale che, a dire il vero, sono stata acclamata da tanti guardiesi: fermata, contattata e molti mi hanno spronata a tornare. Non ho molto da aggiungere su quanto già scritto e, se la vogliamo dire tutta, una rubrica di successo deve avere un inizio e una fine, per evitare di stancare. Ma all’insistenza di molti guardiesi che mi hanno spronata a ritornare non ho saputo dire di no. A un guardiese che chiede con il cuore non si può che rispondere con amore. Perché Guardia si ama e basta! Io non avrei voluto tirar fuori altri argomenti, perché non basterebbero tutte le domeniche a venire per raccontare aneddoti, segreti e curiosità della mia bella Guardia. Eppure, avanti a tanta ammirazione e amore da parte di persone che hanno apprezzato il mio lavoro e che mi hanno spronato a continuare, a regalare ancora un piccolo sogno, un piccolo racconto della loro bella comunità, non sono riuscita a tirarmi indietro. Perché Guardia mi ha sempre dato tanto e se fosse solo per una piccola emozione, lei che me ne ha donate molte, ora sono io che voglio donare un’emozione a lei. Ed è a tutti coloro che mi hanno tanto invogliata e incitata che dedico questo capitolo special. Una chicca extra, per dir loro che sono sempre accanto alla mia Guardia e che, in un modo o nell’altro, continuo sempre a scriverne. Guardia la Bella, questo borgo sempre più importante per me, vivo, che pullula di gioia e di amore, di bellezza e di vitalità. Un borgo che non si ferma nelle idee e nei progetti, non si fermano nelle loro motivazioni i suoi abitanti. Non si fermano le case, i lavoratori, i bambini e i giovani, attivi e sempre pieni di vita e innovazioni. E che non si ferma, nei progetti, nemmeno in un periodo difficile come la pandemia. Una pandemia che è ancora viva tra noi, e l’invito è certamente quello di non abbassare la guardia. E Guardia, non abbassa mai la guardia. Dalle manifestazioni caratteristiche che segnano le estati guardiesi, alle tradizioni casalinghe, popolari, culturali, religiose… Guardia è sempre in pieno fermento, e lo fa responsabilmente, nel vivo rispetto delle regole governative anti contagio, con mascherine e distanziamenti interpersonali. E punta proprio sulla qualità della vita, un borgo che vive e che lascia vivere all’insegna della sostenibilità e della sua salubre aria tersa e frizzantina.

Non è facile nascondere i desideri del proprio cuore, e il mio era proprio quello di essere qui, in questa domenica mattina assolata ed estremamente calda. Ho lasciato l’afa e l’umidità della mia città per venire a Guardia e imbattermi in un caldo più ventilato, dove le ombre che si celano e si percorrono, nei vicoli del borgo antico guardiese, regalano attimi di freschezza, misti a quella brezza che si sente quando ci si affaccia dal Castello per guardare la Valle Telesina. E il mio racconto domenicale comincia proprio da qui, da Piazza Castello, da quell’orologio che campeggia sul bellissimo campanile della Chiesa di San Sebastiano, che rievoca il ticchettio delle mie emozioni e accompagna quelli del battito del mio cuore. Quelle lancette riescono a fermare, nella mia mente, immagini di un tempo e immagini ricorrenti, ricordi sbiaditi e ricordi del mio giorno in divenire, qui a Guardia la Bella, bella come una fanciulla addormentata sulla collina, che si affaccia sulla Valle e guarda con il suo sguardo penetrante tutto intorno. Tu riesci a provare l’ebrezza della grandiosità dell’animo e del cuore proprio quando puoi affacciarti da questo immenso panorama; quando tutta la Valle è ai tuoi piedi, e ti senti leonessa che ruggisce sopra a occhi che ti guardano abbagliati. Tu riesci a sentirti inondato di luce quando il tuo sguardo domina dall’alto, come dall’imponenza di Sua Maestà il Castello di Guardia Sanframondi.

VINALIA E IL SUCCESSO DELL’ENOTURISMO SANNITA – Ha fatto discutere, e tanto, la presenza di Vinalia, che proprio quest’anno spegneva la sua ventisettesima candelina. Paura di affollamenti, paura di quello in cui, oggi come oggi, nessuno può correre il rischio di imbattersi. Eppure, una formula innovativa è stata una formula vincente. L’enoturismo ha vinto, e Guardia è maestra in questo. Il Sannio cammina spedito verso una formula vincente di turismo rurale, e Guardia Sanframondi la sa lunga in fatto di percorsi enogastronomici. Abbiamo amato l’idea di entrare nel cuore delle cantine, di vedere bottaie e calpestare la nuda terra. Abbiamo apprezzato l’occasione di passeggiare tra filari e assaporare l’aria frizzantina e agreste della campagna guardiese e, più in generale, sannita. È piaciuta tanto l’idea di abbinare Arte e Vino, quel nettare prezioso che già l’antichità e vecchi letterati, come Virgilio, Plinio il Vecchio, Orazio, hanno saputo ben cantare e decantare. Un territorio già ai vertici del successo nel 2019, quando ha raggiunto l’apoteosi, a livello internazionale, grazie al riconoscimento di Recevin di Capitale europea del Vino, con l’apprezzatissima Falanghina del Sannio. Un territorio candidato a divenire Patrimonio Immateriale dell’Umanità, e in questo vi è la sintesi della grandezza di questi confini storici, senza tempo e ricchi di gloria e di tesori. Una formula, quella di Vinalia, che ha permesso di vivere la natura e di ascoltare le emozioni della terra, di sentirle vive sulla nostra pelle che ha saputo riconoscerne il fremito e le forti impressioni da essa generata. Un percorso che ha avvicinato grandi e piccoli al mondo del vino, da una prospettiva diversa. Vinalia ha messo al centro del suo pacchetto propositivo il contatto con la terra e con la vita agricola e genuina di Guardia Sanframondi; ha saputo raccogliere consensi con le sue mostre d’arte, con i suoi spazi istruttivi e costruttivi nell’ormai conclamato hub culturale che è la Chiesa Ave Gratia Plena, nel bel mezzo del centro storico, dove l’occhio attento si guardava intorno, abbagliato da tanta eleganza e da viva bellezza. Una Vinalia romantica, che ci ha permesso di partecipare alle proiezioni di film a tema enogastronomico, sotto le stelle del mio bel centro antico, con il Convento di San Francesco illuminato, in lontananza, da una luna intensa e sovrana, e la Bella dormiente che sembrava strizzarmi un occhio con benevolenza ogni volta che la guardavo. E poi sapori, cene gourmet, spettacoli musicali che allietavano le visite in cantina, per percorrere le strade del vino tra note e poesie. Una Vinalia che ha permesso ai più piccoli di spaziare tra natura, arte ed emozioni, concedendo loro i bellissimi scenari dei giardini pensili della roccaforte normanna a vedetta della Valle. Uno scenario fantastico che faceva da contorno a tanti ragazzi pieni di colori, allegria, cuori briosi e festanti, urlanti di gioia e di piaceri, che hanno saputo cogliere l’essenza delle emozioni espresse dal corpo, dal contatto con la terra e con i colori. Quelle policromie derivate da un pomodoro dal quale ricavare il rosso di un bacio, o una pesca da cui estrarre l’arancio di un tramonto. Qualcuno ha visto nell’ambrato della cannella il colore dell’oro e della solarità, perché i bambini sanno andare oltre e sanno riconoscere, nel più piccolo elemento naturale e oggetto quotidiano, in un ortaggio o in un panorama guardato dall’alto, quegli elementi di grandezza e saggezza che spesso a noi adulti non è permesso vedere nella loro interezza. Ma conosciamo bene, tutti noi, la saggezza dei nostri bambini!

LA RIVINCITA DEI PICCOLI BORGHI – Nel periodo pandemico che ci sta vedendo protagonisti, la scelta di vivere in un contesto salubre, un borgo rurale, in un percorso di ecoturismo, enoturismo, progetto sostenibile, mi fa venire in mente che Guardia ha tutte le caratteristiche per un turismo di prossimità, e un contesto in cui far prevalere consumo critico e apprezzamento di un patrimonio indisponibile di tutto rispetto. Lasciare la mia città, che pure amo da morire, per allontanarmi da smog e rumori molesti di traffico e schiamazzi, da clacson e da automobilisti impazienti, è doveroso per me quando sono alla ricerca di ispirazione per trovare le parole giuste per i miei scritti e la più genuina intimità con me stessa. L’intimità con la natura, con la contemplazione di un paesaggio che parla da solo, con le sue bellezze, con i grandi nomi del suo storico passato. I prodotti a km zero, bottiglie di vino di rinomate e storiche cantine guardiesi, o prodotte in quelle più recenti, nate grazie all’intraprendenza di giovani, o meno giovani, che hanno deciso di inseguire il sogno di una vita, gli sforzi che hanno caratterizzato la loro esistenza, e hanno voluto osare. Una rivalorizzazione del turismo in chiave eco, di un borgo lontano dal chiasso cittadino, in un paese in cui la sicurezza di poter uscire di casa lasciando, addirittura, la chiave nella serratura del portone ti fa venir voglia di restare. Un paese con i suoi splendidi orti terrazzati, che hanno fatto gola ai tanti cittadini stranieri che sono stati accolti a Guardia come fossero figli propri, quei cittadini che hanno lasciato le loro metropoli per poter coltivare il loro piccolo appezzamento di terreno nell’entroterra sannita. Un paese in cui senti l’odore del pomodoro appena lavorato, litri e litri di conserve in barattoli e bottiglie, una tradizione immutata nel tempo che vede madri, figlie, mariti affaccendati nelle loro cantinole a girare grandi quantità di oro rosso. E gli stessi americani, inglesi, scozzesi hanno ben imparato l’arte antica della conserva di pomodoro fatta in casa. Uno di loro, durante un aperitivo, mi ha detto che si tratta di “un sogno che i miei conterranei possono solo immaginare e continuare a sognare”. Quel pomodoro guardiolo PAT, riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura per la sua qualità, con la sua nota acidula che lascia alle conserve cui è destinato. E questi sono i sapori che mi rievocano l’infanzia, ricordi di me bambina, quando aiutavo mia nonna, mia madre, le mie zie, con il loro calderone di pomodoro bollente, mentre ogni tanto, le mie cugine e io, inzuppavamo una fetta di pane fresco in quell’intenso colore rosso come il fuoco che faceva ribollire tutto. Mentre mi reco in Piazza Condotto, dopo aver lasciato il mio bel campanile, dirigendomi verso il vecchio Cinema Quattro Fontane, con i miei bambini che cercano la frescura che tanto meritano, mi immergo in questi profumi, nelle rievocazioni e nei sentimenti che un’estate guardiese riesce a regalare ai miei sensi.

IL CULTO DELLA VERGINE ASSUNTA IN CIELO – Il giorno di Ferragosto non è un giorno come un altro, a Guardia. Certo, ogni sette anni si sente quel richiamo naturale verso la Regina del Cielo e la madre di ogni guardiese, ma nell’arco del settennio le corde dei cuori guardiesi sono tese verso l’Amore assoluto per la propria Madre. Quella Regina Assunta in cielo, con il corpo e con l’anima e che ogni abitante di Guardia ama più di ogni altra cosa. Quella modesta e al contempo maestosa statua lignea che attira a sé manifestazioni di devozione e affetto da parte di ognuno. Il Santuario mariano dell’Assunta, Basilica pontificia di Guardia Sanframondi, è la Casa di questa Madre Santa ove, in una nicchia dietro all’altare centrale, Lei la fa da padrona. La nicchia è ricavata sotto a un maestoso baldacchino settecentesco ed è sempre illuminata, per dare luce a Colei che di luce ne ha già tanta e la dirama ovunque, verso chiunque le volga lo sguardo. Maria è in atto benedicente, assieme al Bambino che ha in braccio, guarda dritto negli occhi di chi si prostra ai suoi piedi, in una commovente scena di comunione verso il fedele. Da secoli, la Vergine è vestita da una veste di seta ricamata d’oro, che non fa altro che esaltarne la luce e la bellezza. Le stelle sul manto d’oro trapuntato ne esaltano purezza e lucentezza. Veste e manto sono due dei doni che i fedeli hanno reso alla Vergine, ma non sono certamente gli unici: anche le corone indossate da Madre e Bambino, la spiga di grano, il ramoscello d’ulivo e il grappolo d’uva, la spugnetta d’oro, la corona di perle, gli angioletti sulla pedana. Non si sa chi sia l’autore di tale bellezza né si sa, esattamente, da dove provenga. C’è chi la data all’età bizantina, facendola provenire da una delle tante abbazie del Monte Taburno, chi invece la daterebbe all’età gotica. Fatto sta che la storia del suo ritrovamento ha un che di leggendario e tutto il popolo guardiese è fortemente legato a tale racconto. Un giorno di tantissimi anni fa, nel bel mezzo del solleone del mese di agosto, un contadino stava arando con i buoi un pezzo di terra in contrada Limata, in un borgo nei pressi del vicino Comune di San Lorenzo Maggiore, ora inesistente, di cui si conserva solo qualche rudere. Il contadino era molto affaticato dal lavoro e dal sole finché venne scosso dall’arresto brusco dei suoi buoi, come fossero colpiti da un incantesimo, da qualcosa di molto grande. Gli animali si fermarono e si piegarono sulle ginocchia, finché dalla terra si diffuse il suono di campanelli che donavano estasi a chi li ascoltava. Il vecchio contadino rimase esterrefatto ma subito fece diffondere la notizia nei vicini borghi di San Lorenzo, Paupisi, Vitulano, facendo così accorrere molte persone incredule sul posto. Scavarono molto finché dal sottosuolo rinvennero dei pesanti campanelli di bronzo, uno più piccolo dell’altro, e la bellissima statua della Madonna, finemente lavorata. Tutti i cittadini del territorio circostante cercarono di portare con loro la Vergine; provarono a sollevarla ma era molto pesante e non si smuoveva dal suo posto, finché dei giovani guardiesi, ispirati dal Bambinello che era in braccio alla Madonna, si aprirono improvvisamente le camicie sul lato anteriore e cominciano a battersi il petto con la spugnetta. Alcuni di loro, col petto sanguinante, si accostarono alla statua, la presero con delicatezza e, cercando di sollevarla, scoprirono che era avvenuto un miracolo: la Vergine era improvvisamente diventata molto leggera. I guardiesi, commossi, cominciarono a pregare, piangere e anche ad applaudire, formando un corteo processionale che subito partì alla volta di Guardia Sanframondi. Da quel momento nacque l’amore, il grande amore della comunità guardiese per la sua Madonna che troneggia nella sua splendida e illuminata nicchia. Lei è la Luce che illumina i cuori devoti di tutti i guardiesi.

GLI ODORI E I COLORI DELLA VENDEMMIA – Non è certamente troppo presto per parlarne. Guardia si prepara a riprendere il ritmo di lavoro di sempre, nel periodo del dopo Ferragosto che ha visto tutti rilassarsi un po’. Ma ogni impiegato, insegnante, studente, ogni agricoltore, ogni mamma, ogni famiglia, ognuno riesce a fermare i propri ritmi quando arriva il periodo per eccellenza di ogni annata guardiese. Guardia la Bella si sveglia sempre di buon’ora e i suoi trattori cominciano a viaggiare quando il paese è ancora assopito e immerso nei suoi sogni. Ma il periodo della vendemmia ha un sapore davvero particolare e delicato, a Guardia. Quell’odore di mosto di carducciana memoria, quei vicoli che profumano di vinello fresco, novello, fermo o frizzantino. Già a fine agosto comincia questo antico rito che vedeva Egizi, Greci, Romani, tutti a pigiare l’uva. La Festa della terra, dei frutti che rendono ricca la bella Guardia, la Festa delle feste. La Festa della comunità, della famiglia, di quei ragù che sobbollono già alle quattro del mattino per poter tornare dalla campagna e trovare il pranzo pronto, quando il pranzo non viene consumato ai piedi dei filari, o all’ombra di un centenario albero di ulivo, che comincia a manifestare i suoi frutti per la prossima raccolta, con i bambini che giocano a rincorrersi e a contare i grappoli d’uva nelle loro bacinelle. Uve pronte a essere staccate dai loro tralci già a fine agosto, e poi trasportate, e infine lavorate. Famiglie intere che la sera guardano il cielo e invocano il bel tempo e, nel caso in cui la pioggia dovesse fare capolino, fino all’ultimo minuto sperano nel vento che spazza via ogni nuvola e goccia. Una Festa tradizionale che ha il sapore dell’antica arte agricola, dove il buon Bacco veniva osannato e venerato e le tradizionali danze popolari prendevano forma e manifestazione nei colori più belli di un autunno che faceva capolino. Ora è estate, è tempo di fiori profumati e cielo sereno, solo qualche nuvola color del latte qua e là, ma in un orizzonte non lontano si intravedono i colori di un autunno promettente di buoni sapori e di un raccolto che renderà la bella Guardia ancora più ricca e orgogliosa di sé.

Ammetto che non è mai un sacrificio girare tra vicoli assolati e strade in salita, quando si tratta di Guardia. Il peso del calore di questa torrida estate si fa sentire sulle spalle, nelle gambe, sulla pelle, eppure quando torno a casa, impregnata dagli odori del mio bel borgo medievale, questo splendido paese arroccato in collina, che guarda benevolo e placido, con umiltà e fermezza tutto intorno, questo borgo baciato dai belli, anime belle, gente di cuore, gente da amare, il peso non lo sento davvero. Ogni passo, ogni angolo, ogni pietra ha sempre qualcosa che mi permette di spaziare con la fantasia. Io che sono un’amante fervida del Sannio, di questo fazzoletto di terra ricco di storia, arte e cultura. Io che sono una promotrice dei piccoli borghi e di un turismo sostenibile, non posso non elevare Guardia a borgo del cuore. La sento viva in ogni angolo, nelle pietre che calpesto, nei pavimenti delle sue chiese, nelle idee della sua gente, nel calore della famiglia che mi ha accolta qualche anno fa. Certe volte mi dico che non sia un caso che il mio cuore sia venuto a risplendere proprio qui. Ed è così che, ancora una volta, mi sono rimessa in cammino, in questa torrida domenica di metà agosto, tra un raggio di sole caldo e luminoso e una boccata d’aria tra vigneti e campi ricchi di frutta. Stare a Guardia, venire, restarci, vuol dire sapersi circondare di quegli umori, sentimenti, di quelle pure emozioni che soltanto un borgo che si eleva al Bello può regalare.

Ringrazio di cuore mia zia, Angela Sebastianelli, che mi ha concesso di pubblicare una sua foto durante una delle scorse vendemmie. Ringrazio Angelo Bove che, di sua spontanea volontà, mi ha donato il bellissimo scatto della Vergine Assunta. Nessun altro ringraziamento se non a tutti i guardiesi che, in questi mesi, mi hanno espresso la loro stima e ammirazione. Persone che conosco e che incontro quotidianamente, ma molti di loro veri e propri sconosciuti che mi hanno riempita di complimenti, messaggi di stima, affetto, consensi e sproni a fare ancora di più, per dare alla loro (e mia) Guardia piccole emozioni da dedicarsi e da regalarsi. Ho sempre magnificato la grandezza e la bontà d’animo del popolo di Guardia Sanframondi, e di ognuno di loro che ho il piacere di conoscere non potrei dire il contrario. E a tutti voi che vi siete palesati dietro a un messaggio privato, pure non essendoci mai conosciuti personalmente, va il mio raddoppiato grazie di cuore.

Leggi qui tutti i capitoli di Una domenica a Guardia Sanframondi

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