Una domenica a Guardia Sanframondi: lustri e tradizioni di un borgo senza tempo

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Non solo enoturismo, non solo bellezze culturali e artistiche di pregio: Guardia Sanframondi fa parlare di sé grazie alle sue tradizioni secolari, che scandiscono i suoi tempi con cadenza settennale, e grazie alle innovative manifestazioni che ogni anno la rendono meta ricercata di visitatori che vivono al di fuori del suo territorio. Un borgo dai nomi illustri e dalla profonda identità culturale.

Prova a parlare di Guardia Sanframondi al di fuori del suo contesto naturale, quello in cui è circoscritto, il territorio della Valle Telesina o del Sannio. Parla a un curioso, a un visitatore, parla a un fedele, a un ateo, a un innovatore o a un conservatore. Chiedigli di Guardia e molto probabilmente ti dirà che l’ha sentita nominare per la caratteristica manifestazione religiosa di cui è portatrice di Fede e devozione. Magari l’ha criticata, non capita poche volte e lo sappiamo, parlando, probabilmente, di fanatismo religioso ancorato ad antichi riti medievali, passati e trapassati, è inutile girarci intorno, spesso è così. Eppure c’è chi l’ha ammirata, chi è venuto da lontano per respirarne l’atmosfera, quell’aria pungente, carica di caldo e stanchezza lasciati dal calore dei raggi del sole di agosto, che va a riscaldare acciottolato, pietre e sampietrini. Un’atmosfera nella quale aleggia un profumo frammisto di sudore, vino e sangue, in un contesto così mistico e così sentito e partecipato che rende l’idea dell’identità comunitaria dei cittadini guardiesi. Cultura e lustro, a Guardia, dati anche da nomi altisonanti che ne hanno disegnato un emerito passato, e dall’erudizione che traspare dalla sua caratteristica lingua. Vieni a passeggio con me, in questa assolata domenica, oggi ti racconto di manifestazioni dal sapore antico e di quelle più moderne che danno verve alla bella Guardia Sanframondi. La cittadina dei grandi talenti, il cui suono dialettale, i cui dialoghi, sono alla mercé di emeriti studiosi e glottologi. Una lingua che è il tratto distintivo del bel borgo dei Sanframondo.

Via Pietralata profuma di fiori, di antico, un frammisto di arte e poesia che trasuda da antichi sampietrini e vicoli che si allargano e si restringono, in un susseguirsi di colori e odori che ne fanno un luogo onirico. Mio figlio Alessandro è con me, giochiamo a riconoscere i nomi dei fiori che sono sugli usci delle case, a volte li inventiamo, e poi ci nascondiamo e ci ritroviamo. Siamo due sognatori che si rincorrono e si riuniscono, in questa domenica mattina di luglio in cui i raggi di sole riscaldano la pavimentazione e le pareti tutte intorno. Può un raggio di sole squarciare un cielo pieno di stelle? Questo ci stiamo chiedendo mentre passeggiamo e la risposta è un all’unisono, se ci piace pensare che la luce possa sempre prevalere sul buio della notte e riscaldare, a sua volta, il luccichio di quei piccoli astri che ora sono ben celati, in un luogo indefinito del nostro cielo. Camminiamo ed esploriamo, saliamo e riscendiamo gradini, saltando e facendo la gara a chi di noi due abbia più resistenza fisica, tanto che ci sembra che il mascherone del Fontanino ci guardi con beffa e scherno. Sentiamo su di noi la protezione del Castello medievale, attraversiamo Porta Francesca e imbocchiamo via Roma. Guardiamo lontano, in un punto indefinito del nostro orizzonte, che si cela dietro all’imponenza e all’assoluta fermezza e semplicità della cupola della Chiesa di San Rocco. Lasciamo un tratto di borgo antico per addentrarci in un altro contesto, sempre del cuore storico di Guardia. Ci incamminiamo verso Piazza Croce e ci chiediamo quanti uomini illustri, quanti nomi altisonanti abbiano calpestato lo stesso acciottolato che stiamo calpestando, con le nostre falcate cariche di emozioni e angoli ancora da esplorare e da scoprire. Guardia è fatta così: ti presenta sempre un nuovo vicoletto, dei lampioni, delle case storiche, fazzoletti di terra, odori, aneddoti e voci che ti fanno trovare dinanzi a un’immensa carica di cultura ed emozioni a volte celate ai nostri cuori. E che, certamente, non abbiamo voglia di lasciarci alle spalle.

UOMINI ILLUSTRI CHE HANNO DATO LUSTRO AL BORGO – “La storia è vera testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell’antichità”. (Cicerone). Il sole scotta ma vale la pena fare un piccolo sacrificio per calpestare le orme delle glorie del passato. Chiacchieriamo continuamente, Alessandro e io, le domande che mio figlio mi rivolge ogni minuto non si contano facilmente. Cominciamo a scendere e proprio all’arrivo in piazza Fabio Golino rievochiamo questo nome blasonato del Foro di Napoli, nel corso del XVII secolo, che si distinse in ambito letterario grazie alla sua magnificente opera latina De procuratoribus tam ad iudicia, quam ad negotia. Fu figlio di Vespasiano, a Sanframondi Guardie. Via Filippo Maria Guidi ci ricorda il matematico dell’Ottocento, docente di Astronomia e Calendario romano a Napoli, insegnante di Fisica e Matematica, Professore di Analisi Elementare e, al culmine della sua dotta carriera, Rettore dell’Università degli Studi. Fratello dell’illustre matematico fu Sebastiano Guidi, docente di Chimica, Filosofia, Matematica, Letterature e Diritto, che apprese a Napoli, durante la malattia della moglie, le scienze omeopatiche e le portò, in avanguardia, in Francia. Alfonso Sellaroli, tra il XIX e il XX secolo, fu artigiano che a Guardia fondò una Fabbrica Nazionale di orologi monumentali da torre e proprio qui installò due orologi meccanici, sul campanile della Chiesa di San Sebastiano e su quello dell’Ave Gratia Plena, oltre all’orologio e al calendario idraulico della Fontana del Popolo, funzionanti fino a che furono trafugati dai Tedeschi, nel 1943. Testimonianza della famiglia Sellaroli a Guardia è il bellissimo Palazzo risalente al sec. XVII, che si sviluppa su tre piani, edificio a corte di tipo nobiliare destinato, all’inizio, a residenza unifamiliare, ora diviso in alloggi. Paolo De Matteis fu l’illustre discepolo di Luca Giordano, pittore attivo nel Regno di Napoli tra il Seicento e il Settecento. Affrescò, tra l’altro, la volta della Chiesa di San Sebastiano, rispecchiando la volontà dei suoi committenti, i conciatori di pelle dell’epoca, di rievocare le tradizioni e l’identità dei guardiesi. Coadiuvato, nelle sculture, da Domenico Antonio Vaccaro, prestigioso, se non il più autorevole artista settecentesco napoletano, al quale si devono preziosi stucchi, chiamato a Guardia proprio per dare pregio alla struttura della “Piccola Cappella Sistina del Sud”, con i suoi preziosi elementi decorativi, forgiati dalle due sapienti mani maestre. Due artisti accompagnati dall’arte di Francesco Narici e Pietro Bardellino. Foschini è un caratteristico cognome guardiese e per questo dobbiamo ricordare un altro artista del Settecento, Michele Foschini, ammesso nella bottega di Francesco Solimena, che allora, per la grande rinomanza di cui godeva, era considerato come uno dei maggiori artisti di Napoli. Foschini fu anche il noto forense Luigi Maria, che ebbe grande consenso nell’ambito del diritto penale, forse uno dei più rinomati degli inizi del XX secolo. Altro cognome storico guardiese è De Blasio, e ricordiamo Filippo De Blasio, giurista e Prefetto di Polizia di Napoli dell’Ottocento, e Abele De Blasio che, invece, fu un illustre antropologo, fondatore del primo Ufficio Antopometrico d’Italia, nel 1892, e docente di Etnologia presso l’Istituto Orientale di Napoli. Goffredo Coppola fu filologo, saggista, politico, studente di lettere e docente di Letteratura Greca agli inizi del Novecento. Carlo Tessitore fu igienista tropicale, “cultore esimio della scienza, amante della Patria, apostolo sereno delle sofferenze umane, eroico soldato dell’idea; ma sopratutto operoso credente in Dio” (Abele De Blasio). Padre Marzio Piccirilli fondò la Confederazione dell’Oratorio di San Filippo Neri di Guardia Sanframondi e alla sua memoria è intitolato l’Oratorio della Parrocchia. Personaggi scomparsi di recente sono Giovanni Mancini, studioso di Accademia di Belle Arti e di ogni traccia del passato della sua bella Guardia. Nel 1997 acquistò una parte di un palazzo antico con giardini pensili e ne curò il restauro, trasformandolo in un luogo espositivo Domus Mata, Museo delle Arti e delle Tradizioni Attive, in cui poter organizzare eventi culturali di un certo spessore. Ricordiamo certamente anche Pascasio e Alfredo Parente, due fratelli che ancora molti guardiesi, e non solo, ricordano. Il primo fu avvocato penalista, podestà di Guardia Sanframondi, collezionista entomologo, la cui eredità, costituita da più di mille esemplari tra farfalle e lepidotteri, va a costituire il Museo delle farfalle in via Pietralata. Il fratello Alfredo fu letterato, filosofo, scrittore, amico di Benedetto Croce, tra i fondatori del Partito Liberale Italiano.

UNA LINGUA UNICA E RAPPRESENTATIVA – Nello studiare la disciplina di Storia della Lingua Italiana, all’Università degli Studi di Napoli Federico II, ci si imbatte nei dialetti della Campania, vere e proprie lingue da conoscere e analizzare. Io mi ritrovai a studiare testi di canzoni come Napul’è, influssi spagnoleggianti della nostra bella lingua napoletana e mi imbattei nella caratteristica lingua guardiese. Un dialetto, mi dirai. E, invece, ti rispondo di no, una lingua vera a propria, quella di Guardia Sanframondi. *Wardia, in gotico, vuol dire “sorvegliante”, a guardia dell’intera valle; Sanframondi, da frai, “libero” e mund, “mano” e, in seguito, “protezione”. Una fortezza libera che guarda la Valle dall’alto. Un “nido d’aquila”, per usare le parole del Prof. Silvio Falato (Proverbi per un anno, spunti di ricerca linguistica a Guardia Sanframondi) che si esprime in un dialetto molto particolare, diverso dagli altri, “rude ma genuino, in cui sono incastonate tantissime gemme ereditate dall’osco, dal greco, dal latino, dal longobardo, dal fràncone, dal francese antico, dallo spagnolo”. Una lingua dalla base tipicamente latina, il cui elemento riconoscibile, in chi l’ascolta, è certamente l’articolo determinativo diverso da ogni forma dialettale campana, anche della Valle Telesina stessa, molto simile a quello molisano. Sappiamo che San Lupo, precisamente già dal Ponte delle Janare, fino al 1861 fu parte del Molise e della provincia di Campobasso, Alto Sannio, con cui Guardia aveva numerosi scambi commerciali e culturali. L’articolo ru, di stampo molisano, a sua volta di origine latina, da illum, diventò , quel suono rude, a volte freddo e aggressivo che ci mette a cospetto di una lingua che ha in sé alte connotazioni glottologiche, differenti anche dal dialetto della vicina Castelvenere. Una lingua dai richiami normanni, quella popolazione che si inserì in gran parte del territorio longobardo ormai morente, che restarono nella bella Wardia per più di quattro secoli, dall’XI fino al 1469. Una lingua, sempre per dirla con le parole di Silvio Falato,“aperta ai rumori delle consonanti e poco disponibile nei confronti dei suoni melliflui delle vocali”.

BATTITI SCANDITI A CADENZA SETTENNALE Arrivare in piazza Croce ci rievoca ricordi. Ci sediamo sugli scalini della Chiesa di San Rocco, stanchi dalla passeggiata e dal sole. Un’anziana donna viene verso di noi, a lei del tutto estranei, e ci chiede se abbiamo voglia di un bicchiere di acqua fresca. Tipico gesto di un guardiese, accogliente e generoso, porte aperte a tutti, come accade durante i Riti Settennali in onore dell’Assunta, dove gli usci delle case accolgono fedeli e pellegrini e una bevanda fresca, un piccolo ristoro, non si negano a nessuno. Alessandro e io ci guardiamo intorno e rievochiamo i Riti Settennali del 2017, quando incinta al settimo mese di gravidanza della mia Francesca, giravo in lungo e in largo per i vicoli e le piazze, per assistere ai Misteri e sentire profumi di vecchio e nuovo, quell’aria pungente e dal caratteristico odore estivo, impregnata di vino e sudore, e lacrime di commozione. Alessandro era lì, tre anni fa, con il suo vestito di angioletto, azzuro e bianco, con le sfumature dorate, orgoglioso del suo ruolo, portatore dell’insegna della Regina degli Angeli, ricordi indelebili nella sua mente e nel suo cuore. Ricordi che, personalmente, partono da lontano, da quel Davide penitente della foto in alto, che oltre a essere diventato l’immagine simbolo dei Riti, grazie a una foto e a una rielaborazione del compianto Giovanni Mancini, riporta a me ricordi, racconti di una vita che ha fatto la storia e le memorie della mia famiglia. Lui è nonno Francesco Iacobucci, e le rievocazioni che mio marito ne fa nei suoi racconti fanno uscire lacrime di malinconia anche a chi non l’ha mai potuto conoscere, come me. L’arrivo dei Riti Settennali era ed è un momento di gioia, una festa, la festa delle feste, quell’attesa che si protrae nei sette anni, e che via via diventa sempre più un crescendo di emozioni e sensazioni. La vita di un guardiese si scandisce proprio con battiti del cuore che pulsano a cadenza settennale, tutto intorno alla dolce e materna figura della Vergine Assunta, quando tutte le differenze, anche politiche, i contrasti quotidiani, si azzerano, e i guardiesi riescono a camminare fraternamente insieme, sotto l’unica protezione della Madonna stessa. Quattro Rioni, Croce, Portella, Fontanella e Piazza, che danno il via a qualcosa di grandioso, la cui essenza è sotto gli occhi di tutti. Ogni sette anni, a partire dal lunedì successivo al 15 agosto, per sette giorni, la comunità guardiese, in segno di devozione e penitenza, dà il via alla sua sentita festa, non una festa di paese, non una festa patronale, niente musica, niente giostre: questa è l’occasione in cui il cuore degli abitanti di Guardia parla anche nel silenzio e fa parlare di sé dinanzi a ogni devoto che si ritrova a cospetto di questa antica tradizione. Un rito che richiama a sé migliaia di pellegrini, che giungono a Guardia per respirare quell’aria e quegli odori, per ascoltare le litanie e i cori, per osservare la solenne processione della Vergine, durante la domenica, l’ultimo giorno di celebrazione, che si muove circondata da numerosi fedeli. Un corteo che procede lentamente e con assoluto segno di devozione e Fede, con i quattro Rioni e le loro suggestive rappresentazioni di Misteri, angioletti, verginelle, scene del Vecchio e Nuovo Testamento, Virtù teologali e cardinali, cori, il suono dei campanelli, detti anche bronzini, che esalta gli animi di ogni guardiese e di chiunque li ascolti, e gli attesissimi Flagellanti e Battenti che, in segno di penitenza, si percuotono a sangue con la disciplina o con la spugna di spilli, e che attendono il grido Fratelli, in nome della Vergine Assunta, con Fede e coraggio, battetevi, con assoluta trepidazione nel cuore. Una popolazione che con grande coinvolgimento si sente parte di una comunità e di un importante spirito di comunione, prendendo viva parte alle processioni, ai Misteri, ai Riti. Un radicato senso di appartenenza al proprio territorio che nasce da un legame e da una forte devozione a Maria Assunta in Cielo. Alla fine di tanto clamore la statua torna nella sua nicchia, ma la lastra, aperta il sabato precedente, momento atteso e di gran clamore, resta aperta e comincia una Veglia continuativa, 24 ore su 24, per più settimane, finché non viene nuovamente chiusa a chiave aspettando i prossimi sette anni per poter compiere di nuovo la sua sentita processione. Alla fine di questa settimana Santa, per il popolo di Guardia Sanframondi nulla resta come prima. Un senso di amore, di radicata devozione, un senso di sicurezza ma anche di smarrimento si impossessa in chi vive tale momento. Il guardiese, con una nota nostalgica e un profondità nel cuore, comincia a riflettersi in ciò che sarà sette anni dopo, e l’attesa si fa così forte che i battiti del cuore della comunità prendono vita proprio in questo arco temporale di aspettativa per poter rivivere, nuovamente, un’esperienza unica e pura.

GLI EVENTI DA NON PERDERE – Giro nel borgo storico tra una chiacchiera e una sosta, tra un incontro e la melodia di C’era una volta in America che rievoca il compianto Ennio Morricone, in filodiffusione, nel cuore antico di Guardia. Potrei immaginare di ascoltare vecchie canzoni tradizionali e popolari, come La Langella, o rievocare antiche litanie dei Riti Settennali, ma le sorprese di Guardia non si limitano alle tradizioni, perché è innovativa, colorata, multietnica e ama allargare i suoi orizzonti al di fuori della sua territorialità. Ha dato la possibilità a tanti stranieri di farne la propria casa, li ha accolti e ha anche accolto le loro idee, i loro influssi culturali, la loro identità, spesso lasciando che si mescolasse con la sua radicata cultura, qualche volta anche molto introspettiva. A Guardia puoi, per esempio, imbatterti nel suono squillante, millenario ed evocativo delle cornamuse, durante il Sannio Tattoo, la manifestazione nata sulla scia dell’Edinburgh Military Tattoo, che vede la presenza di bande militari, suonatori di pipers e danzatori scozzesi e locali che si incontrano in un caratteristico intreccio di culture e note, con canti e balli, creando un suggestivo evento ambientato nel caratteristico borgo medievale di Guardia. Un evento che prosegue nel suo discorso di apertura dei confini, volto a promuovere l’interculturalità e il reciproco scambio di idee. Il termine Tattoo, che nulla ha a che vedere con i tatuaggi, risale al XVII secolo e nasce dall’espressione doe den tap toe, quando le unità dell’esercito britannico vennero dislocate nei Paesi Bassi. Quando arrivava la sera, i tamburini della guarnigione venivano inviati nelle città per dare il segnale di rientro in caserma ai soldati in libera uscita, azione nota come tappa il rubinetto ed era un invito agli osti a non servire più da bere ai militari della guarnigione. Rubinetti da non tappare, di certo, vino e brindisi per la regina dell’enoturismo: parlo di Vinalia, il cui nome rievoca le antiche feste in onore a Giove e Venere per propiziare il raccolto di uva o per ringraziarne l’abbondanza. E la Vinalia guardiese è la rinomata rassegna enogastronomica proposta e organizzata, in primis, dal Circolo Viticoltori, un incontro allegro, conviviale, che richiama gente da ogni dove, che mette in risalto il suggestivo centro storico, le esposizioni della maggior parte delle cantine guardiesi e importanti aziende di produzioni di salumi, formaggi e prodotti della canapa; musica, mostre, esposizioni, assaggi, in un connubio di tradizioni e sapori a Km zero. Una manifestazione che ogni anno, dal 4 al 10 agosto, spinge giovani e meno giovani a calpestare le vie del centro storico, illuminate di brio e vivacità. La Festa nel borgo medievale rievoca la magia e la tradizione del Natale in uno degli eventi che mettono in risalto il borgo antico. È infatti via Dietro gli Orti la regina dell’evento, che da qualche anno risplende di luce nuova dopo un intervento di riqualificazione, che nei freddi fine settimana di dicembre ospita gli antichi mestieri e le vecchie tradizioni guardiesi. Un viaggio alla scoperta del Natale di una volta che con i suoi usi e costumi affascina e trasporta i visitatori in una nuova dimensione. Abbiamo parlato di glorie e talenti guardiesi e allora non mi resta che ricordare la Giornata del laureato e del talento guardiese nel mondo che nella bellissima Chiesa Ave Gratia Plena, durante le festività natalizie, dedica un prestigioso riconoscimento ai laureati guardiesi e ai cittadini di Guardia che si sono distinti per particolari meriti nella loro attività lavorativa. E sempre l’Ave Gratia Plena, insieme al Castello medievale, sono sede di scambi e interscambi culturali, manifestazioni e rassegne che fanno accedere Guardia a lustri e lungimiranti benemerenze.

Quando mi chiedono perché ami tanto Guardia non so mai bene cosa rispondere. Sarebbe riduttivo parlare della bellezza del suo borgo, del cuore antico, della storia e dei suoi beni artistici e culturali. Sarebbe riduttivo parlare dell’illustre patrimonio genetico guardiese, della sua dinamicità, calorosità, accoglienza. Delle tradizioni che mi piace rievocare e ripercorrere, da quando ero una bambina fino a ora che la vivo con frequenza. Sarebbe riduttivo dire che ha una vista incantevole, dalla cui vedetta sembra padroneggiare su tutta la Valle. Sarebbe riduttivo dire che è la regina della Falanghina e di un percorso enoturistico degno di aree vitivinicole blasonate, cittadina in continuo movimento dalla grande apertura verso il nuovo. Ho passeggiato nei vicoli in cui Battenti e Flagellanti espiano il proprio sacrificio, in cui illustri uomini del passato hanno calpestato le stesse pietre che stamane ho calpestato io, in cui canti, cori e tradizioni si raccontano e rievocano, in questa torrida mattinata di una domenica d’estate rinfrescata, comunque, da un bel venticello che mi avvolge e che lascia tirare un sospiro di sollievo anche al mio bambino, che non ha smesso un attimo di chiedere e di voler sapere, di nascondersi nei vari vicoli e vedere dove portavano lunghe scalinate. Il dinamismo di un bambino nel contesto slow di un borgo senza tempo, che sa innovarsi e candidarsi a città smart. Una città che non smette di sorprendere. Basta viverla. E amarla.

Certamente conoscevi già i tradizionali e secolari Riti, fenomeno di una devozione senza tempo, che perfettamente fanno incastrare Guardia in un contesto culturale, antropologico, di vive e radicate tradizioni con le attuali innovazioni. A conclusione di questo mio lavoro, voglio presentarti Guardia in qualità di Città intelligente: una smart city che ben si inserisce nel concetto di smart evolution, che le fa fare un salto nel prossimo futuro e le permette di vivere in una dimensione di apertura, senza confini, come già da anni sta facendo, grazie alla sua interculturalità. Ne parleremo domenica 19 luglio, durante l’ultimo appuntamento con “Una domenica a Guardia Sanframondi”. Voglio ringraziare la vasta cultura e generosità del Prof. Silvio Falato, e i tanti suoi libri letti negli anni, che hanno dato spunto alle riflessioni contenute in queste righe e hanno accresciuto il mio innato amore per la linguistica e la glottologia, prima vera passione della mia vita. Ringrazio le persone, per lo più sconosciute, che ho incontrato nelle piazze e che mi hanno rievocato ricordi di tanti anni fa, in particolare inerenti ai Riti. Ringrazio innanzitutto mio marito Nicola per avermi raccontato, sempre con le lacrime agli occhi, del nonno Francesco, dei tempi andati, di memorie che restano dentro e che lasceremo ereditare ai nostri figli.

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