Una domenica a Guardia Sanframondi: un dipinto delicato nel cuore del Sannio

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Guardia è un gioiello incastonato in un contesto a dir poco mozzafiato. Dalla maestosità del Monte Taburno, alla vista su Mont’Acero, tra le cime del Matese, fra torrenti che la percorrono e borghi che hanno antiche storie da raccontare, un paesaggio immerso nel verde, con i suoi orti terrazzati e i vitigni che si perdono all’orizzonte. Un Comune che ha saputo puntare sullo sviluppo sostenibile e che si immerge in un contesto naturalistico di tutto rispetto.

Non c’è borgo antico che non nasconda piccoli segreti che ne fanno una perla in mezzo ad altre piccole o grandi realtà. E la piccola, ma grande realtà territoriale di Guardia Sanframondi sa contenere nel suo nome storia, tradizioni, cultura, bellezze architettoniche, buon cibo, ottimo vino, gente accogliente e calorosa, natura, risorse, e una straordinaria posizione nel cuore del Sannio, in un contesto ricco di potenzialità turistiche che fanno della Valle Telesina un prezioso fiore all’occhiello della recettività dell’entroterra campano. Guardia si affaccia sull’imponente mater che è la Bella dormiente del Sannio, adagiata su un’immensa distesa verde che protegge borghi e colline, e abbraccia quei vitigni che hanno portato il burgus dei Sanframondo ad alti livelli del successo internazionale. Possiede delle bellezze architettoniche spesso celate e poco conosciute, che hanno fatto sì che molti stranieri la scegliessero per vivere in un contesto storico molto lontano dalla propria forma mentis. Guardia Sanframondi ha un occhio vigile sulle sue risorse e sui suoi beni fisici, che le disegnano un profilo come farebbe un pittore, riuscendo a far emergere quelle policromie e quei toni sofisticati e a tratti indefiniti che fanno di un dipinto un’esaltazione del bello. Eh già, Guardia è così: ti accoglie, ti prende per mano e ti dà la possibilità di viverla. Di vivere i suoi odori, quello del suo mosto ricercato, quei profumi aspri e frizzantini del suo vinello. “… Ma per le vie del borgo, dal ribollir de’ tini, va l’aspro odor de i vini l’anime a rallegrar“: questi versi di carducciana memoria ci fanno immergere nel naturale contesto della bella cittadina del Sannio. E vogliamo parlare dell’aria pura che proviene dal Monte Taburno? E di quell’affaccio sulla Valle, dal Ponte Ratello, o dal Castello, che domina dall’alto della sua vedetta, spaziando verso Mont’Acero, andando a percorrere vicoli, e stradine dei paesi tutt’intorno? Quante voci, quanti suoni, sapori e dialetti circondano la bella Guardia Sanframondi? E, ancora, vogliamo parlare dei suoi orti, del selciato del suo cuore antico, delle oasi di pace a portata di mano di chiunque desideri immergersi in un contesto storico, nel cuore della natura, nella perfetta sintesi di arte, vita rurale e tradizioni? Guardia è il fiore all’occhiello della Valle Telesina e i guardiesi sono stati bravi a esaltarne le qualità. Oggi ti porto con me, in giro tra boschi e torrenti, a osservare radure, montagne e qualche cerbiatto, a calpestare la nuda terra e ad assaggiare acini d’uva imbionditi dal sole di una domenica mattina che ha il sapore di un dipinto.

Questa domenica piena di sole esalta tutto il bello che mi circonda. I miei bambini urlano e giocano a prendersi, nascondersi e ritrovarsi, in questi vicoli da cui arrivano echi di voci del passato che ancora vivono nei ricordi, o nell’immaginario, di chi li percorre. Arrivo in via Fontana e comincio già a sentire il rumore dell’acqua che fluisce. Quel rumore così rasserenante che invoglia a cercarne il corso, a girare tra i vicoli, salire e scendere antichi scalini per poter raggiungere l’acqua, l’immagine della vita che scorre, panta rei, e infine la trovo. Una bambina mi viene incontro, in realtà attratta dai miei figli, prende per mano la piccola Francesca e comincia a portarla in giro. La nonna mi chiede cosa mi spinga a girare tra quelle viuzze. Riconosce subito un volto non familiare. Non ci conosciamo, Filomena e io, lei vive in questo centro storico da anni, e vede in me “una cittadina in vacanza”, mi dice. Non mi conosce eppure mi parla con aria materna, con la calorosità e l’accoglienza che fanno di questa popolazione la principale caratteristica. La invito a sedere con me, su una panchina che mi permette di perdere il mio sguardo all’orizzonte, mentre i bambini giocano. E mi lascio raccontare con le sue parole sagge, ricche di ricordi e di sospiri malinconici per i bei tempi andati.

UN CONTESTO RURALE CHE HA SAPUTO FARSI STRADA – Filomena mi racconta della sua vita immersa nella terra, sin da quando era bambina e la mattina si svegliava presto per poter aiutare i suoi genitori nel lavoro dei campi. Conosce a menadito la nuda madre terra che così ospitale e generosa che accoglie e raccoglie, si lascia curare e ci dona i suoi frutti. L’agricoltura è il punto cardine di Guardia e le sue risorse enoturistiche sono sotto gli occhi di tutti. Filomena mi racconta anche dei suoi vicini stranieri che vivono nei pressi di piazza Croce: inizialmente li guardava con aria timorosa, eppure alla fine è rimasta sorpresa dalla grande voglia, di queste persone, di vivere il presente immerso nella natura e nel verde, caratteristiche certamente mancanti in una metropoli. Americani, scozzesi, canadesi, inglesi che vogliono imparare e godersi il lavoro in campagna, che hanno acquistato terreni, piccoli fazzoletti da coltivare oppure orti terrazzati dai quali è possibile ammirare la vallata. Vogliono coltivare le loro piantine di pomodori, produrre i propri cetrioli, fasci di lattuga e stare a contatto con piccole zappe e rastrelli, e con la fredda terra che nutre e ci nutre. Cittadini che hanno scelto Guardia per immergersi nella vita sana del borgo rurale, dove vigneti e uliveti rendono unico lo scenario che si para dinanzi ai propri occhi. Un percorso enoturistico che ha conquistato il mondo e che ha permesso di valorizzare la cultura del territorio e il paesaggio vitivinicolo guardiese. Una Città del Vino che ha relegato alla Falanghina il ruolo di ambasciatrice del Sannio nel mondo, che ha saputo valorizzare le proprie potenzialità anche all’estero. Stranieri che sono entrati nel meccanismo della ruralità del borgo, che hanno assaggiato, almeno una volta, la gioia della vendemmia. Ed è proprio il periodo di vendemmia che maggiormente caratterizza la bella Guardia. Una cittadina che già alle prime luci dell’alba si sveglia, si affolla di trattori e macchine agricole che raggiungono i loro appezzamenti di terra e che nel periodo autunnale si riempie del caratteristico odore di mosto. Un momento di giovialità e unità familiare, di crescita e condivisione: un momento di festa per i grandi e per i più piccoli, che lasciano uffici, interessi personali e libri scolastici per potersi dare tutti appuntamento nei vitigni e svolgere uno tra i più antichi e nobili lavori, tra una chiacchiera e una confidenza. Un momento conviviale, con merende e pranzi seduti per terra, all’ombra di un albero o dei filari stessi, mentre i bambini giocano a rincorrersi e fanno a gara a chi riempie più bacinelle d’uva. Quel dolce stacco dei grappoli verdi o rossi dai tralci di vite, che convogliano nelle tante cantine del paese, o nella propria cantina di casa, per la produzione personale di vino. Quel gesto che avvolge il borgo del caratteristico odore di mosto, che fa svegliare presto una comunità, che la sera stanca si riunisce attorno allo stesso tavolo, affaticato ma soddisfatto per aver svolto un lavoro gratificante e nobile. Quel rumore di torchi, quei vestiti sporchi di uva e di terra bagnata dalla brina delle prime ore del mattino, a volte infangata da una pioggerellina che il giorno prima ha lasciato in dubbio i tanti coltivatori sul da farsi nel giorno successivo. Tutti lì, col naso schiacciato verso i vetri, a guardare in sù, a un cielo portatore di buone novelle quando, al mattino, con i suoi primi raggi del sole, preannuncia una giornata che sarà portatrice di un fruttuoso raccolto.

LO SGUARDO MATERNO DELLA DORMIENTE – Guardia Sanframondi è un borgo sentinella, a vedetta della Valle Telesina e del medio e basso corso del fiume Calore. Chi ha la fortuna di vivere affacciando sulla magnifica esposizione verso il Monte Taburno può ritenersi ricco negli occhi e nell’animo. La Bella dormiente è lì, distesa sinuosa tra la Valle Caudina e la Valle Telesina. Una madre dallo sguardo caloroso, dall’abbraccio possente che mantiene tutti sotto la sua egida protettiva. Un contesto paesaggistico che sa regalare forti emozioni in chi assiste a tale bellezza e in chi vive di impressioni. Poter ammirare i suoi distesi vigneti o uliveti, che fanno della zona una delle maggiori produttrici di vino e olio extravergine d’oliva, pascoli e greggi in lontananza, e immergersi in una realtà faunistica di rara bellezza. E quando, come me in questo momento, dal ponte Ratello, o belvedere Costarella, puoi spaziare ancor di più, ti ritrovi ad ammirare Mont’Acero e, come un puntino a cospetto di questo, Monte Pugliano, inglobati nella strepitosa catena dei Monti del Matese, tra i quali spicca il Monte Mutria, che molto nitidamente è possibile ammirare dal castello guardiese. Il territorio collinare della Guardia bella, a tratti pianeggiante, è dolce e sinuoso, come il lussurioso e verdeggiante agro che lo circonda. Tanta acqua, a carattere torrentizio, bagna Guardia: il torrente Seneta, che a me è tanto familiare, affluente del Rio Grassano, il Rio Capuano, e innanzitutto il torrente Ratello, la mia grande passione guardiese, dal percorso ipogeo che, nei pressi di Via Costarella, al di sotto dell’omonimo ponte, regala divertenti guizzi e cascatelle e col suo rumore rasserena chi sta lì ad ammirare il paesaggio e ad ascoltarne i suoni. Cascatelle più e meno abbondanti, un corso dal rumore sinuoso, lento e allo stesso tempo cadenzato, che riesce a donare quello stato d’animo atto ad aprirsi alla natura. Uno spettacolo che mi piace ammirare da ogni angolazione del belvedere, ma anche dalla parte inferiore, ai piedi del Santuario, dove il suo percorso sembra venirti incontro, vivace e fluttuante. Guardia ti permette di immergerti nel verde e lo fa egregiamente, all’interno del suo territorio comunale, con la sua oasi faunistica, un piccolo paradiso per bambini curiosi come i miei, che qua e là possono intravvedere daini e cerbiatti e per chi, come me, è sempre alla ricerca di pace e silenzio. Siamo nell’area dell’Omo Morto, o Acqua Fabbricata, ove si trova l’omonima sorgente idrica particolarmente ricca di calcio. Una finestra di verde e di pace, di quiete, non lontana dal Vecchio Tratturo, testimonianza di una cultura pastorale, che affaccia nell’area del Titerno, ricco del suo oro verde, l’olio prodotto da secolari uliveti, e che spazia nel vicino Parco Naturale Regionale del Matese, esempio di valorizzazione e fruizione sostenibile che mettono in risalto i valori naturalistici e paesaggistici della zona e che ci portano con lo sguardo verso la bellissima e maestosa Morgia Sant’Angelo, meglio conosciuta come Leonessa. L’Omo Morto è l’enorme massa rocciosa che dalle grandi distanze rende riconoscibile la collina di Guardia e i suoi confini, prima di sfociare in territorio cerretese. E proprio l’Omo morto è possibile ammirare dalla località Pineta, ove si trova una bellissima miniatura di laghetto artificiale, sviluppatosi a seguito dello sbarramento del Rio Capuano, dalle acque del loro tipico color verde, dovuto a tutta la vegetazione che le si specchia intorno. E il verde lussureggiante dei pini, lo scenario che questi offrono specie nei mesi primaverili ed estivi, è davvero pacifico. Tavoli da pic nic, punti di relax e svago, luogo in cui concentrarsi nella lettura e nella quiete, un’area sfruttata per le gare di pesca, un’oasi da rivalutare e tenere sotto le ali protettive di chi sa apprezzare una macchia di verde, rifugio delle anime belle. Ancora una volta, un’area che ben si affaccia nel contesto di ecosostenibilità del Comune guardiese, che ha ben valorizzato il suo contesto naturalistico divenendo addirittura Comune Riciclone.

UN PROGETTO DI SVILUPPO SOSTENIBILE – Chiacchierando con Filomena, e guardandomi attorno, tra sentieri naturalistici e viuzze del centro storico valorizzate, non posso fare a meno di non ricordare che, in questi ultimi anni, Guardia ha avuto grandi riconoscimenti, proprio nel percorso di un progetto ecosostenibile, classificandosi nel 2017 al nono posto nella speciale classifica dei Comuni Ricicloni della Regione Campania. Un Comune che, nel giro di pochi anni, è riuscito a raggiungere i livelli di percentuale di raccolta differenziata dal 30% al 92%. Certamente un importante risultato conseguito grazie alla positiva partecipazione dei suoi cittadini che hanno capito l’importanza di vivere in un alto ambito ecosostenibile. Un borgo antico che pretende di vivere in un contesto di pulizia, promuovendo ampiamente la raccolta differenziata nel rispetto della piena valorizzazione che ha reso protagonista il cuore antico di Guardia negli ultimi anni. Tanti anni fa, il centro storico non era di certo facilmente agibile e la sua rivalorizzazione è stata data, in primis, dal rifacimento delle stradine, a cominciare dalla preziosa e scenografica Via dietro gli Orti. Rifacimento di viuzze e servizi, le belle stradine in pietra che amo calpestare, con le loro fontane e antichi lavatoi, quelle stradine che prima erano inaccessibili in alcuni punti, e a volte anche pericolose. Una ristrutturazione che si è vista protagonista anche riguardo alle strutture e agli immobili comunali, come Palazzo Marotta Romano, punto d’incontro dei giovani durante le manifestazioni che tanto lustro danno al borgo guardiese, tra le quali Vinalia, oltre alle strutture rinnovate e rivalutate e date in concessione a imprenditori nel servizio della ristorazione, divenendo veri e propri spin off dell’attività amministrativa. E poi Palazzo Nonno, e la ristrutturazione del bellissimo gioiello che è L’Ave Gratia Plena, e quella in corso della Chiesa di San Rocco. Un borgo che vuole rimanere intatto nel suo contesto agricolo e storico: nessun progetto di zona industriale, a Guardia, dove piuttosto viene favorita l’imprenditoria volta a creare una filiera di produzione nell’indirizzo di ciò che già c’è e che è la risorsa principale del paese, l’agricoltura, l’enologia, la viticoltura.

“… come un pittore, farò in modo di arrivare dritto al cuore con la forza del colore. Guarda, senza parlare…”. Jarabe de Palo

UNA PERLA TRA BORGHI SECOLARI – Filomena è andata via e io approfitto del fatto che i miei figli giochino ancora a nascondino, con l’estrema pazienza di mio marito molto attento a seguirli e a rincorrerli, per affacciarmi sul fiume Ratello. Un dipinto avanti ai miei occhi, per citare il compianto Pau Dones degli Jarabe de Palo, e la forza del colore disegna profili unici, a tratti indefiniti, talvolta più evidenziati, in un contesto onirico, dove lo sguardo spazia e si ferma in un punto lontano. Da qui ti immergi nella storia, guardi a valle i tanti borghi che raccontano storie secolari, che parlano dialetti molto differenti tra loro, che invitano a essere visitati. Venire a Guardia una domenica vuol dire anche contestualizzare questo meraviglioso borgo in un progetto più ampio. Vuol dire visitare la piccola perla di pietra che è San Lupo, fino ad arrivare a Pontelandolfo, terra di briganti e delizioso borgo tutto da scoprire, e proseguire verso il presepe arroccato sulla montagna che è Morcone, fino alla storica Saepinum. Vuol dire scoprire viuzze e fontane del centro antico di San Lorenzo Maggiore, o l’impianto urbanistico della Città di fondazione che è Cerreto Sannita, visitare il cuore vivo delle botteghe ceramiche di San Lorenzello, avventurarsi nei percorsi naturalistici delle Forre di Cusano Mutri, ove mangiare un buon piatto di tagliatelle ai funghi porcini o avventurarsi su Monte Mutria. Venire a Guardia vuol dire fare un salto nello scenario liberty, sinuoso ed elegante delle Terme di Telese, ove brindare con le bollicine frizzanti della sua rinomata acqua sulfurea, o immergersi nell’oasi naturalistica che è il Parco del Grassano di San Salvatore Telesino. Guardia, Città del Vino, che va a gettarsi tra i vigenti del territorio di Castelvenere, il borgo più vitato di Italia, a due passi da Solopaca, Torrecuso, e il bellissimo centro arroccato che è Sant’Agata de’ Goti. Il suo castello invita a conoscere anche l’imponente Castello ducale di Faicchio o il più piccolo castello nel cuore di Puglianello, fino a immergersi nel relax dell’area del Parco del Volturno di Amorosi. Guardia è a due passi dalla bella Benevento, cuore pulsante del Sannio, città di streghe, storia e leggende, e a pochi passi dal confine molisano, nel cuore del Sannio pentro che tanto lustro ha dato alla storia delle nostre origini. Venire a Guardia vuol dire respirare arte e Medioevo, bere un buon bicchiere di vino, mangiare una fetta di pane con olio extravergine d’oliva e confrontarsi con antiche tradizioni, ma anche scoprire una Valle che ha tanto da raccontare. Una domenica mattina, forse, non può bastare, per cui vieni a Guardia, vieni per restare, per girare, per esplorare, per conoscere le bellezze che la circondano, quegli antichi e più nuovi borghi tutti da visitare e scoprire. E se non sai dove pernottare, te lo dico io:

Il belvedere del ponte Ratello oggi mi ha dato tanto. Mi ha donato la possibilità di conoscere una persona che si è aperta a me, sconosciuta, come solo un buon guardiese sa fare. Mi ha fatto immergere nel nitido rumore delle cascatelle del torrente sotto ai miei piedi e i miei pensieri defluivano con le sue acque. Mi sono sentita spettatrice e al contempo protagonista di un dipinto dalle mille sfumature, dove sapienti spennellate sanno valorizzare i punti deboli di questa bella terra e del territorio circostante. Perché Guardia è davvero un gioiello perfettamente incastonato tra bellezze naturalistiche in un più ampio spessore paesaggistico che rende, a mio avviso, l’area del Titerno, e l’intera Valle Telesina, la zona più interessante del Sannio beneventano, a due passi dal cuore del Sannio molisano. Venire a Guardia vuol dire dimenticare il traffico, i rumori molesti di una città, vuol dire calpestare l’acciottolato ed esplorare vicoli che risuonano di vecchie voci, di antichi ricordi. Vuol dire una chiacchiera in compagnia di qualcuno che non abbiamo mai visto prima, ma che ci accoglie con il calore di un familiare. Una domenica mattina qui mi fa ricordare che a due passi dai confini tra cielo e terra si può vivere immersi nel verde e nella fantasiosa policromia della natura, come quegli angoli di via Pietralata che risplendono dei variopinti fiori che stanno lì a ricordare che siamo nel borgo baciato dai belli, che è già bello di suo e difficilmente può avere qualcosa che la renda ancor più bella.

Immaginavi che Guardia fosse inglobata in tali meraviglie naturalistiche, oltre a essere antica testimonianza di una storia altisonante, perfetto incontro fra tradizioni secolari e un contesto paesaggistico invidiabile agli occhi dei più? Guardia spicca fra borghi di eccellenza che si adagiano intorno al suo territorio, ma è anche il paese simbolo di tradizioni secolari, che ruotano intorno all’amore per la Madonna dell’Assunta. È un borgo reso illustre da uomini illustri, è il paese degli eventi che ne fanno un fiore all’occhiello in tutta la regione, e di questo parleremo nel prossimo appuntamento di “Una domenica a Guardia Sanframondi” del 12 luglio. Voglio ringraziare l’Assessore ai Lavori Pubblici e all’Ambiente, Giovanni Ceniccola, per la sua cordialità e per avermi dedicato una piacevole oretta, di una domenica mattina, in cui mi ha raccontato dei grandi passi fatti dal borgo guardiese in questi anni, e dei suoi sogni riguardi a questo meraviglioso gioiello che ha ancora tanto da raccontare.

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