Accadde oggi: 5 novembre 333 a.C., Alessandro Magno domina la Battaglia di Isso

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Fu una data importante per la storia greca: il 5 novembre 333 a.C l’esercito di Alessandro Magno sfidò quello del Gran Re di Persia, Dario III, nella famosa battaglia di Isso, al confine tra la Cilicia e la Siria. Fu uno scontro inevitabile, presentato ai Greci come una sorta di campagna punitiva contro gli scempi che Serse aveva compiuto durante la seconda guerra persiana (480-479 a.C.) e come un’impresa di liberazione delle città greche dell’Asia Minore sotto il dominio barbaro. Alessandro ereditò questo compito, divenendo per l’opinione collettiva nuovo liberatore a capo della lega ellenica. Il primo scontro avvenne in Frigia nel giugno del 334 a.C., una vittoria scontata e abbastanza semplice con poche perdite macedoni. L’esercito avanzò, in seguito, senza troppi problemi lungo le coste dell’Asia Minore, conquistando le città greche e sottomettendo le popolazioni locali. Solo Mileto e soprattutto Alicarnasso gli opposero resistenza, ma Alessandro, forte di un esercito potente e deciso, proseguì lungo la costa attraverso la Licia e la Panfilia, per poi dirigersi verso l’interno per stabilire a Gordio, antica capitale dei Frigi, gli accampamenti invernali. Le fonti narrano che qui recise un nodo, il famoso nodo di Gordio, che legava un giogo a un carro, un gesto mistico che gli avrebbe assicurato, secondo una profezia, la conquista sull’Asia.

Premesse divine e piene di speranza, tanto che il condottiero macedone non ebbe troppi intoppi nella sua marcia di conquista. Il combattimento del novembre del 333 a.C. a Isso vide schierati sul campo un numero di uomini esagerato secondo la storiografia moderna: probabilmente furono tra i 100 mila e i 120 mila i persiani e circa 30 mila, o 40 mila, i macedoni. Un’immagine del bellissimo Mosaico di Alessandro o Battaglia di Isso, esposto presso il Museo Archeologico di Napoli, mostra alcuni particolari di ciò che accadde durante la battaglia: Alessandro sul suo cavallo raggiunge il re persiano costringendolo a una fuga improvvisa, tanto da abbandonare il suo carro e il suo scudo. La scena si apre su un campo di battaglia completamente piatto disseminato di resti del combattimento. Nella parte sinistra un albero morto, unico elemento paesistico, e nella parte centrale la scena principale occupata dai combattenti con al centro il carro da guerra di Dario. I capelli di Alessandro sono scomposti e divisi sulla fronte nella classica caratterizzazione del sovrano macedone, l’anastolè, e i grandi occhi spiritati esprimono decisione, portando uno sconquassamento nell’esercito nemico. Molti persiani sono caduti, e il carro non può che volgere alla fuga. Uno scenario quasi divino, con il cielo vuoto solcato da lunghe saette che mostrano come la situazione stia per cambiare.

La battaglia si concluse con una completa disfatta dei Persiani, tra i quali si contarono oltre 110 mila morti. Vennero catturati, oltre a un immenso bottino, anche alcuni familiari di Dario tra cui sua madre Sisigambi, sua moglie Statira I e le sue figlie Statira II e Dripetide. Si racconta che, udendo delle grida disperate, Alessandro fosse uscito dalla sua tenda chiedendo chi si lamentasse a tal punto; quando seppe che i pianti provenivano dalla moglie e dai bambini di Dario, che credevano che il loro caro fosse morto in battaglia, decise di tranquillizzarli incaricando Leonnato di dir loro che Dario era ancora vivo e che sarebbero stati trattati bene in quanto non era a loro che aveva mosso guerra. In seguito, Alessandro s’inoltrò in Egitto, dove fu accolto come un liberatore, e dove fondò la città che portava il suo nome, Alessandria, che sarebbe diventata una delle più importanti del mondo antico.





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