Oggi vado a… la Leonessa di Cerreto Sannita

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“Il leone si è addormentato
paura più non fa
il villaggio che l’ha saputo
in pace dormirà”.

Niente di più semplice, in una torrida giornata d’estate, che pensare di salire in montagna, specialmente considerando che il mio bambino mi chiedeva, da tempo, di entrare nel ventre di quell’immenso felino che ci guarda dall’alto. Lascio la mia Telese per incamminarmi verso la bella Morgia Sant’Angelo che indomabile guarda dalla sua altezza verso il basso e verso tutta la Valle, trovando una temperatura inferiore di dieci gradi dalla mia città, eppure il caldo è umido e si unisce alla fatica della cavalcata fino all’alto. Ma non mi lamento, considerato che i miei figli che hanno nove e due anni camminano senza alcuna sosta, senza alcun lamento, guardandosi intorno, tra verdi colline che lasciano intravedere varie sfumature di quei colori che la natura ci dona, qualche gregge di pecore in lontananza e un cagnolino che si è allontanato dal suo pastore per venire a farci festa. E mano mano ci avviciniamo verso il grande felino che si erge prominente sulle zampe, quella Morgia dall’aspetto zoomorfo, che ammiriamo sempre dal basso, con grande curiosità e placido affetto. La salita è ardua, ma la grotta della Morgia Sant’Angelo ci aspetta, per una sosta, una pausa meditativa, che ci permette di godere di una piacevole frescura e dell’affascinante richiamo della tradizione rupestre.

La grotta è fresca e accogliente, memore di un passato che l’ha vista formarsi grazie a un insieme di eventi naturali quali l’azione erosiva delle acque, il cedimento del terreno franoso e la fessurazione dello strato calcareo. L’affascinante sito naturalistico qui intorno, scavi archeologici risalenti al XIX secolo ed effettuati nel territorio circostante, hanno portato alla luce oggetti, prevalentemente utensili e resti di vasellame in argilla, che richiamano il Neolitico o addirittura il Paleolitico e che testimoniano la presenza dell’uomo in questa zona sin dall’epoca preistorica. Nella grotta che ci ospita, intorno al 700 d.C. venne allestita una cappella dedicata a San Michele Arcangelo e, quando i barbari abbandonarono il paganesimo per aderire al Cristianesimo, fu l’effige dell’Arcangelo una delle prime a essere adorata. Un santo il cui culto e la cui devozione sono diffusissimi, soprattutto nella zona del Gargano, e infatti la Leonessa si erge fiera, imponente e maestosa proprio lungo il Vecchio tratturo che collega Benevento con il Molise e la Puglia. Un santo cui erano particolarmente devoti sia i Longobardi, sia Carlo d’Angiò e i re della dinastia dei Valois. Altre cappelle – grotte dedicate all’Arcangelo furono fondate nei vicini centri di Guardia Sanframondi, Faicchio e Gioia Sannitica. La chiesetta che, in base ai documenti, si apriva nella roccia rupestre, era custodita da un eremita che abitava nelle vicinanze ed era dedicata a Sant’Angelo. Qui sono state custodite le spoglie di un vescovo di Telese vissuto agli inizi del 1500, Biagio Caropipe, poi trasferite nella Cattedrale di Cerreto Sannita. Col passare del tempo, la presenza dei fedeli nella chiesa andava sempre diminuendo, finché l’antro della Leonessa venne occupato da pastori o da briganti in fuga.

Esco dal ventre del felino e ammiro il panorama avanti a me, seduta su una panchina di legno, mentre la mia bambina è affascinata dal cagnolino che è venuto verso di noi. Io sono presa ad ammirare la bella Valle sotto i nostri sguardi, Mont’Acero che si staglia in una foschia che lascia immaginare scenari incantevoli. Da qui non riconosciamo il felino che siamo abituati a vedere dal basso, quel felino che domina le colline tra i monti fra Cerreto Sannita e Guardia Sanframondi, il cui profilo imponente riesce a partorire emozioni incredibili. È una roccia, e sono tante le rocce che nel tempo, erodendosi, si sono modificate assumendo un aspetto zoomorfo. La Leonessa è un enorme masso calcareo, costituito da diversi banchi di sedimenti miocenici, alto 35 metri, attrazione per gli amanti della natura, fotografi occasionali e amanti del trekking, ed è certamente un soggetto molto suggestivo per gli appassionati di storia, per i riti pagani e religiosi che avvenivano un tempo in questo enorme felino roccioso. I massi erratici sono enormi blocchi di rocce trascinati dai ghiacciai verso il fondovalle, definiti anche come “sassi che camminano” e quello di Cerreto Sannita è noto anche come Masso delle streghe. Secondo una leggenda, infatti, la grotta in essa contenuta era luogo in cui si riunivano creature malefiche per praticare i loro rituali. E l’idea di essermi immersa in tanta storia e leggenda, in un caldissimo pomeriggio di metà agosto, rallegra i miei sentimenti e mi apre a descriverne tanta bellezza.

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